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Un modo diverso di guardare gli altri prima dell'antropologia

Nella cultura europea l’interesse per le altre popolazioni nasce ai tempi dei greci e latini ; le “Storie di Erodoto” , scritte intorno al V secolo a.C., forniscono informazioni sui popoli che entrarono in contatto con i Greci; la Germania di Tacito, scritta nel I secolo d.C. descrive le tribù della Germania.
Nonostante questo interesse per le altre popolazioni, nel Settecento, con l’Illuminismo viene ad affermarsi un modo di rapportarsi all’altro confrontando le varie esperienze sociali e gli usi e costumi con un distacco critico.
Nei racconti filosofici è possibile riscontrare l’atteggiamento antropologico nella cultura europea (esempi di racconti filosofici sono le “Lettere persiane” di Montesquieu, “l’ingegno” di Voltaire e il “Supplemento” al viaggio di Denis Diderot)

“l’ingegno” di Voltaire narra le avventure di un ragazzo indiano d’America appartenente alla tribù degli Uroni, trovatosi in Francia e coinvolto in vari affari.
Diderot descrive la vita dei Tahitiani come felice e libera. Pur trattando popolazioni diverse i due autori confrontando i modi di vita europei con culture totalmente diverse , ma assolutamente non primitive.
Montesquieu, Voltaire e Diderot anticiparono temi che in seguito furono sviluppati dall’antropologia: infatti , ponendo allo stesso livello sia gli europei che le persone appartenenti ad altre civiltà , assunsero un atteggiamento critico verso i costumi europei. Nelle opere inizia così a sorgere l’”Eurocentrismo”, cioè la tendenza a interpretare ogni cosa secondo il modello europeo, ritenuto superiore agli altri.

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