Ominide 1907 punti

Nei primi giorni di gennaio del 49 a.C. il Senato, deliberò ripetutamente che Cesare sciogliesse il suo esercito e sgomberasse la Gallia. Ma, ancora una volta, il veto dei due nuovi tribuni della plebe Gussio e Marco Antonio, entrambi del partito popolare cesariano, tolse efficacia a tali delibere. Allora su proposta del console Metello Scipione, il Senato promulgò un senatoconsulto, per evitare il veto dei tributi, con il quale si proclamava Cesare "nemico pubblico" (a meno che riconsegnasse la Gallia l'1 marzo), dando ai consoli ogni potere per contrastarlo. Inoltre si nominava nuovo governatore della Gallia Domizio Enobarbo. Cassio e Antonio fuggirono presso Cesare, mentre Pompeo ricevette dai consoli la delega del comando supremo di tutte le operazioni necessarie per difendere lo Stato, autorizzando anche nuovi arruolamenti. Venuto a conoscenza degli eventi, Cesare l'11 gennaio arringò i soldati della XIII legione. Poi la sera stessa, come racconta nella sua opera "De bello civili" (La guerra civile), li guidò oltre il fiumicello Rubicone che segnava il confine tra la Gallia Cisalpina e il territorio romano, occupando Rimini. Inviò Marco Antonio ad occupare Arezzo e proseguì nella presa di varie località. fra cui Pesaro, Ancona, Osimo, dove il pretore Varo fu abbandonato dai soldati, una parte dei quali si arruolarono con Cesare. A Roma si diffuse il panico, perché si credette alla falsa informazione che Cesare fosse alle porte. Su proposta di Pompeo il Senato decise l’abbandono della città. I consoli fuggirono senza nemmeno prelevare il tesoro dell’erario.

Registrati via email