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Civiltà messicane e impero Inca

L’altopiano messicano è sotto il potere degli Aztechi mentre quello delle Ande (Perù) sotto gli Inca. Prima dell’avvento di questi 2 grandi popoli spiccava la città di Teotihacàn. Contemporanea a questa era la civiltà dei Maia, il cui maggior sviluppo si ebbe tra il III e il IX sec d.C. . la maggior parte di questa civiltà si trovava nell’odierno Guatemala (occupato dalla foresta tropicale). Non ostante l’ambiente inospitale diede vita a una civiltà monumentale con una sviluppata cultura letteraria e scientifica. Era particolarmente sviluppata l’astronomia (incredibilmente sviluppata ed esatta in forte contrasto con l’arretratezza delle tecnologie). Tra il IX e il X secolo le città di questa civiltà vennero abbandonate.
Gli AZTECHI furono un popolo (nomade) invasore che penetrarono nel XII secolo sull’altopiano messicano. Nell’ IX secolo fondarono la loro capitale: Tenochtitlàn, una città galleggiante rifornita d’acqua da acquedotti e, alleati con altre 2 città cominciarono a sottomettere le città dell’altopiano e, all’epoca dell’ultimo imperatore: Montezuma II avevano sottomesso anche le popolazione della pianura del golfo del Messico. Gli Aztechi avevano una visione del mondo attraversata da un sentimento di precarietà, con un periodico ritorno di momenti di catastrofe. Per controllare le forze della dissoluzione (quelle forze che avrebbero portato al nulla nel mondo), gli aztechi fecero dominare la loro vita da cerimoniali propiziatori, fra i quali vi erano i sacrifici umani. Le guerre, oltre a motivi economici, avevano lo scopo di catturare prigionieri da sacrificare.

Invece che alla religione, la civiltà andina concentrò i suoi sforzi nella risoluzione dei problemi materiali e l’organizzazione sociale, arrivando ad essere simile al modello del comunismo di Marx. Il suolo era diviso in proprietà collettive, affidate agli Ayllu: gruppi parentali allargati che provvedevano a distribuire la terra alle varie famiglie. Si capisce meglio però come funzionava l’organizzazione della società andina dalla divisione del lavoro: vi erano diversissimi ambienti e climi tra la pianura e l’altopiano, con diverse possibilità di utilizzazione dello spazio. Il controllo di esso richiedeva una continua circolazione di merci. Essa non avveniva grazie al mercato, ma era affidata a un meccanismo di reciprocità, fatto di doni e contro doni, prestazioni e restituzioni, costruendo un’articolata coesione sociale. Con l’avvento dell’impero inca, questa forma di economia fu ulteriormente rinforzata, aggiungendo un sistema di ridistribuzione: i membri degli Ayllu dedicavano parte del loro tempo per alle terre, ai pascoli pubblici e alle opere pubbliche. Lo stato poi ridistribuiva questi beni pubblici. Questa forma di stato è paragonabile al comunismo realizzato.

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