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Mass media e comunicazione

Grazie alla globalizzazione e a Internet, da qualsiasi angolo del pianeta è possibile accedere alle stesse notizie, agli stessi film, alla stessa musica e agli stessi programmi televisivi. Negli ultimi decenni abbiamo assistito a un processo di convergenza nella produzione, nella distribuzione e nel consumo di informazione. Al centro di questa rivoluzione delle comunicazioni c’è internet. Con l’espansione di tecnologie come il riconoscimento vocale, la trasmissione a banda larga, il web casting e i collegamenti ad alta velocità, Internet minaccia di cancellare qualsiasi distinzione tra le forme tradizionali di comunicazione e di diventare lo strumento di informazione, intrattenimento, pubblicità e commercio per eccellenza.

I giornali

Derivano dai pamphlet e dai fogli di informazione stampati e diffusi nel Settecento. Soltanto a partire dal XIX secolo sono diventati “quotidiani”. Il giornale ha rappresentato uno sviluppo di importanza fondamentale nella storia dei mezzi di comunicazione moderni, in quanto ospitava molti tipi diversi di informazione in un formato ridotto e facilmente riproducibile. A lungo i giornali furono il mezzo principale con cui le informazioni venivano trasmesse rapidamente a un pubblico di massa. La loro influenza è scemata con l’arrivo della radio, del cinema e della televisione.


La televisione

Le cosiddette reti generaliste, che trasmetto in chiaro e sono quindi accessibili a tutti, sono state affiancate dalle reti ad eccesso condizionato, che trasmettono in codice, via satellite o vi cavo, e sono accessibili solo su abbonamento. Satellite e cavo stanno trasformando quasi ovunque la natura della televisione. Essi rendono sempre più difficile ai governi il controllo dei contenuti televisivi.
Sono state condotte moltissime ricerche per cercare di valutare gli effetti dei programmi televisivi sulle persone e in particolare sui bambini. Un tema di ricerca assai comune riguarda l’impatto della televisione sulla propensione alla violenza e alla criminalità.
La presenza di scene violente nei programmi televisivi è ben documentata. In generale le ricerche sugli “effetti” della televisione tendono a trattare i telespettatori come un pubblico passivo e incapace di discriminazione nel reagire a ciò che vede. Guardare la televisione, anche quando si tratta di programmi banali, non è di per sé un’attività intellettuale di basso livello: i bambini “leggono” i programmi collegandoli ad altri sistemi di significato che fanno parte della loro vita quotidiana.

La televisione funziona oggi come un flusso continuo. La pubblicità spezza i programmi, ma le trasmissioni non prevedono “buchi”. La nozione di genere televisivo è utile per dare un senso alla natura apparente-mente caotica della programmazione televisiva. I generi sono le categorie con cui sia i produttori sia gli spettatori classificano i diversi tipi di programma.
Le soap-opera sono come la televisione: ininterrotte. La caratteristica fondamentale del genere soap è che richiede si essere seguito con assiduità. Il singolo episodio ha ben poco senso. La soap presumono un plot noto allo spettatore assiduo, che acquista familiarità con i personaggi, le loro personalità e le loro esperienze.

Innis sostiene che il carattere dei mezzi di comunicazione influenza enormemente l’organizzazione sociale.
“Il mezzo è il messaggio”(McLuhan) significa che la natura dei media influenza la società molto più dei messaggi trasmessi. I media elettronici, secondo McLuhan, stanno creando ciò che egli chiama villaggio globale: ogni evento può essere seguito in tutto il mondo in tempo reale, cosicché tutti partecipano simultaneamente agli stessi eventi.

Tra i principali oggetti di interessi della Scuola di Francoforte troviamo l’industria culturale finalizzata alla produzione del’intrattenimento di massa: radio, televisione, cinema, musica popolare, giornali, riviste. Gli studiosi francofortesi sostenevano che la diffusione dell’industria culturale, con i suo prodotti di consumo standardizzati, insidiava le capacità degli individui di sviluppare un pensiero critico autonomo e creativo. Lo sviluppo dei mass media e dell’intrattenimento di massa ha fatto sì che la sfera pubblica (arena di pubblico dibattito) diventasse in gran parte una mistificazione.

Secondo Baudrillard l’avvento dei mass media, in particolare dei media elettronici come la televisione, ha trasformato la natura stessa della nostra vita. La Tv non rappresenta il mondo, ma definisce in misura crescente che cosa è il mondo. Baudrillard parla di iperrealtà = non esiste più una realtà a sé stante che la televisione ci consente di vedere; essa è sostituita da una realtà “di grado superiore interamente affidata alle immagini televisive.” L’iperrealtà prodotta dai media è fatta di simulacri: immagini che ricevono senso solo da altre immagini e perciò non hanno fondamento in alcuna “realtà esterna”. Nessun leader può oggi vincere un’elezione se non appare costantemente in televisione: l’immagine televisiva del leder è la “persona” che la maggior parte degli spettatori conosce.

Thompson
ha analizzato la relazione tra i media e lo sviluppo delle società industriali. Dalle prima forme di stampa fino alla comunicazione elettronica i media hanno svolto un ruolo centrale nella creazione delle istituzioni moderne. Secondo Thompson l’atteggiamento della Scuola di Francoforte verso l’industria culturale è eccessivamente negativo. Egli pensa che mass media non impediscano il pensiero critico, bensì offrano molte forme di informazione cui prima era negato l’accesso. La teoria dei media elaborata da Thompson distingue tre tipi di interazione:
• l’interazione faccia a faccia  avviene in un contesto di compresenza, è ricca di indizi simbolici che gli individui utilizzano per dare senso a ciò che gli altri dicono
• l’interazione mediata  implica lì utilizzo di una tecnologia mediale: la stampa, la trasmissione elettrica, l’elettronica. L’interazione di questo tipo ha luogo direttamente tra individui specifici ed è di tipi dialogico
• la quasi-interazione mediata  è costituita da quelle particolari relazioni sociali che sono caratterizzate dai mass media. È caratterizzata dal prolungamento nello spazio e nel tempo e da una gamma ristretta di indizi simbolici (come quella mediata)

La nozione di ideologia rimanda all’influenza delle idee sulle credenze e sulle azioni degli individui. Marx, ad esempio, considerava l’ideologia come “falsa credenza” (le classi dominanti sono in grado di controllare le idee che circolano nella società, giustificando la loro posizione di dominio). Thompson sostiene che la nozione critica sia da preferire, perché connette l’ideologia al potere. L’ideologia, infatti, comporta l’esercizio del potere simbolico, cioè l’uso delle idee per nascondere, giustificare o legittimare gli interessi dei gruppi sociali dominanti.

Un aspetto fondamentale dei media è l’infrastruttura che permette la comunicazione lo scambio di informazioni.
 Continuo incremento della potenza dei pc
 Continuo decremento dei loro costi
 Sviluppo delle comunicazioni via satellite e via fibra ottica
 Digitalizzazione dei dati  consente la multimedialità. La digitalizzazione è anche alla base dei media interattivi, che consentono agli individui di intervenire attivamente su ciò che vedono o ascoltano

A partire dall’ultimo decennio del secolo scorso abbiamo assistito allo sviluppo spettacolare della telefonia mobile. La cosiddetta “prima generazione” di telefoni cellulari dimostrò in maniera pioneristica ce era possibile conciliare comunicazione e mobilità. La tecnologia digitale produsse poi una “seconda generazione” di telefoni più veloci, meno ingombranti e più convenienti. La “terza generazione” di telefonia cellulare è quella che ci sta accompagnando nell’era di “Internet senza fili”.

Internet nasce al Pentagono nel 1969, con il nome di Aparnet. Inizialmente il suo obiettivo era limitato: doveva consentire agli scienziati che lavoravano per la Difesa in diverse parti d’America di mettere in comune le risorse e condividere l’uso di costosi strumenti. Sino ai primi anni Ottanta l’Internet del Pentagono consisteva di 500 computer collocati in laboratori militari e dipartimenti universitari. Con la diffusione dei pc, esso iniziò a diffondersi anche fuori dall’ambito militare e universitario. Molti parlano di divario digitale, cioè disparità di accesso alle tecnologie della comunicazione elettronica. La diffusione mondiale di Internet ha sollevato importanti interrogativi per i sociologi. Internet sta trasformando i contorni della vita quotidiana, offuscando i confini tra globale e locale, aprendo nuovi canali di comunicazione e interazione, trasferendo on-line un numero crescente di attività. Mentre fornisce nuove eccitanti opportunità di esplorare il mondo sociale, però, Internet minaccia di svuotare le relazioni e le comunità umane. Alcuni sociologi affermano che la diffusione di Internet accentua l’isolamento sociale e l’atomizzazione.
In uno studio sulla globalizzazione condotto da un gruppo di studiosi coordinato da Held sono elencati cinque cambiamenti fondamentali che hanno contribuito a creare il nuovo ordine mediatico globale.
• Crescente concentrazione della proprietà  i media globali sono dominati da un piccolo numero di enormi e potentissimi gruppi imprenditoriali
• Passaggio dalla proprietà pubblica a quella privata privatizzazione delle aziende dei media e delle telecomunicazioni in molti paesi
• Sviluppo di strutture aziendali transnazionali  le imprese del settore non operano più entro rigidi confini nazionali
• Integrazione dei prodotti mediali  l’industria dei media p molto più integrata e meno segmentata che in passato
• Aumento delle fusioni aziendali  si è affermata la tendenza ad alleanze tra aziende appartenenti a segmenti diversi dell’industria dei media

La posizione dominante dei paesi industrializzati nella produzione e nella diffusione di prodotti mediali ha indotto molti osservatori a parlare di imperialismo mediatico. In discussione non è solo la sopravvivenza di molte specificità culturali: il controllo dell’informazione da parte delle maggiori imprese di comunicazione occidentali fa sì che a livello globale sia costantemente privilegiato il “primo mondo”, mentre ai paesi in via di sviluppo si presta attenzione soprattutto in occasione di catastrofi, crisi, guerre o altre violenze.

Sembra ovvio che nel settore dei media debba operare, nell’interesse pubblico, un pluralità di soggetti, perché ciò assicura che trovino ascolto gruppi e opinioni differenti. Ma limitare le proprietà e l’uso di tecnologie può influire sullo sviluppo del settore. Una politica di regolamenti zone dei media potrebbe partire dal riconoscimento che il controllo del mercato da parte di poche grandi imprese è una minaccia sia per la competizione economica sia per la democrazia. Competitività significa pluralismo, e si presume che il pluralismo sia una buona cosa per la democrazia.

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