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Antonio nemico della patria
Il disegno di Antonio di instaurare una monarchia orientale di tipo ellenistico con la capitale Alessandria era ormai esplicito: per Ottaviano era arrivato il tempo di sbarazzarsi di lui.
Antonio aveva inviato a Roma una lettera di ripudio, abbandonando anche ufficialmente il fedele e irreprensibile Ottaviano e così facendo si era alienato le simpatie di molti dei suoi seguaci; renderlo inviso a tutti non era dunque difficile e Ottaviano vi riuscì facilmente. Quest'ultimo, entrando in possesso del testamento di Antonio, ne diede lettura in Senato: Antonio aveva disposto che le province romane d’Oriente, quasi fossero sue proprietà personali, andassero in eredità ai due figli avuti da Cleopatra. Il Senato, con il consenso del popolo, dichiarò allora Antonio nemico della patria: nel 32 a.C., sostenuto anche dai comizi, dalle città italiche, da quelle della Gallia e della Spagna, Ottaviano fu incaricato di muovergli guerra.
Ufficialmente comunque il nemico non era Antonio. Nel 33 a.C, con lo scadere del secondo quinquennio di triumvirato, i poteri di Antonio erano decaduti; con gesto di grandissimo spregio, dunque, Ottaviano “ignorò” l’esistenza di Antonio e dichiarò formalmente guerra alla sola Cleopatra, accusata di essersi appropriata della parte orientale dell’Impero. Anziché intraprendere una guerra civile quindi Ottaviano muoveva guerra all’Egitto per difendere in nome di Roma i valori dell’Occidente contro il dispotismo orientale. Tuttavia, se al comando della flotta romana vi fu Agrippa (il generale che aveva sconfitto Sesto Pompeo), l’esercito egiziano non poteva che essere guidato dallo stesso Antonio che lo aveva trasferito sulle coste occidentali della Grecia per poter da qui passare in Italia. Complessivamente, sommando le legioni romane d’Oriente, la flotta egiziana e quella dei sovrani alleati, Antonio poteva disporre di 500 navi, 100.000 fanti e 12.000 cavalieri.

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