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Chandragupta e la dinastia dei Maurya

Nel V secolo a.C., con le campagne militari di Alessandro Magno, l’Impero persiano crollò e i Greci giunsero in India: Alessandro sconfisse in una sanguinosa battaglia il re indiano Poro, che divenne poi alleato greco. Alla morte di Alessandro, tuttavia, si verificò un nuovo rivolgimento: Poro fu fatto assassinare dai successori del re greco e allora la popolazione indiana si ribellò al dominio straniero; gli Indiani trovarono un nuovo capo nel re Chandragupta, che costrinse gli invasori ad abbandonare il paese e fondò così la dinastia dei Maurya.

La capitale del nuovo regno fu stabilita quindi nella città di Pataliputra. Chandragupta aveva iniziato la propria carriera militare, combattendo contro gli avamposti lasciati da Alessandro lungo le rive dell’Indo; nel 320 a.C. poi grazie anche ai consigli del suo ministro Kautalya, consolidò il suo potere rovesciando il trono dei Magadha, rafforzando il proprio controllo dell’esercito e l’amministrazione dell’Impero; nel 305 a.C., infine, sconfisse nella regione del Punjab l’esercito del governatore Seleuco Nicatore che aveva cercato di rivendicare l’eredità di Alessandro. Con quest’ultima vittoria, Chandragupta ottenne il controllo di tutti i territori a Est dell’odierna Kabul.

L’Impero dei Maurya, come risulta dai racconti dello storico ed etnografo Megastene e dall’Arthashara (un trattato politico attribuito al ministro imperiale Kautalya), aveva un’amministrazione fortemente centralizzata, in quanto il sovrano controllava tutti gli aspetti della vita pubblica e dell’economia. I confini dell’Impero andavano dall’Indo alla regione del Bengala, dai monti dell'Himalaya fino ai monti Vindhya; la punta meridionale della penisola indiana, comunque, rimaneva ancora abitata dalle popolazioni indiane che vi si erano rifugiate durante l’invasione degli Ariani.

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