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Il Bullismo

Questo fenomeno emerge dopo suicidi in G.B., Norvegia e Svezia negli anni '70. Orwnes, psicologo norvegese, scoprì con una ricerca che 1 bambino su 7 è vittima di abusi da parte di uno o più compagni. Le vittime di questo fenomeno non riescono a parlare per paura, vergogna e senso di colpa. Molti bambini, gli astanti, conoscono la situazione ma non fanno nulla per impedirla sia per la paura di essere presi di mira, sia per il divertimento che li porta a partecipare agli atti. Il bullismo è fenomeno presente in tutti i paesi occidentali e occidentalizzati, soprattutto G.B. e Italia: a Firenze il 46% delle scuole elementari afferma di esserne stato vittima (1,2 mln). Benché emersa da poco la prevaricazione tra bambini è sempre esistita: fenomeni come l'esclusione, l'isolamento, il rifiuto sono dinamiche normali della vita di gruppo, che si alternano. Nel bullismo questi meccanismi sono potenziati: non c'è alternanza ma la vittima è presa di mira in continuazione, tanto da perdere la sua dignità da essere umiliata e subire spesso violenze: è però l'unica a sentirsi in colpa, convincendosi di essere una nullità, di meritarsi di essere trattato così per la sua viltà, inettitudine. Il bullismo è più presente nelle elementari anche se sfocia in tragedie nelle medie. Il bullismo può essere anche femminile: differisce dal maschile nelle strategie utilizzate per emarginare la vittima. Se i maschi usano metodi fisici, rozzi, basati sulla forza e sulla minaccia, le femmine preferiscono strategie più sottili, indirette, raffinate, basate sull'astuzia: non cercano lo spettacolo ma occultano la loro crudeltà; utilizzano la calunnia, la colpevolizzazione, la maldicenza e hanno come obbiettivo l'isolamento dal gruppo. Entrambi i tipi di bullismo si basano su una disparità di forza tra aggressore e aggredito, fisica nei maschi, psicologica nelle femmine, ed entrambi non si fanno scoprire dagli adulti secondo la frase "forte con i deboli, debole con i forti". I bulli suscitano paura ma se all'inizio riscuotono popolarità questa va scemando, trovandosi così arroccati solitamente in un trio: un leader e due luogotenenti. Il bullismo non è fenomeno tipico delle metropoli e non dipende dal censo della famiglia ma dall'educazione ricevuta dai bambini. I bulli non sanno cos'è l'empatia (insensibili ai sentimenti) tanto da non avere relazioni significative. Spesso all'età di 2 anni (l'età dei no, dell'affermazione dell'identità) durante crisi di violenza sono stati lasciati a loro stessi o repressi troppo dai genitori: ciò ha fatto aumentare l'aggressività. Il clima famigliare influisce in modo determinante sulla formazione dei bulli e presenta quasi sempre le stesse caratteristiche: forte conflittualità tra i genitori più o meno esplicitamente espressa, mancanza di empatia verso i figli i quali non sanno quindi leggere le emozioni e i sentimenti prima su di loro e poi sugli altri; proprio perché non sanno cos'è l'empatia i bulli non hanno né colpa né vergogna in quando non sanno cosa sono (analfabetismo sentimentale). L'indifferenza "respirata" da piccoli li rende indifferenti tanto da ridere dei loro soprusi.

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