Genius 72174 punti

Cultura giovanile

Un grande scrittore russo del XIX secolo,Fedor Dostoevkij, in un passaggio facente riferimento alla cultura giovanile dell’epoca si esprimeva così: “Essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza,anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro”.
Ed è proprio così. Per molto tempo,purtroppo,la nostra società ha tentato (e sfortunatamente è riuscita nel suo intento) a reprimere e ottundere i valori dei giovani, partendo dal presupposto che il loro “essere uguali a se stessi” voglia per forza dire “far casino”. E invece non è così. Sicuramente la crescente disoccupazione giovanile ,promossa anche da un abbassamento del livello culturale,ha sponsorizzato e aiutato la nascita e la crescita di alcuni fenomeni sociali alquanto preoccupanti: è il caso,tanto per fare un esempio,della violenza gratuita negli stadi o del consumo di droghe e alcol.

Molte volte, ho tentato e non ci sono riuscito, di analizzare con lucida freddezza (quasi da scienziato), i comportamenti dei miei coetanei e il loro modo e le varie forme del loro stare insieme. La prima cosa che è emersa,non senza difficoltà,è che i giovani tutto sommato, non conoscono se stessi. Ora, si potrebbe aprire una discussione enorme facendo un panegirico assurdo su cosa si intenda veramente per percorso introspettivo,ma mi voglio limitare ad analizzare (e possibilmente capire) i fenomeni sociali che spingono quel giovane,e non un’altro, a compiere delle scelte più o meno azzeccate e più o meno condivisibili.
E’ naturale che la famiglia influisca molto sul comportamento e sulle scelte del giovane. Infatti se alleva la propria prole con sani princìpi e con valori etici consolidati nel tempo, è meno probabile il diffondersi su scala non solo europea ma mondiale, delle varie brutalità che molto spesso i giovani compiono o subiscono,forse senza rendersene conto anche contro la propria persona con risultati alquanto preoccupanti.
Molto spesso,andando sicuramente contro corrente e non senza scherni da parte di altri coetanei, mi ritrovo a parlare con delle “biblioteche a due gambe”: gli anziani del mio paese.
Questi figure per me mitiche, rimproverano i “ragazzi del 2000” di non aver valori alcuni a cui appellarsi. Io con estrema modestia e deferenza,provo a farli ragionare, ma dinanzi a me si alza un muro immaginario che affonda le sue radici nella sana cultura contadina. Provo a spiegargli,in un secondo momento che è falso se dicono che tutti i giovani di oggi non abbiano valori; ma che d’altro canto,sono troppo affezionati ai loro. La prima cosa tangibile è una sana risata liberatoria da uomini e donne montanare; subito dopo nel loro spirito scatta il dubbio.... quel dubbio che li porterà,in combriccola,a chiedersi se è proprio vero ciò che un giovane qualsiasi abbia detto loro poc’anzi. Qualche giorno dopo purtroppo,la loro cultura elementare non ha dato grandi risultati e mi debbo prodigare,non senza sforzi e in stretto dialetto,a spiegare al gruppo di anziani che la violenza,la cattiveria,la misantropia è figlia del progresso smodato e che i giovani sono solo “ostaggi” di questo fenomeno.
Roccagorga,il mio bel paese arroccato sui monti Lepini,ad esempio,non ha conosciuto questi fenomeni se non negli ultimi decenni. Infatti il progresso delle tecnologie,la televisione per tutti,la scomparsa della radio e la comparsa del computer, hanno dato il via libera a quello che io chiamo “il testamento dei valori”, cioè l’abbandono dei sani principi. Ma è proprio vero? E’ vero che tutti i nuovi media hanno spinto i valori,che prima regolavano il vivere comune, a fare “la valigia di cartone ed andarsene”?
Forse si, anche se credo che l’abbandono del dialetto locale di ognuno di noi, il mettere al secondo posto il proprio “sè” e crearsene uno parallelo per sembrare migliori, la poca presenza dei giovani nel mondo del lavoro, l’abbandono scolastico sono,evidentemente, tutte cattive garanzie.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Registrati via email