Ominide 2892 punti

Parini


Nasce nel 1729 a Bosisio (in Brianza) da una famiglia di umili origini. Nel 38 si trasferisce a Milano per completare gli studi da una prozia. La zia gli promette la sua eredità soltanto se diventerà sacerdote (se intraprenderà gli studi ecclesiastici). Così nel 54 prende i voti, ottiene l'eredità della zia che però era molto modesta. Scelse di svolgere il ruolo di precettore. Prima diventa precettore dei duchi Serbelloni, ma nel 62 lascia questa famiglia e passa al sevizio di Carlo Imbonati fino al 68. Per Carlo Imbonati scrive un'ode “l'Educazione”. Imbonati sarà il compagno di vita della madre di Manzoni.
Nel frattempo comincia a scrivere già nel 52 esce una raccolta di rime “Alcune poesie di Ripano Eupilino”. Nel 53 entra nell'accademia dei trasformati, che è più moderata rispetto a quella dei pugni, grazie ai suoi componimenti.
Nel 1757 scrive “Dialogo sopra la nobiltà” in prosa, dove viene spiegata l'infondatezza della nobiltà. Egli esprime un duplice comportamento: da un lato c'è ammirazione per questa classe, dall'altro un'offesa da parte della nobiltà nei confronti di chi si impegna. Lui nei confronti della nobiltà non ha un atteggiamento duro. Non vuole la cancellazione di questa classe sociale, ma vuole una rieducazione di essa. Questo ci dice che Parini era un moderato. Nel “Dialogo sopra la nobiltà” viene raccontato il dialogo tra due defunti, un nobile che cerca di difendere la sua classe e un poeta che invece ha un parere opposto al suo. Alla fine il poeta ha la meglio.
Ottiene diversi incarichi anche politici. Parini inizialmente è favorevole alla rivoluzione francese, ma poi anche a causa del grande spargimento di sangue cambia idea. Gli viene offerto di collaborare con i francesi nella sovraintendenza di Milano. Egli combatte per l'autonomia della Lombardia, ma i francesi non sono della stessa idea e quindi Parini rinuncia all'incarico. Muore nel 1799 con parecchi problemi di salute.

Pensiero
Parini aveva un grande interesse per i classici, ma nonostante ciò si avvicina al sensismo, perché secondo lui l'arte deve suscitare il diletto, ma deve anche essere utile.
Riprende le idee illuministe, ma rifiuta l'ateismo e rifiuta il materialismo. Rispetto agli illuministi rifiuta l'esaltazione del commercio e il materialismo. Pur apprezzando le scienze riconosce il ruolo importante della letteratura. A differenza degli illuministi sosteneva l'importanza della forma e della parola (questo gli deriva dalla sua formazione classica). Fa degli studi sulla lingua. Si oppone al purismo, che prevedeva un ritorno alla lingua del passato contro contro l'Illuminismo che aveva inserito troppi termini stranieri nella lingua italiana.
C'è la difesa di una lingua che sia curata. Difende il dialetto in poesia, in particolare quello milanese.

opere - le odi
Parini scrivi 25 odi. La prima raccolta è del 91 e comprende 22 odi e dopo 3 anni ne aggiunge altre 3 per un totale di 25 odi.
La stesura delle odi si può dividere in 2 momenti:
-58/66: Prima fase: denotano l'impegno sociale e politico del poeta, il linguaggio è realistico. Sono odi che riguardano questioni di attualità. Secondo Parini l'agricoltura è preferibile al commercio (su cui l'Illuminismo si basava). Affronta il problema delle vaccinazioni. Il bisogno sul problema delle carceri, perché Parini sostiene che i reati vengono compiuti per bisogno. La musica è un componimento contro il costume barbaro.

Poi nella stesura delle odi c'è una pausa e riprende a scriverle nel 1777, ma dopo poco tempo Parini interrompe la scrittura delle odi per poi riprenderla intorno alla metà degli anni 80.

-dall'85: Seconda fase: cambia il gusto del poeta viene meno il tono satirico, pungente, aspro. Cambia il tono perché invecchia e perché prende consapevolezza della difficoltà di cambiare le cose.
la caduta
Descrive una propria caduta per strada avvenuta a Milano durante l'inverno. Viene aiutato da un passante a rialzarsi che lo riconosce e rimane indignato dalla sua condizione. Questo lo incita a cambiare atteggiamento per vivere meglio. La risposta di Parini è negativa. La risposta di Parini non è per nulla conforme al potere che non deve mai essere adulatore.

Il giorno
È il capolavoro di Parini. È un poema satirico scritto in endecasillabi sciolti. Il progetto iniziale del poema è quello di scriverlo in 4 parti: “Il Mattino”, “Il Mezzogiorno”, “Il vespro” e “La notte”, che però non porterà mai a termine. Quando riprende le odi riprende anche “Il Giorno”, ma non lo porterà mai a termine.

Racconta la giornata tipo di un “giovin signore” di cui il poeta è precettore. Il tono è satirico: è una satira della nobiltà.
Inizia con il ritorno all'alba del giovin signore. Poi continua la mattinata: la vestizione, la preparazione, l'incipriatura. Nella prima parte della mattinata capeggia la figura del giovin signore. A “mezzogiorno” va dalla dama di cui è cicisbeo cioè cavalier servente (si mette al servizio di una dama, poi però il cicisbeo diventa l'amante della donna). Dopo avviene il pranzo, qui non c'è più il cavaliere solo, ma una serie di commensali che vengono descritti nelle loro abitudini.
Poi c'è “Il Vespro” e “La Notte”, che non sono completati. Nel “Vespro” c'è la passeggiata in carrozza per la città.
Nella “Notte” è descritta la “rassegna degli imbecilli”, cioè è la descrizione dei personaggi che prendono parte all'osservazione dello spettacolo offerto dai nobili.
La satira domina l'intera opera ed è più pungente nella prima parte (Giorno, Mezzogiorno). La seconda parte (che viene scritta durante la seconda fase delle odi) il tema si fa meno pungente, meno aspro, meno duro (come nelle ultime odi).
Viene adottata la tecnica del contrasto: il vuoto della vita nobiliare è enfatizzato e narrato come grandi imprese: da qui nasce il tono satirico.
Un difetto è la lentezza: infatti nell'opera sono maggiori le parti descrittive rispetto a quelle narrative. Le parti più interessanti sono le digressioni: inserti di racconti che servono a precisare le origini di certe abitudini (racconti mitologici).
Una famosa digressione è quella della vergine puccia: è una digressione del mezzogiorno. Una dama racconta l'episodio in cui la sua cagnolina aveva morsicato un servo che istintivamente aveva tirato un calcio alla cagnolina, la quale inizia a lamentarsi. La padrona preoccupata coccola la cagnolina e la cura. Infine decide di licenziare il servo, mettendolo sulla strada con tutta la sua famiglia.
Questa digressione sottolinea l'insensibilità della nobiltà nei confronti delle altre classi sociali inferiori alla propria.

Hai bisogno di aiuto in Autori e opere 700?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email