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L’Arcadia e il Rococò

Il periodo del Rococò va dalla fondazione dell'Accademia dell’Arcadia (1690), alla pace di Aquisgrana o alla redazione della prima Enciclopedia (1748) (pubblicazione l’Esprit des lois- Montesquieu), che segna la nascita dell’Illuminismo. I principali caratteri del periodo sono la ripresa della crescita economica e demografica, la fine dell’egemonia culturale della Chiesa e del gusto Barocco. Si sviluppano due correnti di razionalismo: il primo, contro l’oscurantismo della Chiesa; il secondo caratterizzato da un atteggiamento di evasione e di restaurazione di un gusto elegante e classicistico, proprio su questo atteggiamento si basa il Rococò, che ama le forme curve, sinuose e aggraziate.
L’intellettuale comincia ad essere, in Inghilterra e in Francia, espressione della classe borghese, mentre in Italia riguarda ancora i nobili e gli ecclesiastici, tale situazione favorisce una ideologia della cultura subordinata alle potenze dominanti; fra gli ecclesiastici nasce una nuova figura: l’abate. Altra figura nascente è quella dell’erudito, spesso direttore di biblioteca, filologo o studioso di storia. Esempi eccellenti furono Ludovico Antonio Muratori e Girolamo Tiraboschi che dettero vita al giornalismo erudito di riviste destinate ad un pubblico ristretto di intellettuali. In esse erano riportate notizie culturali, con particolare attenzione alle novità editoriali europee. I più importanti giornali eruditi italiani furono: il Giornale de’ letterati, Novelle letterarie; anche nel resto d’Europa sul modello del Journal des Savants, primo settimanale, poi mensile. Nel Settecento ogni città aveva i suoi avvisi e le sue gazzette; solo in Inghilterra si sviluppa un vero e proprio giornalismo politico, (in seguito all’abolizione della censura politica) di cui The Spectator ne fu l'emblema, seguirono la Francia e l’Olanda (Spectateur français e Nouvelles de la République). Gli intellettuali si incontrano anche in salotti e caffé e inizia a diffondersi, anche in Italia, una società segreta con finalità culturali e filantropiche: la massoneria (probabilmente proviene dalla corporazione medievale dei muratori). Ma la forma organizzativa tipica continua ad essere l’accademia.

L’Accademia dell’Arcadia fu fondata a Roma nel 1690 da 14 letterati tra cui: Crescimbeni, Gravina e Zappi. Il nome deriva da un’antica regione della Grecia. Essa contribuì notevolmente all’unificazione dei letterati italiani dando loro una comune coscienza di ceto. Crescimbeni riuscì a prevalere su Gravina e aggiudicarsi il titolo di Custode generale. Entrambi erano l’incarnazione perfetta delle due figure contrapposte dell’intellettuale moderno: una (in Italia) legata alla conoscenza del latino e della cultura classica e l’altra che si ricollega al pensiero libertino e si esprime nella nuova lingua comune europea degli intellettuali: il francese. La Chiesa continua ad essere contraria all’unificazione del ceto intellettuale su un pensiero critico e democratico. E proprio per questo l’Italia tarderà in questa evoluzione.
Nella prima metà del Settecento l’immaginario si modifica notevolmente, è possibile indicare tre cambiamenti principali:
* Il newtonianismo e la nuova centralità assunta dalla fisica: è possibile conoscere l’universo con un approccio più razionale e meccanicistico attraverso le leggi della fisica.
* L’importanza dell’esperienza e del viaggio: la fisica si basa sull’esperienza concreta e sull’osservazione diretta, che vengono, dunque, rivalutate. Si diffonde il viaggio con finalità didattiche o di piacere. Si scopre il concetto di ambiente e l’interesse per il diverso. Si diffonde il Romanzo d’avventura.
* La storia come realizzazione del progresso: è affermata la superiorità dei moderni sugli antichi; e nella gerarchia dei valori il giovane si sostituisce al vecchio.
La cultura europea appare dominata dall’influenza dei pensatori inglesi e francesi (Newton e Locke). In campo politico le idee più innovative provengono da Montesquieu, che riesce a mettere in risalto quanto sia relativo ogni valore ideale, la sua opera più importante è L’Esprit des lois, per salvaguardare l’efficacia del potere e della libertà individuale occorre attuare una distinzione tra i poteri. Un’altra figura importante è Giannone che critica la Chiesa, e Vico.
Dal punto di vista stilistico emergono due nuovi concetti: quello del buon gusto e quello della fantasia; il primo implica la capacità di discernere attraverso la luce della ragione, contrapposto al cattivo gusto barocco, identificato con l’irrazionalismo; spetta a questo disciplinare la fantasia. Per Gravina la finzione, la fantasia e l’immaginazione sono dei modi per definire la poesia, che non considera inferiore alla filosofia e le attribuisce una spiccata capacità civile ed educativa.
Nella diffusione del Rococò è utile distinguere due momenti: uno dal 1690 al 1715 è un’arte tendenzialmente aristocratica lontana da quella barocca e subentra l’ inclinazione al dettaglio minuto, alla decorazione leggera; il periodo successivo, fino al 1748, vede la diffusione di queste idee nell’alta borghesia, non esprime più potenza e grandezza, ma la bellezza e il fascino della vita. In musica è il momento di Vivaldi e Johann Sebastian Bach.

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