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Il toyotismo e l'ideologia dello human resource managment

Il nuovo modello di organizzazione del lavoro emerge tra gli anni ’50 e ’75 in un contesto metalmeccanico legato alla produzione di automobili: il toyotismo.
Il toyotismo consiste nel superamento della produzione standardizzata. Nel toyotismo il prodotto è mirato agli interessi variabili di un pubblico di possibili acquirenti di cui si cerca di conoscere i gusti con lo scopo di limitare la produzione a ciò che effettivamente potrà essere venduto, il cosiddetto just in time.
La grande impresa viene smantellata a favore di una fabbrica minima dove non ci sono scorte e la manodopera è ridotta. Il sistema è flessibile e basato sul rapporto tra produzione ed esigenze della clientela. Il marketing in questo senso assume una grande importanza perché consente di capire i gusti della collettività e quindi dove è meglio concentrare la produzione.

Il toyotismo è una misura organizzativa nata per fronteggiare una crisi perciò si adotta il just in time, perché annulla lo spreco delle risorse.
Sul piano dell’organizzazione interna viene conferita una grande importanza alla formazione professionale e agli incetivi dati agli operai per renderli più autonomi e motivati. Fondamentale è l’attuazione del kaizen: la ricerca di un miglioramento continuo dei processi di lavorativi, attraverso piccoli incrementi qualitativi.
Il problema umano del toyotismo è focalizzato dal sociologo Ricardo Antunes che scrive: <<il toyotismo presuppone una intensificazione dello sfruttamento del lavoro, sia per il fatto che gli operai lavorano con varie macchine simultaneamente, sia per per il ritmo e la velocità della catena produttiva.
Un altro aspetto che caratterizza il postfordismo è lo human resource management, in questo sistema le pratiche di relazione con i dipendenti sono fondate sul rapporto individuale da parte della direzione.
Nello sviluppo postfordista le grandi imprese decentrano il proprie filiere produttive in modo tale da rispondere alle richieste di un mercato globale. Questo crea anche una modificazione dell’offerta di lavoro. La diffusione di realtà artigianali al servizio di vere e proprie imprese-rete consente un modello di crescita fondato sul coordinamento delle varie produzioni. Questo favorisce le centrali che mantengono i loro poteri direttivi. Come rilevano Mingione e Pugliese, significativo è l’aggravio a carico dei lavoratori poiché nelle piccole imprese la negoziazione dei contratti è più svantaggiosa ed è più probabile il lavoro precariato con conseguenti ripercussioni sulla vita familiare dei lavoratori.

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