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I modelli teorici della psicologia sociale

La psicologia sociale mosse i primi passi nei primi del ‘900. La prima grande inchiesta sociale fu effettuata nel 1929, l’anno della grande crisi economica, dallo psicologo E.Mayo che, verificò il valore determinante del fattore umano e dei rapporti sociale nella produttività industriale, indipendentemente dalle condizione materiali di lavoro: scoprì che il rendimento delle lavoratrici migliorava quando venivano inserite in un gruppo specializzato e acquisivano un preciso status professionale. Solo agli inizi del ‘900 la psicologia sociale si afferma negli Stati Uniti come branca autonoma dalla psicologia e dalla sociologia, con la pubblicazione del primo manuale di psicologia sociale ad opera di W.Mc Dougall. La prospettiva behaviorista o comportamentista dominò la psicologia americana fino agli anni 60 e considerava determinanti per il comportamento umano le condizioni ambientali, ossia i premi e le punizioni che fin dall’infanzia influenzano la strutturazione della personalità, rinforzando o disincentivando alcuni tratti del carattere. Il fondatore del comportamentismo J.Watson arrivò a sostenere che se gli avessero dato dei bambini da allevare ne avrebbe potuto fare a sua scelta magistrati, scienziati artisti o delinquenti. F.Allport e B.Skinner dimostrarono attraverso numerosi esperimenti la possibilità di plasmare il comportamento con una particolare forma di rinforzo: l’approvazione sociale. Questa impostazione può indurre al controllo sociale. La prospettiva cognitivista sostiene che sono gli individui ad interpretare ed organizzare attivamente l’interazione con la realtà sociale. Il maggiore rappresentante di questa corrente fu K.Lewin considerato il fondatore degli studi sulla dinamica del gruppo; nel 1933 egli fu costretto, in quanto ebreo, ad emigrare negli Stati Uniti, dove elaborò la teoria del campo, che studia le interazioni psicologiche tra l’individuo e l’ambiente; il comportamento degli uomini è il prodotto dell’interazione tra la persona e l’ambiente cioè dipende dal modo con cui ogni individuo si rappresenta il mondo dal proprio punto di vista psicologico. Il concetto di campo rappresenta la totalità di tutti i fattori psicologici che influenzano l’individuo e il suo spazio vitale. L’individuo che possiede una personalità interiore e una personalità percettivo- motoria rivolta all’ambiente esterno, si colloca al centro di un campo di forze ambientali che lo modificano e che egli contribuisce a modificare. Lewin descrive la personalità come un insieme di regioni, spazi separati ma intercomunicanti: quando l’individuo passa da un’attività all’altra compie un movimento definito locomozione. Nello spazio di vita la locomozione e la comunicazione sono attivate da forze o vettori che tendono a raggiungere le regioni con valenza positiva in relazione alle motivazioni, ai bisogni e ai valori della persona. Il movimento può venire bloccato da una barriera più rigida tra una regione e l’altra e in questo caso vengono messe in atto manovre di aggiramento che permettono di arrivare all’obbiettivo non direttamente ma passando da altre regioni. Il conflitto si verifica quando il soggetto si trova a dover scegliere tra due regioni a valenza positiva, tra due a valenza negativa, oppure fra una positiva e una negativa. Lewin analizzò inoltre l’atmosfera di gruppo che non deriva dalla semplice somma delle singole situazioni psicologiche ma da una nuova dinamica che nasce dall’interscambio tra i membri del gruppo. L’essenza di un gruppo è riconducibile al sistema di relazioni che si instaura tra loro: un gruppo è tutto dinamico, dotato di un’unità che trascende i singoli, una realtà autonoma sempre in stretto rapporto con l’ambiente esterno. La prospettiva dell’interazionismo simbolico pose l’accento sull’importanza dei ruoli e delle regole sociali che acquistano un valore simbolico comune a tutti i membri di una data cultura e danno significato alle relazioni interumane. Il fondatore della teoria dei ruoli G.H.Mead pose in primo piano il ruolo fondamentale dei fattori sociale nello sviluppo dei processi psichici e sostenne che l’uomo si distingue dagli animali per l’infinità di significati simbolici che è in grado di apprendere. Il Sé nella teoria di Mead è la somma dei ruoli sociali che assumiamo nel corso della vita: non sono tanto gli altri ad influenzarci dall’esterno, piuttosto “le presone che abbiamo dentro di noi attraverso una rappresentazione simbolica”. Mead ritiene che anche la malattia mentale sia spesso determinata dall’irrigidimento di un ruolo, nel senso che l’individuo, quando si identifica nel ruolo di malato di mente, non è più libero di esprimere la propria personalità. J.L.Moreno si interessò ai rapporti all’interno del gruppo e scoprì le dinamiche di attrazione- repulsione che lo strutturano; egli si propose di studiare in maniera scientifica l’orientamento del gruppo attraverso la sociometria, tecnica di valutazione basata sugli indirizzi di preferenza. Il metodo consiste nel domandare ad ogni soggetto quale altro membro del gruppo preferirebbe avere come collaboratore nelle diverse attività e nel rappresentare graficamente i risultati ottenuti in un sociogramma. Emergono così le persone più ricercate e apprezzate e quelle meno considerate e quindi più emarginate rispetto alla vita del gruppo. Inoltre individuò nella dinamica di gruppo anche dei ruoli segreti, cioè aspettative e desideri non espressi, spesso inconsci, che non potendosi manifestare creano tensioni e conflitti. Con lo psicodramma è possibile fare emergere questi ruoli segreti.

Lo psicodramma è una tecnica terapeutica catartica: i soggetti recitano il ruolo delle persone più significative della propria vita ed esprimono così le emozioni più profonde, portando alla luce le dimensioni inconsce represse. Una tecnica particolarmente liberatoria è il rovesciamento dei ruoli in cui ciascun membro del gruppo riveste il ruolo di un altro molto distante da quello che egli solitamente ricopre; E.Goffman ha studiato i processi di interazione e comunicazione che si svolgono nella vita quotidiana. Il ruolo, ovvero il sistema di modi di apparire in pubblico, con cui l’attore sociale gioca e che si può di volta in volta modificare, nasce dal confronto tra l’immagine che ciascuno ha di se stesso e quella che gli viene fornita dagli altri con cui interagisce.
L’ATTRAZIONE INTERPERSONALE
È attraverso il confronto continuo con gli altri che l’uomo trova stimolo alla conoscenza, al cambiamento, alla creatività. In effetti la solitudine può essere tollerata solo quando è frutto di una scelta temporanea e non è provocata dall’incapacità di stabilire contatti sociali e di entrare in intimità con gli altri. La difficoltà a relazionarsi con gli altri e la tendenza ad isolarsi è spesso il segnale di problematiche psicologiche, di una sofferenza che può sfociare nella depressione. Gli studiosi hanno definito attrazione interpersonale o bisogno di affiliazione questa spinta al legame sociale. Ne hanno individuato tre componenti principali:
- la componente affettiva coinvolge la sfera dei sentimenti vissuti
- la componente comportamentale si riferisce ai comportamenti messi in atto
- la componente cognitiva riguarda la valutazione e gli aspetti conoscitivi che sono implicati
Hanno anche ricercato i principi fondamentali su cui si basa la nostra disposizione naturale a selezionare e scegliere le persone, dalla ricompensa, dalla gratificazione e dalla valorizzazione che i partner della relazione si offrono reciprocamente. Sono state riconosciute quattro fonti specifiche dell’attrazione interpersonale:
Vicinanza fisica: la possibilità di essere a contatto diretto con le persone e condividerne l’esperienza. Ad esempio in una classe i legami si coordinano più facilmente anche per l’atmosfera di gruppo che si crea. Secondo E.T.Hall nella nostra società la distanza fisica che le persone stabiliscono tra di loro (spazio interpersonale) varia in relazione alle diverse situazioni comunicative:
- la zona dell’intimità si crea nelle relazioni più profonde e confidenziali (es.rapporto di coppia)
- la zona personale si crea tra amici e conoscenti stretti
- la zona sociale si crea nelle conoscenze casuali e tra i compagni di lavoro
- la zona pubblica si crea con gli estranei e negli incontri formali
2. Somiglianza: la similarità di enti, gusti, opinioni, che crea sintonia e apprezzamento reciproco. Ci è più facile andare d’accordo, ci sentiamo maggiormente compresi e rafforziamo la nostra autostima; però quando gli altri sono troppo simili a noi, possono diventare meno stimolanti e attraenti. Per reagire al rischio della noia ci può accadere di ricercare legami con persone completamente diverse da noi, stabilendo le relazioni complementari.
3. Reciprocità: la tendenza a corrispondere e ricambiare la simpatia che ci dimostrano gli altri. Se ci sentiamo apprezzati e stimati siamo portati a rispondere con la stessa disponibilità ed entusiasmo, pichè la conferma alla propria autostima è un elemento che rafforza l’attrazione; Anche una critica dura ma onesta è spesso ben accetta e può consolidare il rapporto, rinforzando l’attrazione.
4. Attrazione fisica: ci porta ad essere meglio predisposti verso le persone che hanno un aspetto piacevole; questo succede pechè gli individui di bell’aspetto per un effetto di alone vengono vissutio anche come socievoli, cordiali e sicuri di sé; è più frequente nei rapporti superficiali, perché nel momento in cui si approfondisce la conoscenza entrano maggiormente in gioco gli aspetti più profondi della personalità. Gli studi sull’afflizione hanno dimostrato che l’attrazione è influenzata dal bisogno degli individui di ricevere informazioni e rassicurazione nelle situazioni difficili e ambigue.

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