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Alessandro Magno di Macedonia

L'esordio
Alessandro, figlio di Filippo II di Macedonia, fa il suo esordio nella battaglia di Cheronea, in Beozia, nel 338 a.C., dove si scontrano l'esercito macedone e quello tebano. A Cheronea Alessandro guida la Punta, il corpo d'élite della cavalleria macedone, che è decisiva per la vittoria.
Il primo periodo (336-334 a.C.)
Alessandro sale sul trono di Macedonia nel 336 a.C., in seguito alla morte di suo padre Alessandro, per mano di un assassino assoldato dai persiani (tale Pausania). Quando A. divenne re non era che ventenne, così alcune città della Lega di Corinto, in particolare Atene, sottovalutando A. ne approfittano per insorgere. Demostene (colui che in quel periodo guidava la politica ateniese), stringe a condizioni umilianti, un patto con i tebani, affinchè che promettono di impegnarsi per sconfiggere il nuovo re di Macedonia. Alla notizia dell'insurrezione di Tebe, A. avvia una rapida marcia, con il suo esercito, verso Tebe, che viene completamente rasa al suolo. La tradizione ci tramanda che fu risparmiata da Alessandro solo la casa del poeta Pindaro, come omaggio personale di Alessandro al grande poeta. La distruzione di Tebe è da esempio per tutti i greci, così A. è sicuro di partire per la spedizione in Asia, bramata da suo padre, senza lasciarsi nemici alle spalle.
La spedizione in Asia
E' nel 334 che inizia la spedizione di A. in Asia. Attraversano gli stretti ben 30 mila fanti e 5 mila cavalieri, un numero nettamente esiguo rispetto a quello dell'esercito del Gran Re di Persia Dario III. Ma se l'esercito macedone è formato in buona parte da contingenti inviati dalle varie città greche, è guidato esclusivamente da generali macedoni: oltre ai generali di Filippo II (Parmenione, Clito detto "il Nero") ci sono gli amici di infanzia di Alessandro, Efestione, Tolomeo, Perdicca, Seleuco, Leonnato, Cratero (sono questi ultimi che dopo la morte di Alessandro si contenderanno il suo sconfinato regno). Accompagnano inoltre la spedizione medici, scienziati, storici, filosofi, indovini, eccetera. Il primo scontro contro i persiani si ha presso il fiume Granico in Frigia. Sul fiume Granico Dario III non manda il grosso del suo esercito, bensì solo mercenari in parte greci, sotto la guida del generale Memnone di Rodi, che in seguito darà molte rogne ad Alessandro. La vittoria macedone sul Granico è totale. L'esercito macedone così prosegue, annettendo tutti i territori dell'Anatolia, che si arrendono. Il successivo scontro tra macedoni e persiani si ha presso Isso. A Isso l'esercito persiano in rapporto di 3 a 1 rispetto a quello macedone, è guidato dal Gran re Dario III in persona, che si aspetta una vittoria schiacciante del suo esercito. Anche in questo caso i macedoni vincono e Alessandro arriva quasi a catturare il re Dario III in persona, che però riesce a fuggire, lasciando alla mercè dei macedoni la sua stessa famiglia e il tesoro reale. A. così decide di virare a Sud verso l'Egitto, anzichè proseguire verso Est. Conquista allora le città della Fenicia e della Siria e poi giunge in Egitto che gli si arrende. In Egitto A. si reca nell'oracolo del dio Amon, presso l'oasi di Siwa, dove viene riconosciuto come figlio del dio Zeus Amon e quindi come legittimo faraone dell'Egitto.
Alessandro:
Vorrei sapere se gli uccisori di mio padre sono stati tutti puniti.

responso del dio:
Tuo padre non è mortale, tuo padre è Zeus Amon.

In Egitto Alessandro fondò la città di Alessandria, dove fece erigere un grande faro, considerato tra le meraviglie del mondo antico.
Nella primavera del 331 a.C. Alessandro riprende la marcia verso oriente, dove Dario ha raccolto un esercito nelle pianure dell'Assiria, nelle quali avrebbe meglio potuto sfruttare la propria superiorità numerica. L'esercito macedone, guada prima l'Eufrate e poi il Tigri, dopodichè lo scontro con l'esercito di Dario III si ha presso il villaggio di Gaugamela. Dario III prima di giungere alla battaglia decisiva con Alessandro aveva provato a concordare un trattato con Alessandro, che era stato però rifiutato dal re in persona. Anche qui i macedoni erano in netta inferiorità numerica, per ogni fante o cavaliere di Alessandro ce n'erano rispettivamente altri 5 pronti ad ucciderlo. La vittoria fu schiacciante per i macedoni, a cui si aprivano le porte dell'impero persiano. Dario III sopravvisse alla battaglia, riuscendo a fuggire, ma venne ucciso ben presto da un satrapo che era con lui.
Alessandro proseguì nella sua marcia verso le Indie, annettendo tutti i territori dell'impero persiano. Giunse sino ai confini con la Cina e poi ripiegò a Sud verso la valle dell'Indo, qui si scontro nel 326 a.C., presso Idaspe, con il re indiano Poro. La spuntarono i macedoni ma le perdite in entrambi gli schieramenti furono molto ingenti (morirono i 9/10 dell'esercito di A.). Alessandro era deciso a proseguire ancora, ma i suoi soldati, stremati dalle piogge tropicali, si rifiutarono di proseguire. Allora A. tornò a Babilonia dove si dedicò all'amministrazione del proprio impero.

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