Giorgjo di Giorgjo
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Carlo Goldoni nasce a Venezia da una famiglia borghese nel 1707; il padre, Giulio, è medico ed esercita la sua professione spostandosi spesso da città in città, volendo acquisire una migliore sistemazione economica. A nove anni segue il padre a Perugia , iniziando a studiare presso un collegio di gesuiti; si sposta a Rimini, città che non gli piacque , tant ‘ è che fugge in barca e raggiunge la madre a Chioggia.Intraprende i suoi studi presso l’ università di Padova, ma la pubblicazione di una satira gli costa e l’ espulsione e il ritorno a Chioggia.Intraprese gli studi giuridici pressso l’ università di Pavia e trova lavoro presso la cancelleria comunale di Chioggia; fu un’ esperienza importante che gli diede l’ imput per la stesura delle Baruffe chiozzotte .Inizia a maturare la sua vocazione teatrale , perché alla morte del padre, finisce la sua vita da vagabondo; si laurea a Padova e decide di avviarsi alla professione di avvocato; nasce la sua vocazione teatrale , con assidue letture teatrali; in uno dei suoi viaggi, Goldoni conosce a Verona Samuele Giuseppe Imer, che lo scrittura come “poeta comico”della compagnia del teatro di S. Samuele di Venezia Avviò contro la commedia dell’ arte , la sua proposta; tuttavia, non potendo campare con il teatro, inizia a cercare qualche nuovo lavoro; costretto a fuggire da Venezia nel 1745 , fugge a Pisa, dove qui conosce i letterati dell’ arcadia; continua la sua scrittura per il teatro , cercando di avere contatti col mondo delle rappresentazioni. A Pisa conosce Girolamo Medebach, il quale fu colpito dall’ entusiasmo del giovane scrittore, impiegandolo nella sua compagnia; il contratto prevedeva la stesura di 8 commedie annue ; diventa quindi scrittore di teatro per professione. Goldoni scrive per il mercato ; agli spettacoli il pubblico che proviene dai diversi strati sociali, paga il biglietto e il proprietario del teatro e il capocomico devono guadagnare. Goldoni lavora per la compagnia del Medebach e scrive un numero elevatissimo di commedie e per esse persegue la sua riforma. Nel 1750 , quando per la prima volta sperimentò l’ insuccesso, si presentò sul palco e s’ impegnò a scrivere per l’ anno successivo 16 commedie. Dopo queste scrive la Bottega del Caffè. È l’ anno in cui l’ autore deve affrontare la concorrenza di un altro commediografo, Pietro Chiari, che pur di ottener successo, scriveva qualsiasi cosa. La sfida con Chiari durò a lungo e la rivalità suscitò molte polemiche , per le quali dovette intervenire la censura ; entra dunque in conflitto con la compagnia , passando al teatro di S. Luca, il cui proprietario era Francesco Vendramin.; cerca in questo periodo di sperimentare nuove vie, nuove opere , nuove commedie che trattino trame più esotiche. Appartengono agli ultimi anni di lavoro le sue opere più mature. Goldoni dovette inoltre fronteggiare anche Carlo Gozzi , letterato aristocratico e conservatore che proponeva un teatro fantastico che conservava alcuni aspetti della Commedia dell’ arte; Gozzi ebbe un grande successo con le sue opere e di questo Goldoni ne fu molto dispiaciuto e , spinto da un senso d’ irrequietezza, si reca a Parigi , dove dirige la Comediè Italienne per risolvere la sua situazione; dal punto di vista degli esiti letterari , si tratta di un periodo di ripiegamento su sé stesso, dovuto anche ai pochi stimoli che il pubblico parigino, ancor più legato di quello veneziano ai modi della commedia dell’ arte ; cosi anche le commedie più belle di quest’ anni sono compromessi fra le aspettative del pubblico e le conquiste ormai affermate con la sua riforma. Intanto nel 1771 ottiene un grande successo con il Burbero Benefico; entra nella corte parigina come insegnante d’ italiano per le principessine reali con una pensione . Ormai vecchio , Goldoni muore nel 1793 a 86_ 87 anni; sono gli anni in cui la Francia affronta il periodo rivoluzionario e l’ assemblea francese bloccala sua pensione; egli visse in miseria e muore lo stesso giorno in cui l’ assemblea decreta la restituzione della sua pensione , data perché ha riconosciuto nella sua commedia un presagio per il futuro dispotismo . Quando Goldoni intraprende il suo viaggio di poeta , la storia comica era pervasa dalla Commedia dell’ Arte , i cui attori improvvisavano le battute senza seguire la divisione del testo; nei confronti di questo teatro, Goldoni assunse atteggiamenti polemici ; il suo rifiuto riguardava principalmente la comicità ridotta ad una volgarità buffonesca , la stereotipazione delle maschera e la ripetitività delle battute degli attori ed una costruzione sgangherata degli intrecci; la Commedia dell’ Arte era in decadenza. E Goldoni si propose dunque d’ ideare una riforma. Goldoni era un autentico uomo del teatro , conosceva praticamente tutto ed abitare a Venezia, capitale del teatro italiano, lo favoriva. Come scrive nella prefazione di una delle sue opere, giustifica il suo interesse dicendo che ha studiato in soli due libri, “ Il Mondo e il Teatro”. Il Mondo è la realtà vissuta , mentre il Teatro , scena viva.

Con esse, Goldoni sintetizza quelle che sono le direttive delle sua riforma: produrre testi che possono piacere al pubblico e la volontà di produrre una commedia vera, verosimile, cioè quella che rifletta realisticamente i caratteri umani che si muovono nella realtà contemporanea. Goldoni pensa che non siano utilizzabili le maschere tradizionali; la sua commedia è ispirata alla natura , vuole rappresentare i caratteri colti nella loro irripetibilità, sviscerando in tutto le loro sfaccettature. Le psicologie sono quelle rappresentate nella società , e le maschere costituiscono i tipi fissi, astrazioni fatte dagli stereotipi . Tra la maschera e il carattere c è la stessa distanza che intercorre tra la maschera e il volto; mentre il volto è estremamente vario, la maschera è rigida, una, mentre i caratteri sono infiniti nel numero, in quanto è infinito il genere degli uomini ; la commedia della riforma può essere interpretata come la commedia del carattere , rappresentante le singole individualità , non lo stereotipo.

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