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Lavoro e attività economica

Un modo per comprendere la portata del cambiamento nella vita economica attuale consiste nel considerare i percorsi lavorativi che si sono affermati nel breve svolgere di una generazione.

Per la maggior parte della popolazione adulta il lavoro occupa una parte della vita più consistente di qualsiasi altra attività. Spesso la nozione di lavoro è associata a quella di fatica, cioè a un insieme di compiti da minimizzare e, se possibile, da evitare del tutto. Ma il lavoro è qualcosa di più della semplice fatica. Nelle società moderne avere un lavoro è importante per conservare la stima di sé. Possiamo individuare almeno sei importanti benefici offerti dal lavoro retribuito:
 sicurezza del reddito
 acquisizione di competenze e capacità
 diversificazione dell’esperienza  ambiti di vita diversi da quello domestico

 strutturazione del tempo  giornata organizzata in base al ritmo del lavoro
 contatti sociali  opportunità di stringere amicizie e condividere con altri una serie di attività
 identità sociale

Spesso tendiamo a fare coincidere il lavoro con il lavoro retribuito, ma si tratta di una semplificazione. Il lavoro non retribuito occupa uno spazio rilevante nella vita di molte persone. Gran parte del lavoro svolto nell’ambito dell’economia informale (= attività esterne alla sfera dell’occupazione regolare, che comportano un pagamento in denaro, o uno scambio diretto di beni o servizi) non viene registrato dalle statistiche ufficiali sull’occupazione. In termini generali il lavoro, retribuito o meno, può essere definito come lo svolgimento di compiti che richiedono uno sforzo fisico o mentale, con l’obiettivo di produrre beni o servizi destinati a soddisfare i bisogni umani. Un’occupazione è una prestazione di lavoro regolarmente retribuita con un salario o uno stipendio. In tutte le culture, il lavoro è la base dell’economia, cioè l’insieme delle attività concernenti la produzione e la distribuzione di beni e servizi.

Nelle società moderne l’economia si basa sulla produzione industriale, mentre solo una piccola parte della popolazione lavora nell’agricoltura. Anche l’industria moderna è in continuo cambiamento, in funzione dell’innovazione tecnologica e del più ampio contesto socio-economico ( introduzione di macchine risparmiatrici di manodopera: tecnologia informatica).

Secondo alcuni studiosi stiamo oggi assistendo alla transizione verso un nuovo tipo di società non più basata prevalentemente sull’industrializzazione  economia della conoscenza: la crescita della ricchezza è alimentata dalle idee e dalle informazioni; la maggior parte della forza lavoro è impegnata non nella produzione e distribuzione di beni materiali, ma nella progettazione, nello sviluppo e nella commercializzazione di beni immateriali.

Una delle caratteristiche maggiormente distintive del sistema economico moderno è lo sviluppo di una di-visione del lavoro altamente complessa e diversificata. Nelle società tradizionali il lavoro extra-agricolo consisteva nell’esercizio di mestieri, appresi attraverso un lungo periodo di apprendistato, contraddistinti da una caratteristica fondamentale: il lavoratore provvedeva di norma a tutti gli aspetti dell’intero processo produttivo, dall’inizio alla fine. Con l’avvento della produzione industriale moderna, molti mestieri tradizionali scomparvero del tutto, mentre la maggior parte di quelli che sopravissero fu incorporata in processi produttivi complessi e parcellizzati. La società moderna ha assistito anche a un cambiamento dei luoghi in cui il lavoro può svolgersi. Prima dell’industrializzazione si lavorava soprattutto in casa. L’introduzione delle macchine industriali, prima a vapore e poi elettriche, contribuì alla separazione tra abitazione e lavoro. Le fabbriche divennero i luoghi fondamentali dello sviluppo industriale  la produzione di massa sostituiva progressivamente quella artigianale.
In un sistema industriale moderno esistono molte migliaia di occupazioni. La scarsa divisione del lavoro a-veva un’importante conseguenza sul tipo di economia della società tradizionali autosufficienza economica; nelle società moderne invece l’altissima divisione del lavoro ha provocato un’enorme espansione dell’interdipendenza economica.

Per Marx l’avvento dell’industrializzazione e del lavoro salariato comportava l’alienazione dei lavoratori: essi perdevano il controllo del proprio lavoro, erano obbligati a svolgere compiti monotoni e ripetitivi, venivano provati di ogni capacità creativa. Nel sistema capitalistico gli operai finiscono per adottare un approccio strumentale al lavoro, riducendolo al semplice strumento per guadagnarsi da vivere.

L’approccio di Taylor a quella che egli chiamava organizzazione scientifica del lavoro comportava lo studio dettagliato dei processi industriali, in modo da scomporli in operazioni elementari che potevano essere cronometrate e organizzate con precisione.

• Il taylorismo non era solo un approccio accademico, ma ebbe una grande influenza sull’organizzazione della produzione industriale. Molte fabbriche impiegarono le tecniche tayloriste per massimizzare la produzione e per incrementare il livello di produttività del lavoro. Taylor si preoccupò di migliorare l’efficienza industriale, ma prestò scarsa attenzione alla destinazione di tale efficienza. La produzione di massa richiedere mercati di massa e l’industriale automobilistico Henry Ford fu tra i primi a rendersi conto e ad approfittare di questa caratteristica.

• Fordismo è la definizione usata per indicare il sistema, sviluppato da Ford, della produzione di massa collegata allo sfruttamento dei mercati di massa. Laddove il taylorismo si era concentrato esclusivamente sul modo più efficace per portare a termine operazioni separate, il fordismo rappresentò un ulteriore passo avanti, collegando queste operazioni separate a un processo produttivo continuo e dinamico  catena di montaggio mobile (ogni operaio aveva un specifico, mentre la carrozzeria si spostava lungo la catena stessa)

Per un certo tempo sembrò che il fordismo rappresentasse il futuro di tutta la produzione industriale. Ciò tuttavia non si è verificato. Il fordismo può essere applicato solo in alcuni settori industriali, che producono merci standardizzate per i mercati di massa. La produzione di tipo fordista è relativamente facile da copiare se si hanno le risorse per costruire uno stabilimento. I problemi del taylorismo e del fordismo non si esaurirono però nella necessità di impianti dispendiosi. Taylorismo e fordismo sono stati chiamati da alcuni sociologi dell’industria sistemi a basso affidamento. Le mansioni vengono stabilite dalla direzione e adattate alle macchine. I lavoratori sono strettamente sorvegliati e dotati di scarsa autonomia d’azione. I sistemi ad alto affidamento sono quelli in cui lavoratori sono lasciati abbastanza liberi di controllare l’andamento, e anche il contenuto, del lavoro, all’interno di alcune linee guida prestabilite.

Mercati di massa  sostituiti da mercati di nicchia, centrati su beni innovativi di alta qualità  allontana-mento dai principi del fordismo = post-fordismo. Il termine viene usato per indicare una serie di cambia-menti tra loro collegati che si stanno verificando non solo nel lavoro e nella vita economica, ma in tutta la società

Taylorismo e fordismo sono adatti alla produzione su grande scala per mercati di massa, ma del tutto inadeguati alla produzione su piccola scala, o addirittura per il singolo cliente. Il sistema della produzione flessibile prevede che piccole squadre di lavoratori ad alta specializzazione impieghino tecnologie avanzate per produrre quantità ridotte di beni con caratteristiche finalizzate alla soddisfazione di una specifica clientela.

La produzione di gruppo è stata talvolta introdotta all’automazione per riorganizzare il lavoro. L’idea di fondo è quella di accrescere la motivazione dei lavoratori consentendo ai gruppi di collaborare al processo produttivo, invece di esigere da ciascun lavoratore di trascorrere la giornata svolgendo sempre lo stesso compito  circoli di qualità. Ai lavoratori che appartengono a questi circoli viene impartita una formazione aggiuntiva che consente loro di partecipare attivamente alla discussione dei problemi produttivi. Anche in contesti lavorativi non automatizzati il lavoro di squadra si sta diffondendo come strumento per accrescere l’efficienza, stimolare lo sviluppo del prodotto, risolvere i problemi di produzione. Nel lavoro di squadra anziché l’esecuzione di una mansione prefissata, ai dipendenti è richiesto un modo di lavorare meno rigido, orientato alla collaborazione con altri lavoratori e consulenti esterni su progetti a breve termine ( pubblicità e marketing).
La produzione di gruppo e il lavoro di squadra vanno di pari passo con il multiskilling (= sviluppo di una forza lavoro con competenze multiple, capace di assumersi un’ampia gamma di responsabilità). Il multiskilling è connesso con il concetto di formazione sul lavoro. Anziché impiegare persone con specializzazioni ben definite, molte aziende preferiscono assumere non specialisti capaci di sviluppare nuove competenze direttamente sul posto di lavoro.
 periodo neofordista (fase di adattamento)

Per lungo tempo nelle società occidentali il lavoro retribuito è stato soprattutto stipendio maschile. Negli ultimi decenni questa situazione è cambiata radicalmente e un numero crescente di donne è entrato nel mercato del lavoro.
Nel passato gli uomini, che svolgevano in lavoro esterno alla famiglia, dedicavano buona parte del loro tempo alla sfera pubblica, mentre le donne divennero portatrici del “valori domestici” ed ebbero la responsabilità di compiti quali l’allevamento della prole, la cura della casa e la preparazione dei pasti. Le donne con un reddito da lavoro erano in larga parte cameriere e domestiche; quelle occupate nelle fabbriche o negli uffici erano principalmente giovani donne nubili, i cui salari venivano spesso pagati dai datori di lavoro direttamente ai genitori. Una volta sposate, rinunciavano in genere a lavorare per concentrarsi sui doveri familiari.
Nonostante l’uguaglianza formale, le donne sono tuttora svantaggiate rispetto agli uomini nel mercato del lavoro.

 La segregazione occupazionale di genere
Alle donne lavoratrici sono state tradizionalmente riservate occupazioni di routine scarsamente retribuite. L’espressione segregazione occupazione di genere indica il fatto che uomini e donne si concentrano in lavoro diversi, a seconda che vengano considerati specificatamente “maschili” o “femminili”.
 Segregazione verticale: concentrazione delle donne in posizioni di scarso potere e con po-che prospettive di carriera
 Segregazione orizzontale: destinazione di uomini e donne in diverse categorie d’impiego

 La concentrazione in lavori part-time
I lavori part-time sono spesso preferiti dalle donne, che cercano di conciliare il lavoro con gli impe-gni familiari. Ma il part-time ha anche diversi svantaggi: retribuzione ridotta, insicurezza del posto e limitate opportunità di carriera. Molte donne scelgono felicemente di lavorare part-time per adempire ai tradizionali obblighi domestici.

 Il divario retributivo
In molti paesi la retribuzione media delle donne occupate è nettamente inferiore a quella degli uomini, anche se la differenza si è nettamente ridotta nel corso del tempo  passi significativo in direzione dell’uguaglianza.

Nella sua forma attuale il lavoro domestico è nato con la separazione della casa dal luogo di lavoro. Nello stesso tempo, il lavoro domestico veniva ad essere considerato tipicamente femminile, il lavoro extra-domestico tipicamente maschile. Questo modello convenzionale di divisione domestica del lavoro era molto semplice: le donne si facevano carico di tutti i lavori domestici, mentre gli uomini “mantenevano” la famiglia guadagnandosi uno stipendio. Il lavoro domestico non retribuito ha un’enorme importanza per l’economia  il lavoro domestico sostiene il resto dell’economia fornendo gratuitamente servizi da cui di-pende gran parte della popolazione attiva. Esso presenta anche aspetti problematici: assorbimento a tem-po pieno nelle occupazioni domestiche può essere fonte di isolamento e insoddisfazione.
L’ingresso crescente delle donne nel mercato del lavoro retribuito sta portando alla rinegoziazione dei modelli familiari tradizionali. La figura del male breadwinner è ormai l’eccezione.

Il declino del modello imperniato sul male breadwinner che provvede al sostentamento di tutta la famiglia ha avuto conseguenze complesse: maggiore uguaglianza uomo/donna  trasformazioni nell’economia e nel mercato del lavoro.

 Lavoro dei genitori e sviluppo del bambino
L’ingresso sempre più massiccio delle madri nel mercato del lavoro ha spinto molti a interrogarsi sugli effetti a lungo termine che ciò può avere sul benessere dei figli. Il fatto sorprendente è che il contatto minore con i genitori si ha nelle famiglie in cui il padre lavora a tempo pieno e la madre è casalinga.

 Pressioni sulle madri che lavorano
Le donne continuano a sostenere la maggiore responsabilità nella cura dei figli. Ciò significa che le madri lavoratrici con figli piccoli devono conciliare, giorno dopo giorno, le esigenze infinte del lavo-ro e della casa. Nel caso delle donne sole, l’impresa appare ancora più ardua.

Le politiche di sostegno alla famiglia, sono convenienti anche per le aziende.
• Orario flessibile  possibilità di determinare il proprio orario di lavoro
• Job sharing  = lavoro ripartito, permette a due persone di condividere i compiti, e la retribuzione, di una sola posizione lavorativa
• Telelavoro  permette di svolgere da casa le proprie mansioni o parte di esse, con l’aiuto di un computer e di un modem
• Congedi genitoriali condizioni affinché i genitori possano occuparsi dei figli piccoli senza risentir-ne sul piano professionale, incoraggiando anche i padri ad assentarsi dal lavoro per collaborare alla cura dei figli

I tassi di disoccupazione hanno oscillato considerevolmente durante il secolo scorso.
Keynesismo = approccio fondato sulla convinzione che la disoccupazione derivi da un insufficiente potere d’acquisto sul mercato delle merci, col risultato che la produzione non viene stimolata. A disoccupazione non è facile da definire. Significa “essere senza lavoro”. Ma “lavoro” qui sta per “lavoro retribuito” e “lavoro formalmente riconosciuto”, dunque non comprende il lavoro delle casalinghe, o le tante forme di lavoro in nero.
Abbiamo due tipi differenti di disoccupazione:
 disoccupazione frizionale = naturale e momentanea uscita dal mercato del lavoro di individui che cambiano impiego, che cercano lavoro dopo la laurea o che attraversano un periodo di cattiva salute
 disoccupazione strutturale = mancanza di lavoro provocata da condizione complessive dell’economia, anziché da circostanze legate al singolo individuo

L’esperienza della disoccupazione può essere molto sofferta per chi è abituato ad avere un lavoro sicuro. La conseguenza più immediata è una perdita di reddito. Il neo-disoccupato spesso subisce un trauma, seguito dall’ottimismo circa le nuove possibilità che gli si prospettano. È importante notare che l’esperienza della disoccupazione varia a seconda della classe sociale. per i membri delle classi inferiori le conseguenze della disoccupazione si fanno sentire soprattutto in termini finanziari, per quelli delle classi più elevate soprattutto in termini di status sociale.

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