Ominide 27 punti

Atene - Evoluzione della democrazia

Atene, a differenza di Sparta, era:
- monarchica;
- aristocratica (arconti);
- democratica.

L'importanza della democrazia
A partire dalla loro origine, Atene e Sparta sono sempre state polis in contrasto tra di loro a causa delle loro diversità: Sparta era di stirpe dorica e Atene ionica.
Esse avevano due tipi di pensiero completamente inconciliabili e le loro storie le hanno portate a prendere strade differenti. Difatti, Sparta nasce come una polis monarchica con a capo due re che si succedevano al potere di padre in figlio, tuttavia, la sua politica espansionistica la porta a diventare una polis monarchica - aristocratica in quanto il potere era concentrato nelle mani degli spartiati (circa 15000), il resto della popolazione era formato dai perieci e dagli iloti, gli abitanti della Laconia e della Messenia, le terre conquistate da Sparta. Essi non avevano nessuna importanza, quindi solo una parte della popolazione partecipava attivamente alla politica.

Come Sparta, agli inizi, anche Atene era una polis monarchica: era cioè governata da un re chiamato basileus che veniva incaricato a vita di governare la città. La classe aristocratica decise fin da subito di eliminare parte dei poteri del re aggiungendo una serie di magistrati chiamati arconti che a differenza del basileus avevano solo un incarico annuale.
Esistevano tre tipi di arconti: l'arconte basileus che aveva i poteri sacrali; l'arconte polemarco che era a capo dell'esercito e l'arconte eponimo, che dava il nome all'anno. Ad essi si aggiungevano cinque arconti tesmoteti che avevano il potere legislativo. In questo modo Atene aveva abbandonato definitivamente la monarchia per passare ad un governo di tipo aristocratico, infatti il potere era concentrato nelle mani dei nobili che ne conservarono a lungo il controllo.
Il malcontento della popolazione tuttavia, si faceva sentire sempre di più: il popolo era stanco dei privilegi degli aristocratici e voleva più uguaglianza. Non erano rari inoltre i casi in cui un cittadino veniva reso schiavo non potendo saldare i debiti che veniva costretto a creare con i ricchi per potersi mantenere.
La soluzione a questi conflitti venne trovata da Solone, arconte in carica tra il 594 e il 593 a.C.
Egli prese una serie di provvedimenti mirati per far fronte alle lotte interne che si iniziavano a formare. Il primo fu la seisachtheia ovvero lo scuotimento dei pesi: essa prevedeva la cancellazione di tutti i debiti presenti e il l'eliminazione della possibilità di diventare schiavo di qualcun altro a causa dei debiti.
In secondo luogo divise la popolazione in quattro classi sociali in base alla produzione agricola, questo tipo di divisione venne chiamata timocrazia.
I pentacosiomedimni, la classe più elevata, erano coloro che producevano più di cinquecento medimni(un'unità di misura) di grano o di un altro prodotto agricolo.
La seconda classe era quella dei cavalieri, cioè coloro che producevano trecento medimni di grano; essi, insieme ai pentacosiomedimni erano gli unici a poter partecipare alle cariche maggiori nel governo dello stato, inoltre nell'esercito formavano la cavalleria poiché erano gli unici a potersi fornire un equipaggiamento adeguato al combattimento che, a differenza dei nostri giorni, non veniva procurato dallo stato stesso.
La terza classe, quella degli zeugiti, era formata da quelle persone che producevano almeno duecento medimni di prodotti agricoli e prendevano parte all'esercito solamente come opliti.
I teti, l'ultima delle classi era formata dagli uomini che producevano meno di duecento medimni o non ne producevano affatto. Essi partecipavano nell'esercito soltanto come rematori. La loro importanza accrebbe con l'introduzione di una flotta di circa cento triremi (navi da guerra equipaggiate con tre file di rematori una sovrapposta all'altra) secondo l'idea di Temistocle durante le guerre persiane.
Dividendo la popolazione in base al censo agricolo tuttavia, non si assicurava l'uguaglianza tra tutti i cittadini, infatti ad esempio i commercianti e gli artigiani, pur essendo ricchi, non producevano nessuna quantità di grano. Venendo quindi divisi nella categoria dei teti, si vedevano tolto il diritto di partecipare personalmente alla vita politica della polis.
Il governo della città infatti, a quel tempo, era principalmente nelle mani degli aristocratici che potevano permettersi di partecipare alle cariche maggiori come quella di arconte o membro dell'areopago (il consiglio degli ex arconti) ma potevano partecipare solo all'assemblea dei cittadini chiamata ecclesia e all'eliea, un tribunale popolare istituito da Solone i cui componenti venivano estratti a sorte tra tutti i cittadini dando così la possibilità a chiunque di farne parte.
Come già detto tuttavia, non tutti avevano le stesse possibilità di accedere alle cariche pubbliche: i ceti sociali inferiori non potevano ad esempio diventare arconti.
Una maggiore uguaglianza venne raggiunta con Clistene nel 508 a.C. il cui maggiore provvedimento fu quello di dividere la città di Atene, non più in base al censo, ma in base alla posizione geografica.
Divise l'intero territorio in dieci tribù, divise a loro volta in tre trittie ciascuna. Ogni tribù era formata da una trittia di montagna, abitata prevalentemente da contadini; una trittia di costa, abitata principalmente da pescatori e commercianti; una trittia di pianura, abitata dagli aristocratici. Le tre trittie non dovevano essere necessariamente vicine geograficamente. In questo modo, in una eventuale elezione dei membri degli arconti, dell'areopago o degli strateghi (dieci comandanti militari, uno per ogni tribù), il popolo era in maggioranza numerica e poteva riuscire a far prevalere il proprio candidato a quello aristocratico. Inoltre Clistene istituì la bulé o consiglio dei cinquecento, formato da cinquanta membri per ogni tribù che aveva funzioni amministrative, in questo modo tolse parte dei poteri all'areopago dando più potere al popolo. Clistene inoltre introdusse l'ostracismo: un metodo per l'esilio di personaggi che sarebbero potuti essere pericolosi per la democrazia. Esso consisteva nello scrivere su un coccio il nome della persona che si voleva fosse mandata in esilio e se il nome di questa persona veniva scritto dalla maggioranza in un'assemblea di almeno seimila uomini, allora egli veniva allontanato dalla polis con l'accusa di essere pericoloso per l'incolumità della democrazia.
Questa serie di riforme fu resa necessaria dal bisogno di evitare che si ripresentassero avvenimenti come quelli del passato. Pochi anni prima, precisamente nel 561 a.C. la democrazia lasciò posto al regime tirannico di Pisistrato, un uomo che riuscì a conquistare Atene con la forza; inizialmente fu scacciato ma infine ritornò al potere e ci restò fino all'anno della sua morte. Il termine tiranno, che oggi ha una connotazione negativa, si riferiva unicamente al fatto che il potere era stato preso con la violenza. Infatti Pisistrato portò la città di Atene in una fase di intenso sviluppo socio-culturale, soprattutto grazie all'introduzione delle feste Dionisie in cui oltre alla celebrazione dei riti sacri, venivano rappresentati spettacoli teatrali di ogni genere; egli fece inoltre raccogliere per iscritto i poemi omerici.
Il valore e il rispetto per la democrazia furono alcuni dei fondamentali principi di Atene che la portarono addirittura a combattere nelle guerre persiane, sostenendo l'ideologia dell'autonomia contro l'ideologia imperiale dei Persiani. Inoltre la presenza della democrazia nelle varie città di origine greca fu uno dei fattori di unità nazionale: tutti si sentivano parte di un unico grande popolo.

Registrati via email