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Alleanza Pompeo e Crasso e revisione della costituzione sillana

Le vittorie militari avevano fatto acquistare a Pompeo una popolarità e un prestigio tali da preoccupare l’aristocrazia senatoria che fino a quel momento aveva riposto in lui le sue speranze e i cui interessi, almeno fino ad allora, egli aveva effettivamente sostenuto. Queste preoccupazioni tra l'altro non erano infondate: tornando a Roma, infatti, Pompeo, dopo aver celebrato il suo trionfo, iniziò ad ambire al consolato anche se non aveva ricoperto le cariche inferiori, come volevano le riforme sillane. Non intendendo percorrere pazientemente il cursus honorum, Pompeo decise di forzare il Senato è perciò strinse alleanza con Crasso, l’ex luogotenente di Silla che aveva combattuto con lui contro Spartaco e che grazie agli abusi compiti durante le proscrizioni (cioè con la confisca dei beni di chi era condannato a morte o all’esilio) era diventato l’uomo più ricco di Roma.
Inoltre per perseguire il suo obiettivo senza provocare altre guerre civili e ottenere il sostegno dei populares, Pompeo promise, se fosse stato eletto console, che avrebbe modificato in senso democratico la Costituzione sillana. A questo punto, con Pompeo e Crasso accampati con le loro legioni alle porte di Roma e con i populares che li sostenevano, il Senato fu costretto a cedere: contro le regole costituzionali, nel 70 a.C, Pompeo e Crasso divennero consoli. Fedele alle promesse fatte, nel corso dell’anno di carica Pompeo fece votare una serie di leggi che smantellarono la Costituzione sillana.
In primo luogo egli modificò i tribunali che giudicavano i reati di concussione (cioè l’appropriazione indebita di denaro da parte di chi ricopre una carica), reinserendo i cavalieri; gli stessi cavalieri, inoltre, riebbero l’appalto delle province asiatiche tolto loro da Silla. In secondo luogo egli abolì la regola che vietava a chi era stato tribuno della plebe di accedere alle altre cariche pubbliche. In terzo luogo restituì ai tribuni della plebe i diritti di veto e di intercessio di cui erano stati privati. Infine Pompeo nominò nuovi censori che espulsero dal Senato per indegnità ben ottantaquattro senatori nominati da Silla.

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