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La Locandiera- analisi

La Locandiera è una delle commedie più celebri e rappresentate di Goldoni e uno dei vertici della sua riforma teatrale. Ambientata a Firenze è interamente scritta in italiano, ha come protagonista una straordinaria figura di donna, Mirandolina, indipendente dal punto di vista economico e da quello intellettuale. In lei la maschera della servetta brillante se è voluta e trasformata in personaggio realisticamente caratterizzato.
In questa commedia Goldoni sembra applicare alla lettera la regola delle tre unità (luogo, tempo, azione) che Aristotele aveva indicato nella sua Poetica.
Nella Locandiera tutto si svolge a Firenze, all'interno di una locanda, in un'unica giornata, e si sviluppa intorno a un unico fatto: si tratta dunque di una commedia “semplice”.
Mirandolina rappresenta l’evoluzione psicologica, sociale e professionale del personaggio tradizionale della serva o servetta. È in grado di accrescere la sua intraprendenza grazie alla sua abilità della parola, di cui se ne avvale come di un’arma più potente della bellezza. La sua psicologia è complessa e sfaccettata: in le emergono i lati positivi (intraprendenza, astuzia, amor proprio, amabilità) e negativi. In Mirandolina si esprime poi la logica mercantile, che emerge nell’attaccamento all’utile e all’interesse della sua impresa commerciale. Goldoni è attento a non infrangere gli equilibri etico-sociali: dopo aver spinto la protagonista al massimo del suo gioco seduttivo, dà al personaggio l’opportunità di ricomporre l’ordine sociale. Ne è una prova il matrimonio con Fabrizio, non all’altezza della donna, ma utile per porla al riparo da critiche e per garantirle quella rispettabilità sociale indispensabile nella logica borghese.

I personaggi appartengono alle classi nobili e borghesi. Tra i primi vi sono comunque sensibili differenze. Il marchese è un nobile decaduto spiantato ma orgoglioso del proprio rango, che considera la garanzia indiscussa d privilegi particolari. Il conte è invece un ricco borghese che ha acquistato il titolo. Attraverso i due, Goldoni mette in luce l’inadeguatezza del vecchio mondo rispetto al nuovo. Non è un caso che l‘autore affidi proprio a loro l’incipit della commedia, mettendo da subito in luce il tema della gerarchia e della dinamica sociale. Il cavaliere rappresenta invece la nobiltà più autentica ed eticamente fondata, non visceralmente attaccata alla propria condizione aristocratica. Tra i borghesi il personaggio di spicco è ovviamente Mirandolina, in posizione subalterna si trova Fabrizio, cameriere fidato e innamorato della locandiera. Goldoni declina in lui la tipologia delle serve che aspirano all’amore e allo status economico dei padroni. L’epilogo della commedia sarà tutto a vantaggio di Fabrizio. Mirandolina lo sceglie come suo sposo, mettendo al riparo la sua reputazione e i propri interessi e ricomponendo il disordine del gioco seduttivo nell’ordine della normalità. Le due attrici si spacciano per nobildonne per il gusto di sbeffeggiare gli aristocratici ospiti della locanda. Attraverso di loro Goldoni offre un tributo alla figura dell’attore, a cui proprio la sua riforma teatrale intendeva garantire dignità e professionalità.

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