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Nell’ottobre del 40 a.C: grazie alla mediazione di Asinio Pollione di Mecenate, fu stipulato fra Antonio e Ottaviano l’accordo di Brindisi, sanzionato dalle nozze fra Ottavia, sorella di Ottaviano appena rimasta vedova, e Antonio che aveva perso la legittima moglie Fulvia. Anche Ottaviano sposò Scribonia, una nobildonna parente di Sesto Pompeo, costretta a divorziare per ragioni politiche, la quale gli darà l’unica figlia, Giulia. Sostanzialmente Antonio e Ottaviano si stabilirono l’impero: il primo era padrone dell’est e il secondo dell’ovest, anche se ad Antonio furono restituite le Gallie che affidò a Ventidio, un suo luogotenente, mentre Domizio Enobarbo ottenne il governo della Bitinia. Le trattative con Sesto Pompeo durarono più a lungo e portarono all’accordo di Miseno, secondo cui gli si attribuiva la Sicilia la Sardegna la Corsica cui fu aggiunta l’Acaia per un quinquennio, terra che Antonio promise di cedergli. Al termine dei cinque anni avrebbe avuto il titolo di console con il diritto di non venire a Roma, ma di farsi rappresentare da un suo legato. I proscritti di Pompeo che non avessero preso parte alla congiura cesariana poterono tornare a Roma, riottenendo un quarto dei beni confiscati, i soldati pompeiani ottennero gli stessi diritti delle truppe agli ordini dei triumviri e agli schiavi che avevano prestato servizio nella flotta di Pompeo fu concessa la libertà.

In cambio Pompeo consentiva la ripresa dei commerci marittimi e gli approvvigionamenti granari dell’Italia, che soffriva di una terribile carestia. In quell’occasione si stabilì anche che Antonio avrebbe ricoperto il consolato nel 34 a.C. e Ottaviano l’anno successivo. L’accordo fu sancito ancora una volta con un matrimonio.

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