Il giorno

"Il Giorno" è l'opera più importante di Parini, che però fu lasciata incompiuta dall'autore. Durante la sua vita pubblicò soltanto, anonimi, i due poemetti "Il Mattino" e "Il Mezzogiorno". Inizialmente pensava di farli seguire da un terzo poemetto dal titolo "La Sera", ma poi progettò di comporre un unico poema in endecasillabi sciolti, intitolato "Il Giorno", e articolato in quattro parti: Il Mattino, il Meriggio, il Vespro e la Notte.

L'obiettivo di tutto "il Giorno" è costituita dalla vita "alla moda" di un nobile "giovin signore"; Parini però evita l'aggressione diretta e preferisce ricorrere all'ironia, fingendo di essere un "Precettor d'amabil Rito", che intende indicare al giovane aristocratico il modo migliore per organizzare la propria giornata. Il finto insegnamento si risolve quindi in una descrizione particolareggiata dei momenti e delle occupazioni quotidiane dello stesso signore e della nobiltà contemporanea. Il suo intento ironico è rivelato dal tono quasi eroico e sublime: si tratta di un acutissimo sistema di rappresentazione indiretta, nel quale la realtà aristocratica viene avvolta in giri sintattici e sontuose figurazioni mitologiche.

Il Giorno appare così come un battagliero libello pieno di risentimento morale, contro la degenerazione della nobiltà contemporanea; ma nasconde anche un risentimento in quanto Parini si sente escluso, dietro tutto c'è una sorta di nostalgica partecipazione.
Il Mattino delinea le occupazioni che seguono il risveglio del nobile ozioso. Tutto si concentra in una monotona ripetizione; si ha la rappresentazione di un mattino impossibile, nel quale il protagonista non tira fuori nemmeno una parola, e appare come un'inerte marionetta.
Nel Mezzogiorno Parini tende a passare dalla posizione di precettore a quella di cantore, spostando l'attenzione ad un ambiente più vasto, popolato dalle diverse presenze che popolano la mensa del Giovin signore. Qui abbiamo anche la famosa digressione della "vergine cuccia".
Nella Notte lo stile di Parini si allontana sempre di più da quella complessità sintattica e da quella precisione troppo minuta e ricercata che caratterizzano il suo precedente lavoro. Tutto è descritto in modo meno artificioso. Il poeta segue il signore e la dama a un grande ricevimento, ma ormai ha del tutto abbandonato la sua funzione di precettore e si accontenta di fermarsi nelle anticamere, dove i servi lo informano a proposito delle nuove virtù di cui il signore dà prova nella notte. Alcuni tra i personaggi che popolano i saloni si mettono in luce per le loro sciocche manie: si presenta così una "galleria degli imbecilli" culminante in quello che ha l'hobby di disfare pazientemente sontuosi arazzi, riducendo in fili minutissimi i loro disegni. Nella Notte Parini sa dare un ritratto negativo del dissolversi del mondo nobiliare, ridotto ormai a un balletto di inquietanti fantasmi. Parini durante il suo poema inserisce digressioni, le favole, che sono brevi racconti di carattere mitologico, che servono a illustrare le origini di certi costumi sociali.

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