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Neoclassicismo e preromanticismo

Verso gli ultimi decenni del 700 vengono alla luce i resti di Pompei ed Ercolano, città mantenute intatte dalle ceneri del Vesuvio che avevano sollecitato la curiosità verso l’arte classica. Il Neoclassicismo è quindi legato alle scoperte archeologiche. Importanti furono le opere di Wickelmann, egli sosteneva la teoria del “bello ideale”,cioè l’umanità intera aveva raggiunto il suo massimo splendore nel periodo greco e latino, quindi l’artista deve imitare le opere prodotte in quel periodo. In politica si formano due schieramenti: neoclassicismo repubblicano, che vedeva nella storia classica la culla delle prime grandi repubbliche, e il neoclassicismo imperialista, che valorizzava gli aspetti classici del Grande Impero Romano. In questo periodo Foscolo scrive Le Grazie,dove guarda al mondo antico con armonia e bellezza.
Negli ultimi anni del 700 e i primi dell’800 si riscontrarono in Italia tendenze opposte a quelle neoclassiche, esse si manifestavano con ossessione personale ed amore per atmosfere lugubri e malinconiche. Esponente di questo periodo fu Goethe che scrisse “I dolori del giovane Werther”. Questo romanzo scaturisce da un movimento tedesco chiamato Sturm und Drang, cioè l’annuncio del Romanticismo; il motivo principale di questo movimento era l’originalità dell’artista con tutto il suo pathos (sfera dei sentimenti).

Dall’Inghilterra invece si diffuse le “poesia cimiteriale”,in cui si celebra l’importanza dei cimiteri e si evidenziano i lati più oscuri dell’animo. In Italia l’esponente principale fu Pindemonte, amico di Foscolo, che intrecciò la sua storia con quella di Napoleone quando con l’editto di S.Claud impose la collocazione dei cimiteri fuori dalle mura cittadine senza lapide per motivi igienici, Pindemonte era cattolico e credeva nel contatto tra i parenti vivi e i morti, mentre Foscolo invece era materialista, e proprio questo gli darà lo spunto per scrivere i Sepolcri.
Neoclassicismo e Preromanticismo sembrano tra loro inconciliabili eppure si trovano negli stessi anni, nello stesso autore e addirittura nelle stesse opere, in realtà essi scaturiscono da una radice comune e cioè una crisi articolata in due fasi:la prima è quella dell’Antico Regime con il riformatismo illuministico, la seconda è quella dell’età napoleonica caratterizzata da speranze e delusioni. In tutti i e due i movimenti si subisce lo stesso contraccolpo, gli artisti attraversano le stesse fasi: delusione, rifiuto della realtà e della storia; quindi cercano un’alternativa all’esistenza che delude, che per i neoclassici è rappresentato dall’ideale di bellezza e di armonia, e per i preromantici è rappresentato dalle profondità dell’io.

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