Festeggiare il Natale a scuola: si o no?

Cristina Montini
Di Cristina Montini

A Natale siamo tutti più buoni: così recita il detto. Eppure anche in questo periodo non mancano le polemiche sul rapporto tra questa festività e la scuola. A fare le spese di questo clima di tensione è stata una scuola elementare di Cremona, al centro delle polemiche in questi ultimi giorni. Ritorniamo sul fatto per ragionare insieme, con lo stile di Skuola.net, cioè senza far polemica ma cercando il più possibile di comprendere gli avvenimenti.

IL NATALE SCALZA LA FESTA DELLE LUCI - Erano 15 anni che nella Manzoni di Cremona si accoglieva il Natale celebrando la Festa delle luci. La festa avrebbe visto i bambini uscire da scuola con dei lumini in mano per poi formare, tutti insieme, nel cortile della scuola, le immagini di un albero, di una stella e il simbolo della pace. Avrebbero eseguito poi un canto tipico del Ghana, “Funga Alafia”, assieme ovviamente al consueto “Tu scendi dalle stesse” e ad altri canti natalizi in inglese.

GELMINI: SOLO IL NATALE VA FESTEGGIATO - Ma la Festa delle Luci, che la scuola cremonese aveva sempre visto come un’occasione per unire culture diverse, non si è celebrata. Nata per evitare contrasti, non si pensava potesse invece portare alla divisione e agli scontri di idee, eppure così è stato. Tra le reazioni di dissenso vi citiamo quella del Ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini che ha giudicato con queste parole la festa organizzata: “Una scelta da me non condivisa e che non trovo utile, pur nel rispetto dell'autonomia di ogni singola scuola” e ha continuato sostenendo che in questo modo “Non si crea integrazione e non la si aiuta eliminando la nostra storia e la nostra identità. In particolare il Natale contiene un messaggio di fratellanza universale. Quindi è un simbolo che non divide ma unisce”. E così sembrano pensarla anche molti dei genitori degli studenti che frequentano l’istituto cremonese, affermando la necessità di non privare i loro figli di una tradizione così importante come quella del Natale.

PER CREDO O PER PAURA? - Per di più è da anni che questa festa viene celebrata senza alcun problema, perché allora proprio quest’anno si è scatenato il putiferio? Di certo il clima teso, creato dalle tante polemiche seguite alla discutibile sentenza di Strasburgo sul crocifisso nelle scuole, ha fornito il terreno adatto per diverbi e discussioni animate. Ma anche la sempre maggiore percentuale di studenti stranieri nelle nostre scuole, in particolare in quelle elementari, può aver dato vita ad una situazione di diffidenza nei confronti del diverso che diventa, spesso, il capro espiatorio di molti problemi. Tuttavia, rimane da chiedersi: ma l’ostentare questo forte attaccamento alle tradizioni culturali e religiose del nostro paese, come il simbolo del crocefisso o la festa del Natale, è davvero la manifestazione di una sincera consapevolezza delle nostre origini? O, al contrario, è un modo per nascondere, dietro a certi simboli ed ideali, la nostra paura di affrontare le altre culture e di confrontarci con esse?

INTEGRAZIONE NON VUOL DIRE NEGAZIONE - Di certo è che la strada dell'integrazione non si giova dell'abolizione dei simboli religiosi, se poi non seguono atti concreti di fratellanza e di accoglienza del diverso, i quali, per inciso, devono essere reciproci. Il principio che sta alla base delle polemiche degli ultimi tempi è questo: non posso urtare la sensibilità degli stranieri, allora mi spoglio di simboli e tradizioni che hanno caratterizzato la mia storia fin qui. Peccato che questo discorso riguardi sempre e solo simboli e tradizioni di origine religiosa. Se il principio è valido, a questo punto dovremmo pensare seriamente a cambiare radicalmente tutti gli aspetti della nostra società che potrebbero offendere la sensibilità e le tradizioni altrui. Magari potremmo legalizzare la poligamia? La domanda un po' provocatoria vuole far riflettere che la vera accoglienza e integrazione arriva dalla voglia di stare a contatto con l'altro, quello che incontriamo ogni giorno nella nostra quotidianità. Questo, se vogliamo, è il vero Spirito del Natale.

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Cristina Montini e Daniele Grassucci

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