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Durkheim Emile: Suicidio
Il lavoro empirico fondamentale di Durkheim è la sua ricerca sulle cause sociali dei suicidi, basandosi su studi preesistenti, dati d'archivio e altri documenti.
Durkhiem parte dalle acquisizioni della statistica e dall'idea che il suicidio, pur essendo un atto individuale, dipende da fattori sociali ed è perciò un fatto sociale: un insieme di fatti individuali che assumono rilevanza sociale.
Verificò che non c'era nesso tra suicidio e malattia mentale. Venne precedentemente introdotta l'idea che i suicidi siano legati alle condizioni sociali.
Durkheim attraverso meticolose analisi dei dati statistici, passa in rassegna i fattori extrasociali e ad uno a uno li esclude.
Il suicidio non si può imputare, come abitualmente si fa, alle malattie mentali. Le statistiche dimostrano che non c'è correlazione tra tassi di suicidio e di follia.
Con ragionamenti statistici analoghi Durkhiem esclude che siano cause rilevanti la razza, l'ereditarietà, il clima, l'andamento stagionale della temperatura e l'imitazione.

Durkheim arriva alla conclusione che i suicidi sono più probabili quando i legami sociali si allentano, l'individuo non è più integrato in una rete relazionale ed è lasciato in balìa di se stesso, senza la guida morale della società. Per indicare la particolare condizione in cui il controllo della società sull'individuo si indebolisce, parla di anomia, che propriamente significa assenza di norme. La completa anomia, la totale assenza di norme è impossibile ma di fatto possono crearsi situazioni caratterizzate da forte disgregazione, in cui gli individui non hanno sufficienti riferimenti e sono come tagliati fuori, sganciati dal tessuto sociale, è da lì che il rischio di autodistruzione si fa elevato.
La correlazione tra anomia e suicidi si basa su dati statistici di vario genere e su comparazioni, considerazioni e ragionamenti.
Il tasso di suicidio è alto tra i protestanti, intermedio tra i cattolici e basso tra gli ebrei. Le differenze non sono riconducibili alla proibizione nelle diverse tradizioni religiose, ma bisogna tener conto del fatto che la comunità ebraica è la più coesa, la cattolica ha un grado di coesione intermedio e la protestante è la più individualistica. Questo fattore è quello determinante, perchè lo si ritrova in tutte le altre correlazioni che si possono analizzare.
Il suicidio è più diffuso nelle società con un grado maggiore di istruzione.
La frequenza dei suicidi è più bassa nelle donne che partecipano maggiormente alla vita famigliare e religiosa.
Il lavoro di Durkheim sul suicidio è di grande interesse per la storia della sociologia, tuttavia presenta seri limiti: i dati adoperati non sono sempre attendibili, perchè l'uso di determinate fonti implicava distorsioni, non considerate da Durkheim; i ragionamenti statistici lasciano spesso a desiderare e possono apparire grossolani al ricercatore di oggi; inoltre, l'ostinazione nel trascurare gli aspetti psicologici si traduce nella impossibilità di capire effettivamente il fenomeno.

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