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Le teorie sulla storia degli Avari sono tantissime, ma quella più accreditata li vede come una popolazione nomade di lingua e cultura uralo-altaica imparentata con altre popolazione tra cui Unni, Bulgari e Proto-Bulgari (Bulgari che si sono trasferiti sul territorio del Danubio nel corso della storia) che stabilirono uno Stato sedentario nell’area del fiume Volga (nella Russia Europea) verso VI secolo a.C.

Le tribù degli Avari erano delle popolazioni divise tra loro che combattevano tra loro, fino a quando non furono riunificate nel V secolo dal retore Prisco. Questa teoria rimanda, di conseguenza, alla loro somiglianza (per particolari fisici e tradizioni) alla popolazione cinese degli Hua. Secondo dei documenti di Prisco stesso, gli Avari riuscirono a scacciare la popolazione dei Sabiri dalle loro terre tra il 461 e il 463.

Nel 550, lo storico Zacharia fece notare la presenza di una comunità di Avari nell’Occidente. Successivamente, intorno alla metà del VI secolo, lo storico Menandro scrisse qualcosa riguardo agli Avari (nonostante ciò che ha scritto non è ancora stato rinvenuto dagli storici). Nello stesso periodo, infine, Procopio descrisse i conflitti tra Unni Bianchi e Unni Europei nella sua “Storia delle guerre”.

Cosa centra questo con gli Avari? Successivamente, nel VII secolo se si vuole essere precisi, Teofilatto Simocatta (bizantino), descrisse queste due popolazioni (ispirandosi proprio al libro di Procopio) come “Avari” e “Pseudo-Avari”. Sempre secondo le fonti di Simocatta, gli Avari giunsero in Europa e assorbirono in sé la popolazione degli Hund (agli storici ancora sconosciuti) e dei Var (anch’essi sconosciuti, ma sanno che questo è avvenuto tra il 410 e il 470). Nel loro regno appena nato, la capitale (che per essere precisini era solo un campo fortificato) si trovava sulla riva del fiume ucraino del Tibisco.
Nel V secolo gli Avari crearono un vero e proprio impero, tuttavia privo di un’organizzazione centrale (questo impero andava dal Mar Caspio alla Corea). Inoltre occuparono anche la pianura sarmatica (già occupata dai Sarmati e dagli Alani). Infine si stanziarono nel VI secolo in Pannonia, costringendo i Longobardi a penetrare in Italia.

Con il khagan (termine usato dagli Avari per indicare il loro capo) Baian ebbero il loro periodo di massimo splendore, riuscendo ad assediare nel 626 la stessa Costantinopoli (alleandosi con i Persiani) e riuscendo a mantenere in quegli anni il controllo di un vasto impero nell’Europa Centrale.

L’errore degli Avari fu quello di essere dediti unicamente ad allevamento e pastorizia, in quanto non li rese tali da respingere le scorrerie dai Carolingi e dai Bizantini. Nel 791 gli Avari fecero un’ennesima scorreria in Europa, costringendo Carlo Magno a studiare un modo per eliminarli. Egli istituì diversi comandi militari sui confini, per poi procedere nello stesso anno attraverso il Danubio, sia da terra che da mare con l’uso di chiatte e barconi, questo gli permise di avvicinarsi alla capitale avara nell’autunno dello stesso anno. Le devastazioni dei Franchi crearono un malcontento all’interno della società aristocratica avara, che li costrinse ad una massiccia conversione al Cristianesimo. Il regno avaro cadde nel 795, e i superstiti dei massacri attuati non solo da Franchi, ma anche da Bizantini e Sassoni, entrarono nelle file dell’esercito degli Ungari e, successivamente, si stabilirono nella regione rumena della Transilvania, dove rimasero fino al X secolo, per poi scomparire per sempre.

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