Le Odi di Giuseppe Parini


Perché le Odi sono generalmente considerate una testimonianza della coscienza morale e dell’impegno civile del Parini? Perché dall’opera, la più significativa del poeta dopo il Giorno, emergono la condanna della società aristocratica dell’epoca e la concezione, tipicamente illuministica, di un ideale artistico che assegna alla poesia una funzione educatrice e civilizzatrice.
Nelle Odi, scritte tra il 1757 e il 1795, ispirate da motivi occasionali e pubblicate quasi tutte su opuscoli e riviste letterarie, costante è l’attenzione rivolta dal Parini ai temi civili, nonché il ricorso ad una lingua poetica quanto mai viva e capace di espressioni realistiche e pungenti, pur nel rispetto delle forme eleganti ereditate dalla tradizione classica. Così l’opera permette di collocare il poeta nell’ambito sia dell’illuminismo, per quanto concerne la concezione dell’arte e la funzione sociale dell’intellettuale, sia del Neoclassicismo, per quanto riguarda lo stile che si presenta limpido e raffinato sul modello dei classici.
È possibile riunire i diciannove componimenti raccolti nelle Odi in due gruppi. Al primo appartengono le poesie, scritte negli anni 1757-1765, risalenti al periodo in cui il Parini si occupò di questioni politiche, sociali e di costume, aderì all’Accademia dei Trasformati e pubblicò il Mattino e il Mezzogiorno, le due prime parti del Giorno.
Tra le odi di questa prima serie, ricordiamo, oltre a La salubrità dell’aria, La vita rustica, un elogio della semplice e sana vita di campagna, ispirato dal ricordo della Brianza natia; L’impostura, che, rifacendosi al Tartufo di Molière, propone una severa denuncia della società del tempo, alle cui finzioni viene contrapposto il nume della Verità; L’educazione, dedicata a Carlo Imbonati (di cui il Parini fu precettore) nel giorno del suo undicesimo compleanno, nella quale viene espresso l’ideale educativo del poeta che deve essere finalizzato alla valorizzazione, mediante l’equilibrio e la moderazione, della nobiltà d’animo e della razionalità; L’innesto del vaiolo, scritta in favore dell’inoculazione del bacillo nei fanciulli, una pratica medica poco prima introdotta e che era stata difesa anche da Pietro Verri in un articolo pubblicato sul Caffè; il bisogno, in cui è proposta una riforma della legislazione giudiziaria sul modello dell’opera di Cesare Beccaria Dei delitti e delle pene; Sull’evirazione dei cantori, composta contro l’incivile pratica, diffusa in quell’epoca, di evirare alcuni cantanti da piccoli, affinché potessero conservare una particolare impostazione del tono di voce.
Il secondo gruppo di Odi comprende componimenti, scritti tra il 1780 e il 1790, che testimoniano un cambiamento nell’animo del poeta, più incline a ripiegare su se stesso, a meditare sulla sua vita di uomo e di poeta. Di conseguenza i contenuti civili e sociali, sui quali sono incentrate le poesie precedenti, pur non rinnegati in questa seconda serie, lasciano spazio alla passione per il vero e per il bello.
La più significativa di queste odi è La caduta, in cui il Parini ribadisce la sua integrità morale di uomo e di poeta che non ha mai sottomesso la creatività artistica al volere dei potenti. Da ricordare è anche Alla Musa, sul tema della funzione civile, educatrice dell’arte. Infine citiamo i titoli delle odi che il poeta ha dedicato alla bellezza di tre nobildonne da lui conosciute: Il pericolo, Il dono e Il messaggio.
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