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Agli inizi del II millennio a.C., la popolazione degli Amorrei fondarono quello che oggi noi chiamiamo impero babilonese (nome ispirato, appunto, al nome della loro capitale, Babilonia), la cui cultura e tradizioni rappresentavano una copia di quelle sumere, tra cui la stesura delle leggi scritte da parte di Hammurabi e la diffusione di un culto monoteistico (il culto del dio Marduk).

A differenza delle altre popolazioni, i Babilonesi durarono pochi secoli: infatti furono occupati nel 1595 a.C. circa dalla popolazione degli Ittiti (formata da indoeuropei stabilitisi nell’Anatolia da molto tempo) e, internamente, anche dalle lotte dinastiche tra le famiglie nobili. Una breve rinascita vi sarà con il re Shuppiluliuma I che bloccò l’espansione egizia nelle battaglie di Qadesh e, dopo, si rivelerà essere un sovrano ittita. Ciò rappresenta la fine dell’impero babilonese.

Durante il periodo ittita, vi saranno le invasioni dei popoli del mare (1200 a.C. circa) che portò la crisi dei grandi imperi (loro compresi, ovviamente) in quanto bloccarono la maggior parte dei commerci a lunga distanza. A causa di ciò, gli Ittiti permasero in una situazione di retrocessione e questo sarà il motivo della loro caduta per mano della popolazione degli Assiri (in quanto possedevano gli utensili in ferro) e conquisteranno, entro il 671 a.C., gran parte della Mesopotamia e dell’Egitto, raggiungendo la loro massima estensione sotto il re Assurbanipal.

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