Mongo95 di Mongo95
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Comprendere e spiegare l’essenza e la natura fondamentale della cultura occidentale. Che tipo di interpretazione possiamo darne? Ciò viene affrontato nei saggi dedicati alla sociologia della religione, segnatamente nel Sull’etica protestante e lo spirito del capitalismo. Già in precedenza si era chiesto: per quale motivo, concatenazione di cause e di ragioni, si è sviluppato, per quanto a noi è dato conoscere, solo in Occidente, un poderoso, vigoroso e possente sistema di razionalizzazione della vita? Al punto tale da diventare onnipervasivo, soffocante per ciò che più di vitale e autentico vi è nella vita stessa. Quale è il principio fondante del processo di razionalizzazione del mondo che ha nella cultura occidentale la sua massima espressione? Il “disincantamento del mondo”, ossia il progressivo distaccarsi della modernità dall’ambito della “magia”, del mistero, cioè la volontà di rendere ogni aspetto della vita il più trasparente possibile. Svelare l’essenza delle cose.

Ogni aspetto della nostra vita è regolato da una dimensione di iperrazionalizzazione, non c’è spazio nella società contemporanea della vita organizzata per l’improvvisazione. Tutto è così ben organizzato da far sentire l’uomo in prigione, facendogli venire il desiderio di sfuggire con degli sfoghi, in un disordine che si contrappone come possibilità di un qualcosa che metta in subbuglio l’ordine costituito e lo terremoti dall’interno. Razionalizzazione che quindi ha carattere acipite.
Tutto ciò è la cifra di quel poderoso meccanismo di incremento di sé dell’uomo moderno che, dal punto di vista economico, ha preso il nome di capitalismo. La società moderna è una società capitalista, cioè la società che scopre la possibilità di incrementare la ricchezza attraverso il lavoro d’impresa. Produrre grandi profitti e valore attraverso una riduzione dello sforzo singolo, con una divisione del lavoro. In questo contesto a Weber interessa andare all’origine dei motivi ispiratori, più che discutere degli effetti. Quale è il Geist des Kapitalismus? La forza razionalizzante è un principio vitale che genera a sua volta un processo vitale, come il Geist hegeliano. Ma che centra allora l’etica protestante?
Nella spasmodica ossessione che permea di sé lo spirito del capitalismo a razionalizzare la vita dentro un sistema organizzato e orientato alla massimizzazione del profitto con la minimizzazione dello sforzo, c’è una sorta di angoscia esistenziale, un’inquietudine dell’anima che ha evidentemente a che fare con una domanda lacerante circa il destino dell’uomo. Quale è la ragione di un tale affannoso, ossessivo affaticarsi? Il capitalista è certamente nevrotico. La risposta di Weber viene appunto rinvenuta nell’etica protestante, che dà luogo allo spirito del capitalismo. La sua cifra costitutiva, della costituzione del mondo di Calvino in particolare, è l’enfasi che si pone nella nozione di predestinazione: l’uomo non sa quale sarà l’esito della sua vita, se lo condurrà alla beatitudine o alla dannazione. Di per sé le opere che compie non lo tranquillizzano, non basta compiere buone opere che giustifichino la condotta di vita. L’unica struttura che giustifica è la fede, ma nessuno è in grado di autogiudicarsi circa l’efficacia, autenticità della propria. L’unico che è in grado di dare una risposta alla destinazione previa dell’uomo è Dio stesso, nella sua imperscrutabile maestà. Per il protestante, questa ignoranza costitutiva del proprio destino e l’impossibilità di agire per modificarlo è fonte di grandissima angoscia dal punto di vista psicologico, a cui bisogna trovare un antidoto. Esso viene individuato in un dispositivo mentale di grande efficacia pratica, cioè sostenendo che certamente non si può avere in alcun modo una comprova circa la direzione della nostra destinazione, ma tuttavia il successo che conseguiamo nella vita deve in qualche maniera potere essere interpretato come una sorta di riconoscimento, di elargizione di grazia da parte dell’imperscrutabile volere divino.
Questo dispositivo psicologico implica quindi che se le azioni nella loro intenzionalità non hanno di per sé la possibilità di modificare il giudizio previo di Dio circa la nostra destinazione, tuttavia il successo conseguito diventa una comprova indiretta della realtà di essere amati da Dio, quindi redenti. Ne segue un meccanismo per cui l’operosità nel mondo viene indotta dalla speranza di trovare nel successo conseguito attraverso le azioni una qualche possibile prova del fatto che Dio ci ama. Tale ethos è all’origine del tipo ideale del capitalista. La costellazione concettuale che fa si che possa essersi prodotto lo spirito del capitalismo, l’intensificazione ossessiva del proprio agire volto alla ricerca del successo per possa placare in qualche modo l’angoscia esistenziale derivata dall’ignoranza del proprio fato. C’è però una certa paradossalità in un dispositivo di organizzazione sociale che muove dalla volontà ossessiva di placare l’angoscia di fondo che poi ha come effetto la sua intensificazione. Weber anticipa quindi la teorizzazione del concetto di autodistruttività del processo di razionalizzazione, un sistema talmente perfetto da essere anche in grado di autodistruggersi.

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