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L'Illuminismo in Italia

Premessa: la situazione italiana del primo Settecento.

Con la Pace di Aquisgrana del 1748 l' Austria si impadronisce del Milanese ed esercita un controllo politico su Regno di Napoli, Parma e Toscana. La sua influenza, malgrado l'autoritarismo che ne caratterizzò l'atteggiamento politico, incoraggiò di fatto lo sviluppo e la modernizzazione dei territori a lei sottomessi o da lei controllati. Il Piemonte di Vittorio Amedeo II di Savoia (1675-1730) imita autonomamente i modelli europei di sviluppo a beneficio dell'organizzazione interna e della definizione di una classe dirigente composta da nobili animati da fedeltà al sovrano e senso dello Stato.
Venezia mantenne sino al 1797 un'indipendenza politica che le consentì di crescere come centro della cultura.
Lo Stato della Chiesa, legato all'Austria, se ne allontana quando questa, imitando Portogallo, Francia e Spagna, espelle i Gesuiti dal suo territorio.

La frammentazione politica e la indeterminatezza della situazione sociale ed economica determinano in ambito culturale una difformità di fondo che allontana l'Italia da Inghilterra e Francia, luoghi in cui la classe borghese in ascesa affida all'intellettuale il compito di elaborare nuovi modelli conoscitivi e operativi atti a modificare il reale sulla base dei nuovi principi ideali.
In Italia alcuni intellettuali come Ludovico Antonio Muratori, Pietro Giannone e Giambattista Vico si preoccupano di spingere la cultura verso il rinnovamento. Il primo, attraverso la fondazione dell'accademia della "Repubblica dei letterati d'Italia" (1703), invita le élites intellettuali a spingere la società italiana verso un senso di responsabilità e uno spirito di iniziativa che conducano verso una presa di coscienza civile ed una modernizzazione del costume e delle istituzioni.
Analogamente a Milano l'Accademia dei Pugni che riunisce gli illuministi italiani e l'Accademia dei Trasformati, di cui membro è Giuseppe Parini, operano nel senso di uno svecchiamento della cultura italiana.
Permane tra gli intellettuali l'amore per il classicismo, inteso come condizione essenziale alla capacità di osservare il reale con atteggiamento critico volto ad individuare problemi e determinato a ricercare soluzioni nuove. Metastasio, Parini, Goldoni e Alfieri cercheranno attraverso il modello classico di convogliare le risorse intellettuali verso tale rinnovamento e verso il superamento delle chiusure culturali peculiari dell'intelligenza italiana.

Sul finire del Seicento l'intellettuale italiano prende in carico l'impegno di formare il cittadino, di spingere sempre più verso l'acquisizione di una coscienza civile da parte degli italiani. La definizione di una lingua comune assume pertanto valore di priorità. Ciascuno dei letterati con la sua opera contribuisce di fatto al processo di definizione di un codice linguistico sempre più condiviso e comprensibile. Un contributo sostanziale all'unificazione formale nell'ambito della produzione poetica e nell'approssimarsi ad una convenzione linguistica comune era già stato dato da un gruppo di 14 letterati raccolti attorno all'Accademia dell'Arcadia, nata nel 1690 a Roma con l'intento di celebrare un tipo di poesia di evasione ispirata al genere pastorale esemplificato efficacemente dal romanzo in versi Arcadia (1501) del poeta napoletano Iacopo Sannazaro.

Caratteri generali dell'Illuminismo in Italia.
I centri di sviluppo e diffusione più importanti dell'Illuminismo in Italia sono Milano e Napoli. Gli intellettuali che vi operano provengono per lo più dall'aristocrazia ma si fanno portavoce delle istanze della borghesia emergente. Propugnando gli ideali francesi che celebrano il valore della ragione ed aprendosi ad una dimensione sempre più cosmopolita, si preoccupano di farsi carico dei problemi concreti della realtà contemporanea e di divulgare nuove idee in campo sociale, politico, scientifico. Gli illuministi raccolti a Milano attorno all'Accademia dei Pugni danni vita, attraverso l'impegno in particolare dei fratelli Pietro e Alessandro Verri, al periodico "Il Caffè" (1764-1766), sull esempio del giornalismo inglese. Contiene e diffonde le posizioni più avanzate della cultura italiana ed esprime l'esigenza di liberare la letteratura dalla pesante eredità del gusto accademico per l'erudizione e la pedanteria. Fra i suoi collaboratori c'è anche Cesare Beccaria, autore del saggio "Dei delitti e delle pene" che analizza il sistema giudiziario e penitenziario del tempo mettendo in risalto la negatività e la barbarie dei metodi di indagine e delle modalità della pena. Anche Pietro Verri scrive sull'argomento il saggio "Osservazioni sulla tortura".

Carlo Goldoni (1707-1793)
Scrittore di professione, assorbe a Venezia i principi della cultura illuminista propri della borghesia del tempo e li trasferisce nella sua opera. Egli non intende promuovere un cambiamento radicale della società ma intende favorire una progressiva crescita ed evoluzione sociale alla luce della ragione. In ambito teatrale opera una vera e propria "riforma". Mentre ancora nella seconda metà del Settecento il teatro italiano era dominato dalla Commedia dell'Arte, Goldoni intende con la sua opera andare incontro ai gusti del pubblico, interpretarli e trasmetterli attraverso nuove modalità. Così i suoi intrecci verranno scritti per esteso, con indicazioni abbastanza precise nelle didascalie, e uscirà dal rigido impianto delle maschere fisse proprio della Commedia dell'Arte. Fra i titoli più famosi delle sue commedie ricordiamo "La locandiera"; "I rusteghi"; "Baruffe chiozzotte"; "Sior Todero brontolon".

Giuseppe Parini
Nacque a Bosisio in Brianza nel 1729 ma presto si trasferì a Milano, dove morì nel 1799. Intellettuale pienamente inserito nella cultura illuminista del suo tempo, fu sacerdote e precettore privato. Fece parte dell'Accademia dei Trasformati, meno accesa politicamente di quella dei Pugni, e ricevette diversi incarichi ufficiali (direttore della "Gazzetta di Milano", docente di "belle lettere" presso le Scuole Palatine, presto confluite nell'Accademia di Belle Arti, di cui fu poi sovrintendente). Si conformò ai principi di estetica neoclassica definiti dallo storico dell'arte Johann Joachim Winckelmann.

Giuseppe II, succeduto a Maria Teresa d'Austria, intraprese una politica autoritaria sia nell'ambito amministrativo che sul piano più propriamente legato alle attività culturali. Parini, deluso da tale chiusura, si allontanò dall'attività intellettuale militante.
Sin infiammò per gli ideali della Rivoluzione ma, in seguito al Terrore, subì una nuova, profonda delusione. Ricevette dai Francesi, che occuparono Milano nel 1796, l'incarico di occuparsi dell'istruzione pubblica. Presto però ne fu allontanato a causa di dissidi sorti tra Parini e la Municipalità. Sdegnato, si allontanò definitivamente dalla vita pubblica e, al ritorno degli Austriaci, nel 1799, venne rispettato da questi che pur avevano scatenato una violenta persecuzione nei confronti di chi si era compromesso col governo rivoluzionario. Egli incarna la tipica figura dell'intellettuale progressista, portavoce attivo dell'esigenza di un rinnovamento civile della società da attuare attraverso l'applicazione razionale dei principi illuministi. Tuttavia la spiccata austerità morale, il forte sentimento religioso e la sua adesione indiscussa ai modelli neoclassici fanno di lui un esponente atipico dell'illuminismo milanese, se lo si pone al confronto con il taglio culturale proprio, per esempio, dei fratelli Verri.
Principi illuministi accolti da Parini:
- Eguaglianza tra gli uomini
- Filantropismo
- Polemica contro i privilegi nobiliari
- Condanna di ogni forma di fanatismo

Respinge tuttavia le posizioni illuministe più radicali in campo religioso e sociale, come l'ateismo, la determinazione a sradicare definitivamente l'aristocrazia. Nei confronti dell'Accademia dei Pugni e del Caffè dissente dall'idea di cosmopolitismo culturale e sostiene l'esigenza di difendere la lingua, società e cultura utilitaristica della cultura che invece deve conservare anche la funzione di dilettare e diffondere la bellezza.

I versi del poeta Parini sono ispirati all'impegno civile e si raccolgono nei seguenti titoli:
- Odi ( La salubrità dell'aria, L'educazione, L'innesto del vaiuolo, Il bisogno, etc.
-Poema in endecasillabi sciolti: "il Giorno" (scrisse la prima e la seconda parte, "Il Mattino" e "il Mezzogiorno"; la terza parte,"la Sera", suddivisa in "Vespero e Notte", è incompiuta). Si tratta di una satira del mondo aristocratico attraverso l'analisi di una "giornata tipo" del nobile "giovin signore".

Vittorio Alfieri.
Nacque ad Asti nel 1749 e morì a Firenze nel 1803.
Scrittore di tragedie (Filippo, Polinice, Saul, Sofonisba, Mirra), le sue nobili origini gli consentirono da giovane di effettuare un lungo viaggio attraverso l'Italia e l'Europa. Assorbì la cultura illuminista e si trasferì a Torino, dove intraprese l'attività teatrale. Si trasferì ancora dapprima in Toscana, poi in Francia, dove assistette con entusiasmo alla Rivoluzione. Inorridito dagli eccessi rivoluzionari si trasferì a Firenze dove condusse vita appartata sino alla sua morte.
Accanto agli ideali illuministi, che apprezzò ma non lo resero di fatto un intellettuale illuminista dei tipo di Parini o dei fratelli Verri, egli sentì dentro di sé tutti gli effetti di una personalità tormentata, malinconica e ribelle, protesa titanicamente verso un ideale di grandezza sublime a cui tuttavia la realtà storica non concede spazio. In questo senso egli può essere considerato come un anticipatore della sensibilità romantica che presto si sarebbe manifestata in tutta Europa.

Il Neoclassicismo
Un ritrovato gusto per l'arte classica si manifesta diffusamente in Italia durante l'età napoleonica. A stimolare tale rinnovata inclinazione estetica si offrirono negli ultimi decenni del Settecento le scoperte archeologiche di Pompei ed Ercolano, unitamente ai nuovi studi sull'arte classica condotti dallo studioso d'arte e archeologo J.J. Winckelmann. Il suo pensiero si fondava sul principio fondamentale in base al quale all'arte greca deve essere ascritto il merito di aver realizzato l'ideale del bello assoluto ed eterno. La "nobile semplicità" e la "calma grandezza" che essa è stat in grado di esprimere è il frutto della capacità che la cultura greca ha dimostrato di possedere nel dominare le passioni e nel raggiungere un'armonia interiore. Così dalle teorie di Winckelmann si parte per l'individuazione dei principi fondamentali che hanno ispirato il neoclassicismo: l'arte e la letteratura devono mirare al bello ideale attraverso la ricerca di una perfezione formale in grado di andare oltre l'eccesso delle passioni per dominarle in un tutto le cui parti siano perfettamente proporzionate ed equilibrate

Il Preromanticismo.
Contemporaneamente alle tendenze neoclassiche nel campo delle arti si sviluppano anche tendenze a queste almeno apparentemente contrapposte. Esse si individuano nel diffondersi di una propensione all'esasperazione passionale e soggettiva applicata alla lettura del reale, nonchè nella predilezione per scenari primitivi, barbarici, esotici, per atmosfere malinconiche e lugubri, cupe e tenebrose, per paesaggi grandiosi e tempestosi, selvaggi e desolati, se non addiritura nel fascino esercitato dall'idea ossessiva della morte.
Prima di giungere in Italia, tendenze di questo genere si affermano in Europa, seppure con caratteristiche differenti da nazione a nazione.
Così in Francia si manifesta il gusto per la "sensiblerie", ossia per la commozione, la tenerezza, il pianto e il patetico in opere come il romanzo epistolare Julie, ou la nouvelle Heloise di Jean Jacque Rousseau. Sempre in forma epistolare si presentano in Inghilterra i romanzi di Samuel Richardson quali "Pamela" e "Clarissa". In Germania il romanzo epistolare "I dolori del giovane Werther (1774)di Goethe riscosse un notevole successo. Il gusto estetico che lo caratterizza è derivato direttamente dai principi codificati nel movimento letterario e teatrale dello "Sturm und Drang" (tempesta e impeto) che esemplifica nella maniera più significativa i codici estetici preromantici. Gli altri sturmer oltre a Goethe furono il drammaturgo Friedrich Schiller, autore de "I masnadieri", 1781, e Friedrich Maximilian Klinger ,autore del dramma "Sturm und Drang", 1776, da cui il movimento prese il nome.
Sulla base del pensiero del filosofo tedesco Johann Gottfried Herder (1774-1803) questo movimento rifiuta il classicismo ed esalta il primigenio spirito tedesco, ossia il suo "genio" che si esprime principalmente nella poesia popolare. Gli sturmer sono animati da un'ansia di libertà assoluta che vuole infrangere i limiti posti dalle leggi e dalle convenzioni sociali.
Dall'Inghilterra si diffuse la moda della "poesia cimiteriale". Edward Young ("Il lamento", "Pensieri Notturni") e Thomas Gray ("Elegia scritta in un cimitero campestre) riflettono entrambi sul tema della morte, con particolare riferimento, nel secondo, a quella degli umili, di cui nessuno serba il ricordo. In Italia subirono l'influenza di tale genere Ippolito Pindemonte col poemetto dei Cimiteri e Ugo Foscolo col carme "Dei Sepolcri".

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