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Origini del capitalismo

La parola capitalismo deriva da “capitale” ovvero una somma destinata a essere investita e a produrre un interesse. Per definire capitalistico un sistema socio- economico è necessario che siano presenti:
1) proprietari privati di mezzi di produzione: sul piano giuridico la proprietà privata era già sancita nel mondo antico, ma la piena disponibilità di essa fu limitata nel medioevo da un complicato sistema di obblighi; la libera disponibilità dei mezzi di produzione si riafferma attraverso un processo lento e talvolta contraddittorio grazie alla ripresa della vita economica e della diffusione dell’economia monetaria.
2) libera competizione sul mercato: questa si ha quando la quantità delle merci e il loro prezzo variano in funzione del rapporto che si stabilisce tra la domanda e l’offerta. Sono necessari comunque certi presupposti: si deve abbandonare la produzione per l’autoconsumo e produrre per il mercato, ciò significa che il bene deve essere non barattato bensì scambiato con denaro e trasformarsi così in merce, e questo comporta anche la diffusione della divisione del lavoro. La libera competizione sul mercato permette un completo utilizzo della proprietà privata dei mezzi di produzione in quanto consente di investire in piena libertà le proprie risorse allo scopo di trovare gli impieghi più redditizi.

3) investimenti di capitali allo scopo di realizzare un profitto: il profitto è il reddito che remunera il capitale, la rendita è il reddito che remunera il possesso di risorse naturali e beni immobili, infine il salario remunera l’erogazione di forza- lavoro. Il profitto si ottiene quindi solo attraverso un investimento pianificato ed è il reddito dell’imprenditore- capitalista.
4) tecniche razionali applicate all’attività economica: la conduzione di un’attività economica mediante tecniche che permettono di contabilizzare costi e ricavi e per mezzo della razionalizzazione dei processi produttivi si afferma solo con l’Età moderna ed è del tutto distinta da quella dell’economia domestica. L’impresa è il contesto in cui è possibile sia la razionalizzazione tecnico- produttiva sia quella amministrativa; è importante notare che nella società capitalistica è la stessa condotta di vita che viene pianificata in vista dell’attività economica.
5) disponibilità di forza- lavoro salariata: nella società capitalistica il lavoro si presenta come una merce, mentre il lavoratore vende la propria forza- lavoro il cui prezzo (il salario) è determinato dalla legge del rapporto tra domanda e offerta. L’eliminazione dei vincoli giuridici sul lavoro è quindi uno degli obbiettivi principali dell’imprenditore capitalista.

Ecco le varie interpretazioni sul capitalismo:
Il ruolo dei mercanti. Secondo un gruppo di storici ciò che conta nella genesi del capitalismo è l’affermarsi dello spirito del profitto; lo storico tedesco dell’economia Lujo Brentano contrappone l’economia naturale a quella monetaria. Nella prima “ogni singolo organismo economico produce esso stesso tutto e soltanto ciò di cui ha bisogno, non vi è perciò alcun motivo di acquistare beni e servizi altrui”, nella seconda “ è il denaro che assume un ruolo preponderante invece della terra, esso diventa il principale mezzo di produzione, si produce soprattutto per la vendita”;secondo Brentano il profitto capitalistico si realizza per la prima volta nel commercio. Anche la guerra quando ha per scopo il saccheggio è un’impresa capitalistica. Lo storico belga Henry Pirenne pur essendo d’accordo con Brentano nel ritenere le origini del capitalismo profondamente legate alla crescita dell’economia mercantile, sostiene che gli scambi a lunga distanza non devono essere occasionali, né manifestarsi nella forma della razzia, per potersi configurare come origine del capitalismo, ma devono essere svolti in modo sistematico e professionale. Ciò accade solo quando si forma un nuovo ceto mercantile che promuove lo sviluppo della vita urbana ed è perciò del tutto estraneo al vecchio ordine feudale.
Il sociologo tedesco Sombart propone una definizione ancora più precisa: per collocare la genesi del capitalismo è anche necessario che si manifestino nuovi comportamenti rispetto sia all’aristocrazia terriera, sia ai ceti degli artigiani urbani o dei mercanti medievali; tali comportamenti hanno come finalità l’accumulazione e il reinvestimento dei profitti nell’ambito di un’impresa gestita secondo criteri di razionalità. Sombart sottolinea il ruolo dell’individuo nella formazione del capitalismo in quanto questo “è venuto al mondo sotto forma di imprese, quindi sotto forma di formazioni razionali, consapevoli e lungimiranti dello spirito umano”. Queste nuove figure possono provenire da tutti gli strati sociali, ma è più probabile che emergano da gruppi che si trovano in una condizione di estraneità rispetto all’ordine feudale: gli eretici, gli stranieri e gli ebrei. Tutte queste categorie sono escluse dalla partecipazione alla vita pubblica e possono affermarsi solo nella vita economica. Sombart sottolinea inoltre che lo sviluppo urbano non dipende solo dai ceti mercantili, ma anche dall’accumulo della rendita fondiaria. Le origini del capitalismo vengono pertanto situate a seconda della regione, in un periodo che oscilla tra il XV e il XVII secolo.

La mentalità del capitalismo. Max Weber nel famoso saggio “ l’etica protestante e lo spirito del capitalismo” è convinto che il capitale e il lavoro libero siano sempre esistiti e che pertanto la genesi del capitalismo non coincida con la loro formazione, e sostiene anche che il capitalismo non si identifica con il commercio, ma con una forma razionale di gestione del lavoro salariato. L’origine del capitalismo va individuata nello spirito del capitalismo ciò significa che è necessario individuare quale fattore abbia indotto chi possedeva dei capitali a impegnarli in modo nuovo. A dare avvio a questa trasformazione furono “uomini educati alla dura scuola della vita, riflessivi, ponderati e audaci al tempo stesso ma soprattutto sobri e costanti, acuti e dediti interamente all’oggetto della loro attività, con istituzioni e “principi” rigorosamente borghesi”. Weber sostiene che la dottrina calvinista della predestinazione gioca un ruolo decisivo nell’educazione di questo nuovo tipo di individui; per Calvino i sentimenti e gli stati d’animo sono ingannevoli, pertanto la fede deve trovare conferma in effetti oggettivi. Il lavoro professionale viene sentito come una vocazione in quanto il suo carattere metodico e sistematico è una sorta di “ascesi intra- mondana”. Il successo nella professione, misurato con ricchezza, è quindi un segno della volontà di Dio. Weber osserva come nelle lingue dei popoli cattolici e dell’antichità non ci sia traccia di nessun termine per indicare il concetto di “professione come vocazione”, mentre nella lingua tedesca esso è indicato da Beruf e in inglese da calling. In questo modo la ricchezza è liberata da ogni contaminazione peccaminosa e la povertà, nel caso si sia abili al lavoro, è invece peccaminosa come la pigrizia. Pertanto , solo il vero credente è, in quanto tale, interamente dedito al lavoro mediante il quale glorifica e rende grazie a Dio e da cui trae segni del proprio destino di elezione. Alla mentalità dello spreco e del lusso, tipica dell’aristocrazia, la nuova borghesia calvinista contrappone la sobrietà di una vita dedicata al lavoro permettendo la “formazione del capitale grazie alla costrizione ascetica al risparmio”.
Il legame tra capitalismo e sottosviluppo. Tra i modi della diffusione del capitalismo fuori dalle regioni in cui è nato emerge l’affascinante ipotesi di Wallerstein che mette in luce il nesso che esiste tra la genesi del capitalismo in Europa occidentale e quella del sottosviluppo in altre aree del mondo, cercando così di individuare le origini del conflitto tra nord e sud del mondo che caratterizza il tempo in cui viviamo. Al centro dell’ipotesi di Wallerstein sta il concetto di economia- mondo cioè “un’economia che è essa stessa un mondo anche se le sue frontiere non racchiudono il mondo intero… E’ un’entità economica, ma non politica” Secondo W., il XVI è il secolo decisivo per la genesi del capitalismo in quanto in quel periodo “in Europa il momento storico era maturo per la creazione di una economia- mondo capitalistica. Questo sistema si basava su due istituzioni- chiave, una divisione del lavoro su scala “mondiale” ed un apparato statale burocratico in alcune aree”. I tre fattori necessari per la nascita dell’economia- mondo sono:
1) l’espansione geografica dell’Europa;
2) lo sviluppo di vari modi di controllo della lavorazione dei prodotti nelle zone del mercato mondiale;
3) la formazione di organizzazioni stabili abbastanza forti che sarebbero diventate gli Stati più importanti
di questa nuova economia- mondo.
Il primo fattore è un prerequisito degli altri due. W. sottolinea che è il bisogno di prodotti di largo consumo (cibo di migliore qualità e a prezzi migliori, legame come combustibile e per la costruzione di case e navi) a spiegare meglio questa grande impresa. Tuttavia se la spinta alle esplorazioni viene dalle esigenze alimentari, i vantaggi sono poi molto più ampi. Per quel che riguarda il secondo fattore, esso produce attraverso la progressiva articolazione dell’area dell’economia- mondo in tre zone: il centro(Europa occidentale), la semi- periferia (Italia, Francia mediterranea) e la periferia (Europa orientale e le regioni extraeuropee). In ognuna di queste zone vengono prodotte merci specifiche. “ Nelle aree geo-economiche periferiche c’erano due attività primarie: quella estrattiva, principalmente di metalli preziosi,e l’agricoltura, specie per alcuni alimenti; l’America spagnola forniva principalmente i primi mentre l’Europa dell’est forniva soprattutto i secondi.I profitti immediati delle imprese venivano divisi tra alcuni gruppi delle aree centrali, gruppi commerciali internazionali, e personale locale di sorveglianza”. W. mette quindi in luce come la schiavitù nelle Americhe e il feudalesimo nell’Europa orientale sono prodotto della creazione di un economia- mondo capitalistica. Il nuovo meccanismo che permette l’accumulazione del capitale si basa sull’intreccio della crescita della produzione soprattutto di beni di consumo. Un aspetto estremamente importante della tesi di W. È che ilo capitalismo e la divisione internazionale del lavoro nascono in Europa perché esiste una pluralità di stati collegati solo da rapporti economici e di dimensioni abbastanza circoscritte, tali che nessuno di essi possa controllare l’intero mercato mondiale. Secondo W. Il rapporto tra il rafforzamento degli stati e l’espansione dell’economia capitalistica è di reciproco sostegno: i primi assicurano il controllo politico, militare ed economico di tale sistema, sia all’interno, sia all’esterno dei propri confini, controllando i conflitti sociali interni e imponendo il proprio dominio sugli stati più deboli dell’area periferica.
La separazione di lavoro e capitale. Marx descrive lo sviluppo storico come una successione di sistemi socio- economici. Ognuno di questi sorge dallo sfaldarsi del precedente e matura fino a preparare le condizioni affinché se ne sviluppi uno nuovo. Scrive Marx: “la struttura della società capitalistica è derivata dalla struttura della società feudale”. La natura essenziale del modo di produzione capitalistico consiste nella separazione fra “operai liberi, venditori della propria forza lavoro” e i “proprietari di denaro e dei mezzi di produzione”, rintracciare le origini del capitalismo significa individuare quando si forma questa polarizzazione che ne è alla base. Marx definisce il periodo storico in cui ciò avviene “preistoria del capitale” e sostiene che “l’esplorazione dei produttori rurali, dei contadini e la loro espulsione dalle terre costituisce il fondamento di tutto il processo”. Secondo Marx solo a partire dal XVI sec. Ha avuto inizio l’era capitalistica. Marx individua inoltre una serie di fattori che nella genesi del capitalismo svolgono un ruolo complementare. Una funzione particolare è attribuita all’accumulazione del capitale monetario. Anche l’usura esercita un ruolo importante nell’accumulazione originaria, in quanto consente la concentrazione, nelle mai dell’usuraio, del capitale esorto a proprietari e produttori. Ma il ruolo decisivo è giocato dalla formazione dello stato moderno che crea condizioni perché il capitale monetario si accumuli e i processi di espropriazione siano controllati. Marx si riferisce in particolare alle leggi che permettono le enclosures e a quelle che puniscono il vagabondaggio. Queste ultime, sottolinea, sono fondamentali nella genesi del capitalismo, in quanto assicurano che i contadini espropriati si pieghino alla nuova disciplina del lavoro salariato, contribuendo così a formare la nuova classe del proletariato; lo stato inoltre garantisce il controllo dei conflitti sociali all’interno e protegge e favorisce le attività della borghesia fuori dai confini nazionali. Secondo l’inglese Dobb le forze motrici della genesi del capitalismo devono essere cercate nelle contraddizioni interne alla società feudale. Dobb sostiene che per quanto sia discutibile che lo sviluppo mercantile abbia giocato un ruolo importante nel declino del feudalesimo, esso non può essere ritenuto sufficiente. Bisogna, invece rivolgere l’attenzione ai fattori di disgregazione interni alla società feudale, in quanto lo sviluppo dell’economia mercantile ha esercitato la sua azione su un sistema già indebolito. Si avvia così la fuga dei contadini dalle campagne per darsi al vagabondaggio o al brigantaggio oppure per trasferirsi in città dove come forza lavoro a basso prezzo si mettono a disposizione dei detentori di capitali. La nobiltà si trova a dipendere sempre di più dai mercanti, ma quest’ultimi non costituiscono una classe sociale veramente nuova. I veri pionieri del capitalismo sono i piccoli produttori indipendenti (contadini benestanti e la piccola nobiltà) che si sviluppano e diffondono il nuovo modo di produzione capitalistico. Secondo Dobb le origini del capitalismo vanno collocate in due fasi storiche diverse: durante le trasformazioni sociali e politiche del XVII sec. E nel periodo della rivoluzione industriale. I termini fondamentali del modello interpretativo sono ormai fissati in quanto non viene messo in discussione il nucleo fondamentale dell’ipotesi di Marx: le origini del capitalismo sono da collocare nel momento e nel luogo nei quali si produce la contrapposizione tra lavoro salariato e capitale.

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