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La novella

Le origini
Il termine novella deriva dall’aggettivo latino novus che significa notizia nuova, novità. È una breve narrazione in prosa che racconta un fatto verosimile, si svolge intorno ad un unico avvenimento dominante e si distingue da altri racconti brevi per il suo carattere realistico. Spunti novellistici sono presenti già nei poemi di Omero (XII-VIII sec. a.C.), nelle Storie di Prodotto (V sec. a.C.), nel Satyricon di Petronio (I sec. d.C.) e nell’ Asino d’oro di Apuleio (II sec. d.C.).

Il Libro dei sette savi e Le mille e una notte
In età medievale si ha una fioritura di novelle, ispirate alla letteratura orientale indiano-buddista. Il Libro dei sette savi contiene quattordici novelle narrate da sette precettori per rinviare l’esecuzione di un principe ingiustamente accusato. Alcune di queste novelle provengono dal mondo arabo, dall’opera Le mille e una notte, che raccoglie storie fantastiche e fiabe indo-persiane-egiziane (Aladino, Alì Baba, ecc.).

I fabliaux
Nelle letterature occidentali, attraverso la meditazione arabo-orientale, la novella ha un suo sviluppo autonomo nei secoli XII-XIII. In Francia nasce la tradizione narrativa dei fabliaux, componimenti brevi e di ambientazione realista, dal tono satirico e beffardo, inizialmente recitati nelle piazze e poi messi in forma scritta. Alcuni temi audaci ritornano nel Decameron di Boccaccio, come quello della confusione notturna tra i letti: nel fabliaux Il mugnaio e i clerici vagantes, si narra di due studenti universitari (i chierici delle università medievali) che, derubati da un mugnaio, per vendetta ne seducono la figlia e la moglie, in un gioco di equivoci notturni.

L’exemplum
In Italia è un esempio narrativo ai fini dell'educazione popolare da parte di predicatori Francescani e Domenicani, come Iacopo Passivanti, l’autore dell’opera Specchio di vera penitenza. L’exemplum trova il suo modello nelle parabole evangeliche, poi gradualmente si sviluppa secondo lo schema della narrazione breve.

Novellino e Decameron
La novella si afferma negli ultimi secoli del Medioevo come narrazione di avventure prive di scopi etico-religiosi e con la finalità di intrattenere e divertire. Essa diventa ben presto il genere favorito del ceto mercantile, un pubblico, questo, di media cultura che trova nella novella il gusto della narrazione, il divertimento, la virtù da esaltare e i difetti da condannare della classe sociale cui appartiene. Drammatiche storie d’amore, beffe tra amici, duelli tra nobili famiglie, battute argute di umili persone, trovano dignità letteraria nella raccolta del Novellino (cento brevi novelle di autore anonimo toscano del XII sec.) e soprattutto nel Decameron di Giovanni Boccaccio. Specchio della civiltà mercantile dell’epoca, l’opera fonde in modo particolarmente originale la tradizione del mondo cavalleresco-feudale, i contenuti realistici dei fabliaux, l’exemplum religioso, gli elementi fantastici orientali e quelli riconducibili alla beffa. Così novelle patetiche si trovano accanto a novelle umoristiche, a vicende esemplari che narrano vizi e a virtù in uno stile vivace, che utilizza la lingua parlata o in uno stile classico e latineggiante.

In età medievale altre raccolte di novelle sono le Trecentonovelle di Franco Sacchetti, di gusto bozzettistica, e i Racconti di Canterbury dello scrittore Geoffrey Chaucer, grandioso affresco della società inglese medioevale.

La novella dopo Boccaccio
Nei secoli successivi la novella italiana continuerà a seguire il modello realistico borghese del Decameron.
I maggiori autori di novelle nel Cinquecento saranno G.F. Straparola e Matteo Bandello. Nel Seicento il genere assumerà toni avventurosi con lo spagnolo Miguel de Cervantes (Novelle Esemplari, 1613); nel Settecento attraverserà un lungo periodo di crisi. Nell’Ottocento, con il diffondersi delle letterature nazionali e con il formarsi di un pubblico di lettori borghesi, il genere comincerà a rinascere, i temi e gli stili oscilleranno fra il realismo e il fantastico.

Novella e fiaba: differenze
Anche se gli autori di novelle utilizzano nei loro testi vicende e personaggi di derivazione fiabesca, numerose sono le differenze tra i due generi. Le novelle, come le fiabe, sono brevi narrazioni, però le prime appartengono alla sfera letteraria, le altre affondano le radici storiche nella mentalità dei popoli primitivi e sono state tramandate oralmente. L’ambientazione spazio-temporale generica e indeterminata, i personaggi tipo intercambiabili per qualsiasi tempo e luogo, distinguono la fiaba dalla novella. Una novella può presentare motivi fiabeschi, ma ha una determinatezza spazio-temporale, descrive realisticamente gli ambienti e caratterizza i personaggi con una precisa identità sociale.

La struttura narrativa della novella
Nella sua forma più semplice la struttura narrativa della novella è la seguente:

* Il narratore esterno presenta gli elementi utili a comprendere la vicenda.
* L’avvenimento centrale mette in moto l’azione: ha uno sviluppo e raggiunge un momento di massima tensione narrativa.
* La conclusione può presentare il ribaltamento della situazione iniziale con soluzioni inaspettate.
* I personaggi maturano per le vicende vissute e acquistano consapevolezza.

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