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L'itinerario della commedia goldoniana

Al centro della commedia goldoniana si trova la società veneziana contemporanea, che, pur essendo governata da un'oligarchia nobiliare e conservatrice, aveva visto lo sviluppo di un solido ceto mercantile e borghese.
Goldoni si fa interprete dei valori e della visione della realtà di questa classe sociale, a cui egli stesso appartiene, esaltando nella prima fase della sua produzione (fino al 1752) la figura del mercante economo, onesto e laborioso contro quella del nobile dissipatore, superbo e ozioso.
A questa fase di intensa creatività, durante la quale è attuata la "riforma", ne segue una di crisi (1753-1758), provocata dalle critiche degli avversari e dai mutati gusti del pubblico, che preferisce commedie avventurose d'ambientazione esotica.
Goldoni asseconda in parte le nuove esigenze "di mercato", scrivendo testi romanzeschi; continua tuttavia a scrivere commedie "di carattere", incentrate ora su personaggi nevrotici e asociali, nei quali sembrano riflettersi le difficoltà psicologiche dell’autore.

Superata la crisi, Goldoni torna, nella produzione della maturità (1758-62), a ritrarre la borghesia veneziana, ma con occhio più critico, mettendone in luce l’attaccamento all’interesse economico, la ristrettezza di vedute, oppure l’ostentazione, la smania di apparire; con maggiore simpatia sono invece considerati i ceti subalterni, di cui si esaltano la socialità, la vitalità, l’intraprendenza.
Con il trasferimento a Parigi, di fronte a un pubblico ancora fermo agli scenari della commedia dell’arte, Goldoni è costretto a rinunciare alle soluzioni più moderne del suo repertorio per privilegiare intrecci complicati, basati sullo schema dell’equivoco.

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