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Arcadia

Il Settecento fu un secolo di grandi trasformazioni, sia dal punto di vista politico che culturale. Esso si apre sulla scena politica con il dominio incontrastato di Luigi XIV in Francia e si chiude con le prime vittorie italiane di Napoleone Bonaparte.
In Inghilterra si afferma la monarchia costituzionale, e qui si darà avvio a quel processo di trasformazione globale e radicale dell’organizzazione economica e sociale che va sotto il nome di Rivoluzione industriale. Nessun settore dell’esperienza umana è escluso dalla verifica e dal vaglio critico operato dalla ragione che si sostituisce come criterio superiore di verifica di ogni affermazione e come principio di ogni azione.
La cultura innovativa del Settecento tende a considerare con diffidenza l’impegno letterario, che essa giudica arbitrario e gratuito. Il riferimento a figure emblematiche della letteratura barocca chiarisce la fondatezza della reazione degli uomini di cultura del nuovo secolo, teso ad organizzare le forze innovative e antitradizionali che il Seicento aveva spesso disperso nelle sue sperimentazioni anticonvenzionali.

Gli scrittori di questo periodo vengono definiti illuministi, per la volontà proclamata di portare la luce della ragione a rischiarare le tenebre dell’ignoranza e della superstizione.
In questo panorama innovativo ed estremamente vario e mosso, il nostro paese rappresenta in un certo senso un caso a parte. Il cauto rinnovamento iniziato in campo specificamente poetico con la creazione dell’Accademia d’Arcadia, che rifiuta il cattivo gusto e gli eccessi della poesia marinista, risponde a ragioni e tendenze tipicamente nazionali. Questo atteggiamento collega l’impegno erudito e civile speso dagli intellettuali più significativi del primo settecento a quello che caratterizza la seconda metà del secolo, che è comunemente detta l’età dell’Illuminismo, per l’impulso che il pensiero degli illuministi francesi esercita sui tempi e sui modi dell’innovazione civile.

L’Accademia d’Arcadia nacque il 5 ottobre 1690 a Roma, in occasione dell’incontro nel convento annesso alla chiesa di San Pietro in Montorio di 14 letterati appartenenti al circolo della regina Cristina di Svezia, morta l’anno precedente a Roma dove si era trasferita in seguito alla sua conversione e rinuncia al trono.
La volontà di questi letterati era la separatezza e l’autonomia professionale. Si accomunavano per l’adesione ad un programma ideologico minimo:

• La restaurazione del buon gusto;
• La messa al bando del disordine seicentista;
• Degli eccessi personali del cattivo gusto barocco.
In sostanza, l’Accademia d’Arcadia voleva rinnovare la cultura ed essa raccolse l’adesione di tutti i più significativi poeti del tempo.

Una prima fase della produzione lirica dell’Arcadia si pone all’insegna dell’imitazione petrarchesca, prediligendo come strumento espressivo il sonetto. Petrarca e il petrarchismo sono assunti quali modelli di buon gusto e di limpidezza razionale in opposizione alla letteratura barocca, che l’imporsi del classicismo razionalistico induce a considerare gonfia e stravagante.
A differenza della poesia barocca, gli autori del Settecento volevano che i loro componimenti dessero un insegnamento: dovevano quindi essere espressi solo sentimenti sani, in modo che la poesia potesse raggiungere il fine dell’utilità morale.
Lo scrivere versi si proponeva quindi come un’attività sociale, un segno di distinzione e di prestigio, che consentiva di godere di una certa reputazione in ambito mondano.

Un altro tema prediletto dalla letteratura arcadica fu quello pastorale, che narra di paesi di sogno, isolati dalla realtà storica, in un mondo di semplicità naturale. I componimenti, quindi, trattano principalmente il tema bucolico.
* BUCOLICO: che evoca l’ambiante sereno dei campi e la vita campestre.
Perfino il nome assunto dall’Accademia d’Arcadia si riferiva alla mitica regione dei pastori.
Lo strumento espressivo per eccellenza, che narrava del mito settecentesco della natura, era la canzonetta.
* CANZONETTA: odicina composta da versi brevi, settenari od ottonari.

Nella letteratura arcadica, però, si manifestavano anche aspirazioni eroiche, che si traducevano nel contemplazione di gesti magnanimi.
Lo strumento espressivo per eccellenza era il melodramma.
* MELODRAMMA: genere formato in parte in prosa e in parte in musica. Nel Settecento ebbe vasta diffusione e il principale riformatore fu Metastasio.

Durante il periodo dell’Arcadia fu riformata anche la Commedia, in quanto si pensa fosse stata degradata dal cattivo gusto del Barocco.
La riforma vera e propria, dunque, si attuò nel mondo dello spettacolo, soprattutto ad opera dello scrittore di teatro Goldoni.
Fra gli scrittori dell’età arcadica, ricordiamo: Muratori, Giambattista Vico, Pietro Metastasio.

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