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Razze e Apartheid

Apartheid = sistema di segregazione razziale forzata. La segregazione è applicata in tutti gli ambiti sociali. Milioni di neri venivano ammassati nelle cosiddette homelands, ben lontani dalle principali città e lavoravano nelle miniere d’oro.

Quello di razza è uno dei concetti sociologici più complessi. Le teorie scientifiche della razza si svilupparono tra la fine del diciottesimo secolo e l’inizio del diciannovesimo. Esse furono strumentali alla giustificazione dell’ordine sociale emergente in un momento in cui la GB e le altre nazioni europee si trasformavano in potenze imperiali che dominavano su territori e popolazioni assoggettati. Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale la “scienza della razza” è stata completamente screditata. In termini biologici non esistono più “razze” ben definite, ma solo una gamma di variazioni tra gruppi umani, le cui differenze fisiche derivano dagli incroci tra popolazioni, a seconda del grado di contatto tra società o culture diverse. Dal punto di vista sociologico la razza può essere intesa come un insieme di relazioni sociali che permette di classificare individui e gruppi assegnando loro attributi o competenze sulla base di caratteristiche biologiche. Per la sociologia le distinzioni razziali non sono solo modi per descrivere le differenze tra esseri umani, ma anche fattori importanti nella riproduzione dei modelli di potere e di disuguaglianza all’interno di una società. Il processo in base al quale il concetto di razza viene usato per classificare individui o gruppi è detto razzializzazione.

Il concetto di etnia si riferisce ai tratti culturali che contraddistinguono una determinata comunità di persone. I membri dei gruppi etnici sono considerati culturalmente distinti da altri gruppi. I fattori più consueti che distinguono un gruppo etnico sono la lingua, la storia, la stirpe, la religione, le usanze, l’alimentazione, l’abbigliamento, gli ornamenti. La caratteristica principale delle differenze etniche è data dal fatto che sono completamente apprese. Per molti l’etnia è un elemento fondante dell’identità individuale e di gruppo, che può garantire un’importante continuità col passato attraverso le tradizioni culturali. I sociologi preferiscono il concetto di etnia a quello di razza perché di contenuto integralmente sociale.

Le minoranze
La nozione di minoranza è ampiamente utilizzata in sociologia. Per la sociologia i membri di una mi-noranza sono svantaggiati rispetto alla maggioranza della popolazione e condividono un senso di solidarietà e di appartenenza comune. Essere oggetto di pregiudizio e di discriminazione in genere accresce i sentimenti di lealtà e di interesse condiviso. I sociologi usano dunque il termine “mino-ranza” per indicare la posizione subordinata di un gruppo all’interno della società, piuttosto che la sua consistenza numerica. I componenti di un gruppo minoritario favoriscono, a volte, l’endogamia (matrimonio all’interno del gruppo) allo scopo di preservare la propria identità culturale.

Pregiudizi = opinioni e atteggiamenti preconcetti dei membri di un dato gruppo verso gli appartenenti a un altro gruppo; essi sono spesso dettati dal “sentito dire” piuttosto che dall’esperienza diretta. I pregiudizi si fondano spesso su stereotipi.
Discriminazione = riguarda i comportamenti effettivi verso i membri di un determinato gruppo, che li escludono da opportunità riservate ad altri.

Il razzismo è la credenza che certi individui siano superiori ad altri sulla base di differenze razzializzate. Il concetto di razzismo istituzionale suggerisce che tute le strutture sociali siano sistematicamente pervase da idee razziste. Che sostiene questo punto di vista ritiene che istituzioni come la polizia, i servizi sanitari e il sistema scolastico incoraggino politiche a favore di certi gruppi e a scapito di altri.

Dal “vecchio” al “nuovo” razzismo
Il “vecchio razzismo” d’impronta biologica, basato sulle differenze fisiche, affiora raramente nella società di oggi. Gli atteggiamenti razzisti non sono però scomparsi, ma sono stati rimpiazzati da un più sofisticato “nuovo razzismo”, o razzismo culturale, che sfrutta il concetto di diversità culturale per discriminare certi gruppi.

Le teorie psicologiche possono aiutarci a capire la natura del pregiudizio e le ragioni per cui le differenze etniche sono così importanti.
1. 1° approccio: concetto di stereotipo nello studio del pregiudizio. Talvolta individui e gruppi, ricorrendo a stereotipi, scaricano la loro conflittualità su un capro espiatorio, cui viene attribuita la colpa di un qualsiasi problema
2. 2° approccio: afferma la possibile esistenza di individui più propensi, in seguito a particolari esperienze di socializzazione, a utilizzare il meccanismo della proiezione (= inconscia attribuzione ad altri di propri desideri o caratteristiche)

Tuttavia tali meccanismi dicono poco sui processi sociali che danno vita alle concrete forme di discrimina-zione. Per analizzare questi concetti è necessario ricorrere al punto di vista sociologico. I concetti sociologici utili per lo studio dei conflitti etnici sono quelli di etnocentrismo, chiusura di gruppo e allocazione differenziale delle risorse.
• etnocentrismo = diffidenza verso i membri di altre culture. Praticamente tutte le società sono etnocentriche, cioè concepiscono gli “estranei” come alieni, barbari, moralmente e intellettualmente inferiori
• chiusura di gruppo = processi tramite i quali un gruppo preserva i confini che lo separano da altri gruppi. Tali confini vengono creati e mantenuti attraverso “meccanismi di esclusione”, che rafforzano le divisioni tra un gruppo e l’altro
• allocazione differenziale delle risorse = distribuzione diseguali dei beni materiali dopo la chiusura di un gruppo. Questa situazione p quella che rende massima l’intensità del conflitto etnico

Molti paesi del mondo hanno oggi popolazioni multietniche, spesso in seguito a processi secolari. L’eterogeneità è dovuta a una lunga storia di confini estesi, occupazioni straniere e migrazioni regionali. Altre società sono diventate multietniche più rapidamente in conseguenza di scelte favorevoli all’immigrazione. Come è possibile accettare la diversità etnica ed evitare lo scoppio di conflitti tra etnie?
• Assimilazione: abbandono di usi e costumi tradizionali tra da parte degli immigrati e la loro adesione ai valori e alle norme della maggioranza
• Crogiuolo: (melting pot) si cerca di mescolare le tradizioni degli immigrati in nuove forme capaci di rielaborare i modelli culturali esistenti
• Pluralismo culturale: un approccio pluralista considera i gruppi etnici minoritari detentori di diritti uguali a quelli della popolazione maggioritaria, mentre le differenze etniche sono rispettate ed esaltate come le componenti essenziali della vita nazionale
L’eterogeneità etnica può costituire un’enorme ricchezza sociale. Gli stati multietnici sono sovente vitali e dinamici, ma possono anche essere fragili. Tradizioni linguistiche, religiose e culturali possono produrre fratture e un aperto antagonismo tra gruppi etnici. Talvolta società che hanno alle spalle una lunga storia di tolleranza e integrazione possono essere travolte in poco tempo da conflitti tra comunità etniche differenti. Il concetto di genocidio indica l’eliminazione sistematica di un gruppo etnico da parte di un altro.
L’espansionismo europeo di alcuni secoli or sono fu l’inizio di un massiccio spostamento di popolazioni che è alla base di molte società multietniche odierne. Successivamente a queste iniziali ondate migratorie globali, i popoli hanno continuato a interagire e a mescolarsi in modi che hanno radicalmente trasformato la composizione etnica di molti paesi.

I processi migratori possono essere interpretati come riflesso della rapida trasformazione dei legami economici, politici e culturali tra i diversi paesi. I movimenti migratori o migrazioni sono costituiti da due pro-cessi speculari: l’immigrazione (= afflusso in un paese di persone che hanno abbandonato altri paesi), e l’emigrazione (= l’uscita da un paese di persone che intendono stabilirsi in altri paesi). I movimenti migratori accentuano la diversità etnica e culturale di molte società e contribuiscono a determinarne la dinamica demografica, economia e sociale. Gli studiosi hanno identificato quattro modelli migratori per descrivere i principali movimenti di popolazione che si sono verificati a partire dal 1945.
• Modello classico: l’immigrazione è stata largamente incoraggiata e la promessa della cittadinanza è stata estesa a tutti i nuovi venuti
• Modello coloniale: favorita l’immigrazione dalle ex colonie rispetto a quella da altri paesi
• Modello dei “lavoratori ospiti”: immigrazione su base temporanea, spesso per rispondere a richieste provenienti dal mercato del lavoro, ma non la concessione dei diritti di cittadinanza agli immigrati
• Modelli illegali: gli immigrati che riescono ad entrare regolarmente in un paese, riescono a vivere illegalmente ai margini della società

Inizialmente molte teorie delle migrazioni si sono concentrate sui cosiddetti fattori di push (spinta) e pull (attrazione). I fattori di tipo push sono problemi interni al paese di origine che spingono le persone all’emigrazione (guerre, carestie, oppressione politica, pressioni demografiche). I fattori di tipo pull sono caratteristiche dei paesi di destinazione che attirano gli immigranti (abbondanza di lavoro, condizioni di vita complessivamente migliori, maggiore libertà).
Negli sviluppi recenti delle migrazioni sono state identificate quattro tendenze destinate a caratterizzare i modelli migratori negli anni a venire:
accelerazione
• diversificazione

globalizzazione
femminilizzazione

Un altro modo per comprendere i modelli migratori globali passa per lo studio delle diaspore. Il termine diaspora indica il processo per cui un’etnia abbandona il luogo di insediamento originario per disperdersi in altri paesi (ebrei). Cohen identifica cinque diverse categorie di diaspore a seconda delle forze propulsive che determinano la dispersione di una popolazione:
diaspora di vittime (africani, ebrei, armeni)
• diaspora imperiale (britannici)
• diaspora di lavoratori (indiani)
• diaspora di commercianti (cinesi)
• diaspora culturale (caraibici)

Le migrazioni del ventesimo secolo hanno trasformato il volto di gran parte dei paesi europei. Uno dei passi in direzione dell’integrazione europea è consistito nella rimozione di molte barriere al libero movimento di merci, capitali e lavoratori. Ciò ha portato un netto incremento delle migrazioni tra paesi europei. L’immigrazione da paesi extra-Eu è diventata una delle questioni più pressanti dell’agenda politica di molti stati dell’Unione. I paesi che aderiscono gli accordi di Schengen consentono il libero ingresso dagli altri paesi firmatari.

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