Concilio di Nicea

Il primo concilio ecumenico della Chiesa cristiana si tenne a Nicea tra il maggio e il luglio del 325: vi presero parte circa trecento vescovi, fra cui Atanasio, Nicolò di Mira, Eustazio di Antiochia (provenienti per la quasi totalità dalle Chiese orientali), in rappresentanza di tutta la cristianità. Oggetto principale fu la risoluzione dei problemi ecclesiastici e teologici suscitati dall'arianesimo: a tal fine il concilio era stato convocato dall'imperatore Costantino, evidentemente preoccupato dei riflessi negativi che la disputa ariana produceva sulla sua politica di conciliazione. L'imperatore stesso contribuì in modo determinante all'esito antiariano del concilio, appoggiando la dichiarazione di fede scaturita dall'accordo tra lo schieramento origenista guidato da Eusebio di Cesarea e quello rigidamente antiariano di Alessandro di Alessandria, Osio di Cordova e Marcello di Ancira: la dichiarazione di fede (simbolo niceno) affermava la consustanzialità (omoousia) tra il Figlio e il Padre, negata da Ario e dai suoi seguaci (rappresentati a N. soprattutto da Eusebio di Nicomedia). Il concilio confermò altresì la deposizione di Ario, fatta decretare precedentemente da Alessandro di Alessandria, e fece seguire al simbolo un anatema, che condannava specificamente le dottrine ariane: Ario, Eusebio di Nicomedia e alcuni altri loro sostenitori furono costretti quindi all'esilio. Altre decisioni stabilite a N. riguardarono la definizione del calendario pasquale e di una serie di norme disciplinari. Il concilio rimane un esempio del modo con cui venne formandosi il dogma cristiano, e altresì una testimonianza notevole della politica cesaropapistica degli imperatori. Importante fu pure il concilio del 787 (settimo ecumenico) che definì il culto delle immagini nei termini di venerazione, non di adorazione, e condannò l'iconoclastia.

Registrati via email