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Fondamenti di comunicazione

Che cos’è davvero la comunicazione?
Siamo partiti da una definizione Passaggio da A a B.
Roman Jakobson ci dà dei fondamenti per la comunicazione.
Per dare un messaggio ci vuole qualcuno che manda. Chi manda si chiama mittente, la cosa che viene mandata si chiama messaggio e colui che riceve si chiama destinatario.
Per poter mandare un messaggio al destinatario vengono rispettate alcune regole:
- il messaggio deve contenere qualcosa: contenuto;
- il contenuto deve essere organizzato secondo un determinato codice;
- il messaggio deve essere inserito in un contatto.
Esistono due processi precisi necessari perché il codice venga condiviso:
- codifica: processo attraverso il quale uno trasforma un qualcosa in una parola;

- decodifica: processo attraverso il quale uno trasforma una parola in un qualcosa.
Se intervengono dei problemi nel processo di codifica, si tratta di rumore.
Se ci sono problemi di decodifica si chiama rumore semantico.
Jackobson dice che ogni componente dell'elemento comunicativo è portatore di una funzione.

Cosa si intende per competenza comunicativa?
Far arrivare il messaggio al destinatario, in modo chiaro e preciso. Sono importanti due tipi di competenze, una intorno ai codici e l'altra intorno ai mezzi. Esiste un rapporto stretto tra codice e mezzo. C'è anche competenza comunicativa riguardo ai mezzi che stiamo utilizzando: uno bravo musicista a competenza comunicativa.
Esiste una competenza comunicativa a prescindere da una competenza su ciò che si vuole comunicare?
Esempio: un prof può essere competente nella sua materia, ma non la sa spiegare. La competenza comunicativa nel linguaggio didattico non è figlia della competenza specifica nella materia.
Esempio 2: uno scienziato può essere un genio, inventare nuovi esperimenti ma essere estremamente calante nella sua spiegazione.

La semiotica
La semiotica, detta anche semiologia, è lo studio del segno che sia linguistico visivo gestuale o altro.
La semiotica permette di analizzare i significati che a prima vista magari ci sfuggono, e si può applicare all'intero universo comunicativo.
Significante: oggetto materiale che porta il significato.
Che rapporto c'è tra significante e significato?
Abbiamo tre legami:

- convenzionale: noi chiamiamo il segno, segno vero e proprio;
- storico emotivo;
- fisico.
Le competenze per far arrivare il messaggio sono principalmente tre:
- ompetenza del codice: più alta è meno sono gli equivoci;
- condivisione enciclopedia: insieme di conoscenze;
- ridondanza.

Accordo tra significato, significante e referente
La parola è semplicemente un segno, i bambini hanno un approccio emotivo nell'imparare il messaggio.
Galvano Della Volpe dice che noi utilizziamo il termine parola per indicare un oggetto che può essere utilizzato in modi diversi.
I tre principali registri linguistici di Galvano Della Volpe sono:
- linguaggio scientifico: linguaggio univoco, il rapporto tra significato e significante è univoco;
- linguaggio comune: non c'è un parametro unico ma c'è un equivocità;
- linguaggio poetico: polisenso, ci sono più significati dietro.
J. Piaget è stato contestato per aver usato nella frase di un bambino di due anni l'acquisizione del linguaggio. Piaget dice:
"Non sono un esperto di linguistica, quindi capisco di aver usato nell'edizione precedente il termine “simbolica” in maniera pertinente; lo stesso ho deciso di mantenere, in questa edizione perchè penso che l'approccio del bambino al linguaggio sia meglio descritto in termine simbolico".

Sigmund Freud
Classificazione dei simboli:
- Simboli specifici (Archetipi): simboli comuni a tutta l’umanità, che sono legati all’origine di ogni cultura.

Esempio: il sole, la terra, l’acqua e il fuoco.
- Simboli sociali: simboli comuni a una determinata comunità e che ne definiscono la cultura;
- simboli individuali: si riferiscono ad ogni singola persona;
- uso individuale di simboli collettivi;
- assunzione oggetti e simboli.

Ferdinand de Soussure
La lingua è metà tra simbolo e segno: Langue e Parole. Sono sempre presenti tutte e due:
- langue: linguaggio “normato”, linguaggio rigido, resistente ai cambiamenti, che consente la condivisione. Consente la stabilità della lingua.
- Parole: linguaggio creativo, tipico dell'agire/parlare di ogni gruppo o addirittura individuo.
Umberto Eco ci dice: "le lingue sono cose vive, sono figlie del parlato. La norma segue il parlato. Eco sposta l’equilibrio del discorso dalla parte del destinatario e quindi dell'azione del parlare.
Eco: le lingue sono organismi vivi, e quindi è il parlato che forma le norme, non le norme che formano il parlato. Ovviamente non il parlato di tutti i giorni, però se una abitudine linguistica raggiunge una diffusione e una comprensibilità tali da essere usata dalla stragrande maggioranza delle persone questa abitudine linguistica diventa norma
".

Denotazione: significato 1 della parola, deriva dalla norma.
Esempio: Cane; animale della famiglia dei canidi.
Connotazione: significato accessorio, deriva dalla denotazione.
Esempio: cane: persona che fa male una cosa.
Esempio 2: pezzo della pistola che batte sul bossolo della pallottola.
Contenuto: informazione e ridondanza.

Informazione: quantità di dati non conosciuti, “nuovi”. L’informazione è ansiogena.
Ridondanza: quantità di non novità. La ridondanza rassicurante.
Un buon comunicatore deve riuscire a trovare un equilibrio tra informazione e ridondanza.
Che cosa fa si che una determinata parola nell’uso cambi il proprio significato, o la propria struttura?
Dobbiamo dire che qualsiasi evento comunicativo, e qualsiasi codice, avviene in un determinato contesto, insieme di

Fattori che influenzano i meccanismi di codificazione e decodificazione
Quali fattori compongono il contesto?
- Sociali/culturali;
- Individuali/emotivi;
- Fisico/ambientali;
- Tecnico-linguistico;
- Scelte

Concatenazione
La comunicazione secondo Eco avviene solo se esiste una cultura in grado di decodificare i segni. La comunicazione non verbale funziona meglio se il mittente è inconsapevole. Se il destinatario è in grado di leggere non solo il messaggio ma anche il contesto, la comunicazione è all’apice. La competenza comunicativa è anche la competenza di chi riceve la comunicazione. Noi spesso al posto del termine decodificare usiamo il termine decriptare. Perché? Il destinatario ha il compito di decifrare. E quindi si da più importanza al destinatario.

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