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Luogo antropologico

Il luogo comune dell'etnologo è quello abitato dagli indigeni. Questo luogo comune ha in se un'organizzazione interna considerabile come una seconda natura la quale comprende la geografia politica, economica, sociale, religiosa ecc... . Dato che l'etnologo è in grado di riconoscere questa seconda natura, si ritiene il più sapiente degli indigeni.
Il luogo comune di cui si parla è considerato dall'etnologo un'invenzione in quanto è stato scoperto dalle popolazioni che lo rivendicano come proprio. L'invenzione del luogo genera un fantasma dell'indigeno, ovvero di una società ancorata da tempo ad una terra non scalfita, ma genera anche l'illusione dell'etnologo di una società trasparente a se stessa, cosi da esprimersi nel modo più infimo dei suoi usi.
Il fantasma degli indigeni è quello di un mondo chiuso, dove non c'è nulla da conoscere, bisogna semmai riconoscersi. Ogni avvenimento imprevisto e ricorrente è e deve essere interpretato per essere riconosciuto per diventare oggetto di un discorso i quali termini sono spessospaziali in quanto la spazialità esprime l'identità del gruppo la quale esige un costante riesame del buono stato delle frontiere interne ed esterne. Quindi, il fantasma del luogo è solo un mezzo fantasma in quanto il luogo è stato messo a coltura ed è stato addomesticato,inoltre perché se nessuno dubita della realtà del luogo comune, nessuno ignora la realtà dei gruppi.

Anche l'illusione dell'etnologo è in realtà una semi illusione in quanto l'etnologo è tentato di identificare coloro che studia con il paesaggio e allo stesso tempo non ignora la molteplicità degli spazi e la fluttuazione delle frontiere. L'etnologo si rifà a quella che viene chiamata latentazione della totalità ovvero studiare una società in tutto il suo insieme.
La tentazione della totalità viene poi ripresa da Mauss e da Levi-Strauss: Mauss afferma che la totalità è un concetto dipendente dalle diverse istituzioni e dimensioni; Levi-Strauss invece afferma che il fatto sociale totale in realtà e solo percepito e in esso è integrata la visione che può avere uno qualsiasi degli indigeni che abita il luogo.
Il concetto sottolineato da Levi-Strauss dell'uno qualunque viene approfondito meglio da Mauss che rilascia la descrizione del cosiddetto uomo medio dicendo che esso è uno qualsiasi che non appartiene all'elite , è simile a quasi tutti gli uomini delle società arcaiche in quanto presenta una permeabilità all'ambiente immediato che consentono di definirlo come totale. Infatti secondo l'antropologo, l'oggetto stesso dell'antropologia sono le società ben localizzate nel tempo e nello spazio e dato che nel luogo comune dell'etnologo, tutti gli uomini sono medi, la localizzazione del tempo e dello spazio è dunque più facile. Per l'etnologo desideroso di caratterizzare delle particolarità singolari, l'ideale sarebbe di avere varie etnie disposte in singoli luoghi.
I limiti della visone culturalista delle società sono evidenti: sostantivare ogni singola cultura significa ignorarne il carattere problematico, la complessità di una trama sociale e disposizioni individuali che non si lasciano dedurre dal testo culturale. Le collettività hanno bisogno di pensare all'identità e alla relazione.
Il luogo antropologico è una costruzione concreta e simbolica dello spazio che da sola non potrebbe rendere conto delle vicissitudini e delle contraddizioni della vita sociale, ma alla quale si riferiscono tutti coloro ai quali assegna un posto. Il luogo antropologico è di scala variabile.
Nascere significa nascere in un luogo, essere assegnato ad una residenza, il luogo è lo spazio in cui un corpo è posto. Il luogo antropologico è storico nell'esatta misura in cui sfugge alla storia come scienza, l'habitat del luogo antropologico vive nella storia, non fa storia. Lo status intellettuale del luogo antropologico è ambiguo, esso è l'idea che coloro che l'abitano si fanno del loro rapporto con il territorio, con i loro vicini e con gli altri. Questa idea varia con il posto e il punto di vista che ciascuno occupa. L'identità e la relazione sono al centro dell'antropologia. I mercati e le capitali politiche hanno una storia; se ne creano alcuni mentre altri spariscono.

- Il monumento è l'espressione tangibile della permanenza e della durata, più i monumenti permetto di pensare alla continuità delle generazioni. I monumenti preesistono all'individuo e sopravviveranno anche dopo la morte di quest'ultimo.

- il corpo umano è concepito come una porzione di spazio, con le sue frontiere, i suoi centri vitali, le sue difese e i suoi punti deboli, la sua corazza e i suoi difetti. Sul piano dell'immaginazione è uno spazio composto e strutturato che può subire invasioni dall'esterno
- riguardo la visione del corpo viene fatto l'esempio della civiltà akan la quale considera il corpo come basato sullo psichismo di ogni individuo definito da due istanze:
- se nessuna delle due istanze è debole si ha la salute, se il corpo si indebolisce vuol dire che una delle due istanze si è indebolita, il corpo è visto come centro. Il corpo dopo la morte, tramite la mummificazione e tramite l'edificazione di una tomba prende un valore monumentale.
- Il corpo del sovrano o del re è diverso dagli altri corpi in quanto è un corpo multiplo e di questo ne fanno parte il corpo del re e quello del suo schiavo il quale muore con il primo. Al sovrano viene data una residenza coatta, è condannato alla quasi immobilità e viene presentato come un oggetto ai suoi sudditi.
- Il tema del sovrano viene ripreso da Fazer e Durkheim e descrivono dei tratti comuni a reami molto distanti tra loro nel tempo e nello spazio.
- Secondo i due è importante assicurare la funzione di centro del reame perché il potere viene identificato con il luogo in cui esso si esercita come ad esempio un edificio monumentale (casa bianca)
- La Francia è un insieme di centri più o meno importanti, è un paese accentrato, il centro è un luogo attivo.

Una dimensione storica minima è sempre stata imposta allo spazio urbano o ai villaggi francesi dall'uso dei nomi delle strade. Strade e piazze sono da lungo tempo un'occasione per le commemorazioni. E' tradizione che qualche monumento fornisca il nome alle strade che vi conducono alle piazze sulle quali sono stati edificati. I percorsi e gli incroci in Francia tendono a diventare "monumenti" in quanto creano testimonianze e ricordi. Tali intersezioni tra le nozioni di itinerario, incrocio e monumento sono particolarmente nette nelle città, specialmente a Parigi dove il riferimento storico è sempre più massiccio.

L'esistenza di tre palazzi parigini ( l'Eliseo, Matignon e l'hotel de Ville ai quali occorre aggiungere ameno due monumenti di importanza equivalente, Il palais de Luxembourg e l'assemblea nazionale) mostrano che la metafora geografica rende più facilmente conto della nostra vita politica che si vuole centralizzare e che aspira sempre a definire o a riconoscere un dentro del centro da dove tutto potrebbe e dove tutto arriverebbe.
Sul piano geografico, il centro di Parigi potrebbe essere un itinerario quello del corso della Senna da dove si può intravedere la maggior parte dei monumenti, con i monumenti stessi come se nella capitale di Francia tutto dovesse diventare monumento e centro.
I romanzi polizieschi di Leo Malet risvegliano le nostalgie degli anni 50 ma non sono del tutto inattuali. Ciò non toglie che Parigi sia sempre meno vissuta che vi si lavori sempre troppo e che questo movimento appare come il segno di un mutamento più generale del paese. Il rapporto con la storia che ossessiona i nostri paesaggi, è forse una fase di estetizzazione e di desocializzazione e artificializzazione. Ma come diceva Maeraux, le nostre città si trasformano in musei proprio mentre tangenziali, autostrade, treni, ad alta velocità e strade a scorrimento veloce le aggirano. Tuttavia questo aggirare non è privo di rimorsi.

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