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Bauman: crisi del sociale e solidarietà

Bauman afferma che le conseguenze che si riflettono sui cittadini globali in seguito alla liquefazione del pensiero e delle azioni sociali sono
a) una condizione d’instabilità permanente e b) l’esposizione costante al rischio.
La crisi del sociale genera nuove forme di solidarietà volte ad affrontare la precarietà della vita umana nei contesti globali-> questo provoca l’ingresso dell’individuo in una nuova forma di solitudine che provoca risultati immediati di risparmio economico ma limita le opportunità che si possono apprendere dal sociale.
Bauman, all’inizio della lettura si conforma al pensiero di Crozier, il quale afferma che il dominio e il controllo delle situazioni appartengono a coloro la cui libertà di manovra produce maggiore incertezza negli altri più di quanta gli altri ne producano in loro, perché gli altri sono relativamente più vincolati nelle proprie scelte e tengono per sé l’incertezza che producono.

Da ciò può sembrare che tutti i gruppi organizzati, in tutta l’era moderna, si siano “organizzati” seguendo proprio questo principio di Crozier.

La vera novità è la sollecitazione costante ad abbattere le difese, ad abolire tutte quelle istituzioni destinate a limitare il grado di incertezza.
Invece di “serrare i ranghi” nella guerra contro l’incertezza, praticamente tutte le istituzione preposte all’azione collettiva elogiano (insieme ai neoliberalisti) le libere forze di mercato e il libero scambio (cause prime dell’incertezza esistenziale, cioè dell’incertezza come “condizione naturale dell’uomo”) e sostengono la necessità politica di lasciar liberi il capitale e la finanza, rinunciando al rallentarne o regolarne i movimenti.
Pierre Bourdieu ha definito l’essenza delle teorie neoliberali come un programma per distruggere le strutture collettive capaci di contrapporsi alla logica di “mercato puro”.
Secondo Bauman, la “deregolamentazione” priva del loro potere le istituzioni politiche che potrebbero, in teoria, opporsi alla libera circolazione del capitale e della finanza.
Inoltre, con la sottoscrizione dell’ “Accordo multilaterale sugli investimenti” (“slega” le mani dei governi nazionali alle imprese extraterritoriali), uno per uno vengono rimossi tutti gli ostacoli reali e potenziali alla libera circolazione del capitale-> sempre più libera è la circolazione dei capitali, sempre più flessibile e precario è quindi il lavoro e, sempre più solo e impotente è il cittadino globale.

Il risultato comune è il dominio assoluto della flessibilità teso alla precarizzazione e quindi alla neutralizzazione delle persone della sponda nemica viste come resistenza.
Sul piano psicologico,sociale, l’impatto della flessibilità consiste nel rendere precaria la posizione delle persone prese di mira mantenendole precarie con la sostituzione dei contratti a tempo indeterminato con assunzioni a termine.
Queste tecniche di assoggettamento producono, quindi, una situazione di incertezza endemica e permanente. In questo mondo “darwiniano”, della lotta di “tutti contro tutti”, eseguire cecamente i compiti fissati dalle imprese genera incertezza e conseguente paura e stress.
L’arma decisiva è la minaccia costante del licenziamento e quindi la perdita dei mezzi di sussistenza e dei diritti acquistati.

In tutte le società la solidarietà è servita da protezione e da garanzia di certezza, instillando fiducia, sicurezza di sé e coraggio, indispensabili all’esercizio della libertà.
La vittima principale dei neoliberalisti è stata proprio questa solidarietà.

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