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Illuminismo - l'età della ragione e dei lumi

La cultura italiana settecentesca era arretrata rispetto al resto d’Europa. I letterati italiani si radunavano all’interno delle accademie, tra cui si possono ricordare quella dei Pugni e dei Trasformati. C’era un atteggiamento meno violento nei confronti del mondo religioso rispetto ad altri paesi in cui l’Illuminismo aveva portato nette spaccature con la Chiesa. Ludovico Antonio Muratori propose un ideale di cristianesimo attivo, che trovò espressione nel Manzoni. Permase il modello classicista e vennero ripresi i principi dell’ordine, della chiarezza e delle proporzioni. Il classicismo riletto alla luce dei principi illuministi portò al realismo, nonostante l’antirealismo fosse stata una delle prerogative del classicismo. In un paese politicamente e storicamente diviso come l’Italia, quando la cultura dovette divenire operativa, il problema della lingua divenne una questione attuale e importante. L’Illuminismo infatti doveva portare la ragione tra la popolazione ed eliminare l’ignoranza. Non si raggiunse però una lingua divulgativa. La lingua era specialistica e diretta a un pubblico ristretto.

Un fenomeno importante era rappresentato dall’accademia dell’Arcadia, che nacque nel 1690 con un gruppo di una quindicina di scrittori che facevano capo a Cristina di Svezia. L’ideale era quello di una poesia bucolica e pastorale e la lirica era concepita come svago e dimensione d’evasione. La poesia dell’Arcadia si prestava al controllo della Chiesa perché aveva un carattere filoclericale. I poeti di questo gruppo letterario amavano assumere nomi inventati, che riprendevano i pastori delle poesie bucoliche. Il presidente prendeva invece il nome di “custode” e la sala delle riunioni dell’accademia si chiamava “Bosco Parrasio”. Questi poeti non produssero componimenti significativi. L’accademia assunse un atteggiamento antibarocco. I poeti dell’Arcadia cercavano una poesia misurata, armoniosa e proporzionata, in contrapposizione agli eccessi tipici del barocco. Si diffuse questa tradizione poetica antibarocca e in tutta Italia nacquero delle filiali di questa scuola. La Chiesa se ne accorse e cercò di controllarla, di assorbirla e di utilizzarla per i propri scopi. L’influenza dell’Arcadia si fece sentire fino a Leopardi.
Nel Settecento cambiò la concezione dell’intellettuale. La cultura illuminista tendeva a una realizzazione mondana, non ultraterrena. Nell’Illuminismo, gli intellettuali borghesi e aristocratici uscirono dal loro mondo di chiusura e abbandonarono il modello di intellettuale racchiuso nella sua intimità, tipico del Petrarca. Le più importanti trasformazioni in ambito culturale avvennero in Inghilterra, dove avvenne la rivoluzione industriale. Il primato dell’Italia era terminato. In Inghilterra il fatto più significativo fu la nascita del giornalismo, che presupponeva la formazione di un’opinione pubblica. Il secondo fatto importante fu la nascita del romanzo, che non era ancora realistico. La prosa si affermò nettamente sulla poesia. Il romanzo aveva un fine d’evasione e certamente era importante il ruolo ricoperto dal diletto. Il fine era pedagogico ed educativo. L’intellettuale era un libero professionista che doveva preoccuparsi di vendere ciò che scriveva. Da citare sono Daniel Defoe (autore di Robinson Crusoe) e Jonathan Swift (autore dei Viaggi di Gulliver). A Defoe si deve anche la formazione del foglio periodico, che è uno degli antenati del quotidiano, assieme ai fogli volanti. Uno dei primi quotidiani inglesi fu The Spectator, che venne pubblicato dal 1711 al 1714. L’esperienza di questo quotidiano fu importante perché ispirò anche Il caffè dei fratelli Verri. In Francia invece si diffuse il pamphlet, piccolo saggio non specialistico che era mosso da intenti divulgativi e pedagogici. Questa intensa produzione letteraria doveva evitare la censura. Fondamentale fu l’Enciclopedia di Diderot, che fu il primo tentativo velleitario di descrizione di tutto il sapere umano. In questo periodo il principio di auctoritas venne definitivamente deposto. Moderna è l’osservazione proposta dall’Enciclopedia che dimostrava il distaccamento dal principio di autorità.

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