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L'ascesa di Roma

L’ascesa di Pompeo: Nel 79 a.C. dopo l’abbandono volontario di Silla il senato non riuscì più a governare Roma. Fu eletto un capo militare, Gneo Pompeo, che inducesse l’esercito a sostenere il senato. Nel 73 a.C. era scoppiata una guerra civile comandata da Spartaco, uno schiavo, che voleva dare la libertà agli schiavi (150 000) che si diressero a sud per saccheggiare le città, dove incontrarono otto legioni romane comandate da Marco Licinio Crasso che gli sconfissero. Tornato a Roma Pompeo aspirava al consolato, anche senza aver ricoperto le cariche inferiori. Strinse alleanza con Crasso, l’uomo più ricco di Roma grazie alle prescrizioni, e promise ai populares di modificare la costituzione. Il senato rese Crasso e Pompeo consoli nel 70 a.C. Pompeo smantellò la costituzione silliana senza abbracciare la causa dei populares. In quegli anni i pirati organizzati avevano stabilito le loro basi in Asia Minore in Cilicia e Creta. Nel 66 a.C. a Pompeo furono ridati i pieni poteri per sconfiggere Mitridate che aveva invaso nel 75 a.C. territori sotto protettorato Romano. Pompeo lo sconfisse

e tornato a Roma non abusò dei suoi poteri.

Roma durante l’assenza di Pompeo: mentre Pompeo era in oriente lo scontro tra popolari e ottimati era sempre più aspro. A difendere l’aristocrazia c’erano Cicerone che ritenevano l’aristocrazia l’unica forza di difendere le istituzioni repubblicane e Catone che voleva difendere la sua classe. Da parte dei populares militavano G. Cesare, M. Crasso e L. Catilina. Cesare, nato nel 100 a.C. aveva sostenuto i populares nella guerra civile, e per risollevare le sue difficoltà economiche si alleò con Crasso. Catilina militava con i populares, nel 64 a.C. si era candidato al consolato ma era stato battuto lo stesso anno e quello successivo perdendo l’appoggi di Cesare e Crasso. Catilina progettò una congiura che prevedeva l’eliminazione di Cicerone e l’occupazione di Roma. Cicerone ne venne a conoscenza e, dopo averlo rivelato al senato, Catilina fu espulsa dalla città e i rimanenti congiurati riprovarono il colpo ma furono scoperti e uccisi.
Cesare verso il potere: nel 60 a.C. Cesare di ritorno a Roma si prefissò la carica di Console e strinse un accordo con Pompeo e Crasso formando il primo triumvirato che non era una magistratura ma un accordo che prevedeva l’appoggio di Pompeo al consolato di Cesare, l’approvazione di Cesare dei provvedimenti di Pompeo e la distribuzione dei terreni da parte di Crasso. Cesare fu eletto console nel 59 a.C. e rispettò gli impegni presi. Distribuì inoltre terre alla plebe con i bottini di guerra, aumentò le responsabilità dei governatori delle province, abolì la pratica degli auspici che favoriva l’aristocrazia. Cesare comandò la Gallia Cisalpina e Narbonese e attese il momento per allargare i confini Romani. Prima però allontano Cicerone, mandandolo governatore in Egitto e Crasso esiliandolo attraverso un provvedimento di Publio Clodio. Gli Elvezi minacciavano gli Edui, una tribù alleata ai Romani. Cesare colse l’occasione e prima di avere il consenso Romano sconfisse gli elvezi nel 58 a.C. e in seguito il re dei germani Ariovisto. Nel 57 a.C. sconfisse la resistenza Gallica e conquistò la Gallia Nord sino alla Manica. A Roma intanto i popolari combattevano con bande armate di Milione, di cui gli aristocratici si servivano per contrastare i popolari. Pompeo allarmato dal potere di Cesare chiese il ritorno di Cicerone all’oligarchia senatoria. Cesare tornò nel 56 a.C. in Italia e a Lucca fu pattuito un altro patto che rendeva Cesare proconsole in Gallia e Pompeo e Crasso consoli nel 55 a.C. Pompeo però si schierò dalla parte dell’aristocrazia senatoria. Nel 53 a.C. Crasso mori nel 52 a.C. e Clodio venne ucciso dalle bande di Milone. Pompeo fu eletto dal senato console con potere assoluto di guerra. Tornato in Gallia Cesare aveva conquistato la Britanna stringendo alleanza nel 54 a.C. con alcune tribù locali e in seguito, nel 53 a.C. , ancora in Gallia sbaragliò Vercingetorige dopo due anni di assedio, riducendo a provincia e incorporando nel mondo romano la Gallia.


Seconda guerra civile: il senato stabilì che i candidati alla magistratura dovessero essere presenti in città. Cosi Cesare attraversò il Rubiconde a Rimini e considerò qualunque esercito passante per il Rubiconde nemico di Roma. Cesare avanzò verso la capitale senza difficoltà conquistando la penisola italica nel 48 a.C. sconfiggendo in Grecia Pompeo (fuggito prima in Macedonia) in Tessaglia. Pompeo fuggì in Egitto dove fu ucciso e Cesare si innamorò di Cleopatra. Lasciò l’Egitto poco dopo per sconfiggere il re Ponto in Asia minore nel 47 a.C. a Zela e in Africa nel 46 a.C. i pomperai superstiti a Tapso.

Il governo di Cesare: Cesare assunse il ruolo di imperator, dichiarandosi dittatore a vita e non abusando dei suoi poteri. Concesse la cittadinanza agli abitanti della Gallia Cisalpina e di molte province, emanò nuove leggi, migliorò il governo, sistemò il Foro, arginò il Tevere ecc…
L’aristocrazia senatoria voleva riconquistare il potere credendo che Cesare volesse instaurare una monarchia orientale. Cesare il 15 marzo del 44 a.C. recatosi in senato fu assassinato a pugnalate da Cassio e Bruto e altri congiurati.


Dopo la morte di Cesare: Antonio propose agli anticesariani di tenere a bada l’esercito e di non aprire inchieste sulla morte di Cesare in cambio tutti i provvedimenti di Cesare sarebbero rimasti in vigore. Il senato accettò ma si scoprì che l’erede di Cesare era Ottaviano (19 anni). Durante i funerali di Cesare Bruto e Cassio furono costretti a fuggire dal popolo. Antonio si rifiutò di consegnare a Ottaviano il lascito di Cesare, il quale aveva accresciuto la sua popolarità pagando le somme destinate alla plebe e ai soldati. Ottaviano appoggiò i conservatori più moderati, facendosi alleato Cicerone. Antonio intanto pretendeva il governo della Gallia Cisalpina già governata. Così decise di conquistarla ma fu sconfitto dall’esercito consolare e dalle truppe di Ottaviano nel 83 a.C. diventando così nemico di stato insieme a Marco Lepido.


Il colpo di mano di Ottaviano: Ottaviano non tollerava la politica dei senatori e il senato lo diffidava. Ottavino così pensò ad un alleanza con Antonio. Così si fece eleggere console dai comizi da lui convocati e annullò l’amnistia concessa ai cesaricidi e l’editto con cui Antonio e Lepido erano stati dichiarati nemici di Roma. Ottaviano incontrò Antonio e Lepido a Bologna e strinse il secondo Triumvirato con cui si spartirono gli eserciti, i territori e i poteri. Essi avevano poteri illimitati e si prefiggevano di punire gli uccisori di Cesare e di dare una nuova costituzione a Roma. Per sgominare i nemici essi ricorsero alle liste di proscrizioni dalle quali fu ucciso anche Cicerone. Intanto Bruto e Cassio raccolsero un esercito in Macedonia ma furono sconfitti da Ottaviano e Antonio nel 42 a.C.


La rivalità tra Ottaviano e Antonio: nel 40 a.C. i triumviri strinsero un nuovo patto con il quale Antonio avrebbe avuto le province Orientali, Ottaviano quelle occidentali e Lepido l’Africa. Antonio in Egitto convisse con Cleopatra e invece di combattere con i parti conquistò il regno di Media creò nuovi reami in Siria Armenia e Pirenaica e organizzò una federazione di monarchie capeggiata da Cleopatra. Si diresse poi nel 36 a.C. contro i prati e si dovette ritirare. Dopo aver sconfitto in Sicilia nel 36 a.C. Sesto Pompeo, Ottaviano eliminò anche Lepido diventando il padrone dell’Oriente.


La fine della repubblica: Antonio voleva formare una monarchia orientale di tipo ellenistico con capitale Alessandria. Ottaviano si doveva sbarazzare di lui. Antonio aveva mandato una lettere di ripudio e fu facile per Ottaviano farlo ripudiare dal senato e così fu incaricato di muovergli guerra nel 32 a.C. Ottaviano dichiarò guerra a Cleopatra e Antonio, con l’esercito egizio, incassò una sconfitta. Cleopatra e Antonio si suicidarono.

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