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Il carro da guerra
Probabilmente furono i popoli nomadi dell’Asia meridionale a domare i cavalli. Tuttavia furono gli hittiti e i mitanni a diffonderne l’uso in tutto l’antico Oriente. Esso era essenzialmente un compagno di battaglia: veniva impiegato per trainare un carro molto leggero, a due ruote, sul quale prendevano posto due combattenti: un auriga per condurre il carro e un arciere per colpire i nemici.
Il carro da guerra aveva impieghi molteplici: poteva servire per inseguire rapidamente i fuggiaschi; essere usato, spostandolo rapidamente in diversi punti del campo di battaglia, come piattaforma mobile per scagliare frecce contro il nemico, oppure per caricare in massa compatta la fanteria avversaria, che non poteva resistere all’urto di una catena di carri affiancati. Fu appunto il carro da guerra l’arma segreta che consentí agli hittiti di creare il loro impero. Solo in seguito esso si diffuse anche tra gli altri popoli antichi. Lo sviluppo della cavalleria ebbe importanti conseguenze anche dal punto di vista sociale. Il cavaliere (o meglio carrista) doveva fare dell’uso delle armi la propria professione, perciò i sovrani dovevano distribuire grandi lotti di terra (coltivati da servi) in cambio del servizio militare prestato. La società hittita per la prima volta nella storia appare quindi costituita da una classe di guerrieri di professione (in lingua hittita erano chiamati maryannu, «giovani combattenti»), che insieme a scribi, sacerdoti e mercanti formava la classe dirigente dello stato. Dal punto di vista ideologico, inoltre, il combattente, che carica arditamente i nemici dominando un animale selvaggio sino a farne il suo compagno di pericoli, inizia a costituire una sorta di ideale eroico, che si conserverà sostanzialmente immutato nel tempo. Il cavaliere è, secondo quest’ideologia, di gran lunga piú nobile e generoso del fante, che fatica sotto il peso delle armi e combatte in modo anonimo nelle schiere. L’uso del carro da combattimento si conservò per circa mille anni, in seguito fu sostituito dal cavaliere che montava direttamente l’animale.

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