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LE ASSEMBLEE DELLA RESPUBLICA NAZ. ROMANA

A) I Comitia curata
Elemento fondamentale del governo della respublica furono le assemblee popolari, detti comitia, se comprensivi di tutti i cives, concilia se comprensivi della sola plebs. I comitia curiata si mantennero soltanto per motivi di tradizionalismo, privi di funzioni deliberative e aperti anche alle plebs. Le sue attribuzioni furono di carattere politico (conferire l’imperium ai consoli) e religiose.
B) I Comitia Centuriata
Rappresentano l’evoluzione dell’assemblea del popolo (exercitus centuriatus). Le attribuzioni furono: elezione dei magistrati maggiori e la conferma dei censori; approvazione delle leges publicae; lo iudicium nelle cause che prevedevano la condanna a morte. Affinché essi svolgessero queste attività, era necessaria la convocazione del magistrato proponente. Per 1°, bisognava chiarire al popolo il motivo della convocazione, affiggendo nel Foro un ordine del giorno. Il popolo aveva un lasso di tempo di 3 settimane (trinundium) per prendere visione della rogatio (richiesta). A seguito della discussione, potevano poi decidere se votare o no la legge, senza apportare però emendamenti. La riunione popolare si poteva tenere solo se gli auspicia erano favorevoli, e doveva essere interrotta se sopravvenivano elementi sfavorevoli. L’esercito centuriato aveva una struttura piramidale, ciò sia per un significato militare, sia per uno politico, perché serviva anche per votare. In cima alla piramide ci sono gli equites (cavalieri) che esprimeva 18 centuriae che si dividevano in equites equo publico e equites equo privato. Gli equites equo publico erano quelli tutto sangue patrizio, avevano il cavallo pubblico, fornito dallo stato ed erano mantenuti dallo stato. Gli equites equo privato erano i ricchi, che avevano il cavallo a carico ed una patrimonio quadruplo di quello necessario per entrare nella 1°classe. I primi a votare erano gli equites e, siccome erano numericamente di più, qualora avessero raggiunto la maggioranza la votazione si fermava. Quindi il principio di voto era astrattamente democratico, ma in realtà luttocratico; poi si inserì anche quello gerontocratico, cioè il voto dei seniores, anche se in numero minore, valeva più di quello dei giovani. I principi aristocratico (ricchezza), luttocratico (nobiltà) e gerontocratico (vacchiaia) erano privilegiati nella decisione politica. Chiuso lo scontro con Cartagine (241) la 1°c.perse 10 centurie (70) e le altre parificate a 25, di modo che non bastava più la magg.degli equites, rendendo democratico il sist. di votazione.

C) I Concilia Plebis
Erano divenuti, intorno al III sec.l’organismo ideale per la legiferazione. Primo perché non avevano bisogno di alcune formalità (convocazione, preavvisi, auspici), poi perché la lex Hortensia del 287 parificò i plebisciti alle leggi, e il voto da essi espressi fu vincolante per tutto il popolo, che lo preferiva per il suo carattere più informale. Essi erano l’assemblea deliberativa della plebe ordinata per tribù, ma dato l’esiguo numero di patrizi di sangue, fu l’assemblea di tutto il popolo. Le attribuzioni furono: elezione dei magistrati plebei; votazione dei plebiscita; iudicium in alcune cause che prevedevano la multa. Si pensò ad un’assemblea unica fra loro e comitia tributa; la differenza fu nei magistrati proponenti, e dal fatto che i com.tributa avevano bisogno degli auspicia.
D) I Comitia Tributa
Fu l’assemblea deliberativa del popolo, convocata e presieduta da uno dei magistrati maiores di rango patrizio, il quale procedeva a trarre gli auspicia. Essi funzionavano con voto di 2°grado. Ogni tribù esprimeva una voto. Le attribuzioni dei comitia tributa furono: l’elezioni dei magistrati minori; la votazione delle leggi per cui non fosse assolutamente richiesto il voto dei comitia curiata.

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