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Prime forme di contabilità e scrittura

In numerosi siti archeologici nel Vicino oriente sono stati ritrovati oggetti son segni grafici molto semplici che servivano a facilitare il conteggio di animali o di beni di vario genere. Sono stati scoperti anche dei contenitori di argilla di forma sferica, che gli archeologi hanno chiamato bullae, al cui interno venivano racchiusi i cosiddetti gettoni di conto: bastoncelli, soni, sfere, cilindri che, variando la forma, indicavano un unità di misura diversa. I gettoni di conto potevano essere utilizzati in molteplici occasioni su chi doveva esercitare una forma di controllo sul lavoro svolto da altri.
Il sistema funzionava così: il proprietario di un gregge, ad esempio, prima di affidare a un pastore gli animali da portare al pascolo, contava quanti erano i capi di bestiame e introduceva all’interno una bolla d’argilla, che poi veniva richiusa, un numero corrispondente ai gettoni di conto. Al rientro del pastore, per effettuare la verifica bastava spezzare la bolla e controllare che ad ogni animale corrispondesse un gettone.
Nel passaggio dall’economia di villaggio a quella di città, le attività di scambio si intensificarono, si estesero a largo raggio e si impose quindi la necessità di ideare metodi più rigorosi per controllare al quantità di merce e per registrare l’acquisto o la vendita dei prodotti. Al posto delle bolle, si utilizzarono delle tavolette d’argilla sulle quali venivano incisi dei segni corrispondenti ai gettoni di conto e dei simboli grafici che servivano a indicare le diverse tipologie dei prodotti. Queste tavolette numeriche perciò non erano altro che degli strumenti per memorizzare la quantità e il diverso genere dei beni e rendere più agevoli e sicure le operazioni di registrazione. Esse venivano incise con un calamo quando l’argilla era ancora fresa e poi erano lasciate essiccare al sole prima di essere conservate negli archivi dei templi o dei palazzi reali. Una volte effettuato il controllo, le tavolette potevano essere cancellate e riutilizzate illimitatamente, semplicemente levigandone la superficie con dell’acqua. Alcune sono state ritrovate perché gi incendi che hanno distrutto molti di questi archivi le hanno cotte rendendole resistenti al tempo.
Alla fine del IV millennio a.C. risalgono i primi sigilli cilindrici, indispensabili per identificare il funzionario del tempio o del palazzo che eseguiva il controllo delle transazioni commerciali: i contenitori dei prodotti venivano sigillati con pezzetti di argilla fresca sui quali funzionario faceva scorrere un cilindro intagliato che lasciava impressi dei segni particolari, in genere geometrici o zoomorfi.
Quando dalle tavolette numeriche si passò alle tavolette pittografiche il numero dei segni aumentò considerevolmente. Le più antiche tavolette di pittogrammi sono state ritrovate a Uruk, una città della bassa Mesopotamia, e risalgono al 3200-3100 a.C. il tipo di scritture usato è stato chiamato cuneiforme perché i pittogrammi incisi ci appaiono ulteriormente stilizzati e sembrano piccoli cunei disposti in diverse posizioni. La scrittura cuneiforme inizialmente fu utilizzata dai Sumeri e successivamente da altri popoli del Vicino Oriente e dell’Anatolia.
La scrittura degli Egizi, detta geroglifica, è cronologicamente di poco posteriore in quanto le più antiche testimonianze risalgono al 3000 a.C. circa. Il termine geroglifici significa letteralmente ‘incisioni sacre’ ed è stato coniato dagli antichi Greci i quali ritenevano che questa forma di scrittura incisa sui monumenti e sulle pareti dei templi e delle tombe fosse strettamente collegata alla sfera della sacralità e utilizzata perciò prevalentemente dei sacerdoti. Col passare del tempo gli Egizi, oltre a questa scrittura di uso monumentale, elaborarono grafie corsive, figurativamente meno realistiche,: la scrittura ieratica utilizzata dalle caste sacerdotali a partire dal II millennio a.C., e quella demotica o popolare, molto più tarda, ancora più semplificata.
La scrittura nelle più antiche società rappresentò essenzialmente uno strumento pratico. Questo fatto spiega come il contenuto dei primi documenti scritti sia piuttosto arido: lunghe elencazioni di beni, dati economici e amministrativi. Quando le organizzazioni statali si consolidarono, le classi al potere capirono che la scrittura era uno strumento decisivo per il controllo dell’ordine; essa divenne monopolio di coloro che detenevano il potere economico e politico, a servizio dei quali si pose una classe di specialisti, gli scribi, che si occupavano anche di tradurre i documenti inviati dai sovrani stranieri.
I sovrani utilizzarono al scrittura anche come strumento di propaganda per magnificare le proprie imprese, per imporre la propria volontà in luoghi lontani dal palazzo, per contribuire a legittimare il proprio potere diffondendo documenti dal contenuto legislativo: ordini, raccolte di leggi, disposizioni per funzionari locali.
Più tardi la scrittura venne concepita come uno strumento al servizio della creatività dell’uomo con il quale si potevano esternare anche pensieri e sentimenti. Comparvero così documenti di letteratura sapienziale contenenti proverbi, consigli, preghiere, inni ala divinità.

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