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Goldoni Carlo

La visione borghese del Goldoni
Il teatro è borghese perché borghese è la sua visione della vita. In effetti, la mentalità dello scrittore veneziano, la sua cultura e la sua morale corrispondono ai criteri di valore che si possono definire propri dell’uomo medio. Nei “Memoires” si rivelano tratti essenziali di una persona serena, ottimistica, non scossa da tensioni o inquietudini metafisiche. Goldoni non ama i personaggi solitari e malinconici, le ampie radure desertiche, i mari in tempesta: il suo paesaggio prediletto è quello umano e culturale della città come centro pulsante della vita economica, con i traffici animati delle strade, con i negozi ricchi di merci e i caffè dove la gente conversa e si diverte. Il Goldoni posa il suo sguardo attento e ironico sul grande teatro del mondo per coglierne un significato non effimero, alla luce di una moralità comprensiva, tutt’altro che imprigionata nei limiti di un’arcigna ideologia di classe.

Che tipo di intellettuale è Carlo Goldoni?
Una figura nuova che si distacca da quella tradizionale dell’intellettuale cortigiano ed accademico, emerge anche dalla prefazione di Goldoni alle proprie commedie e dal passo dei Mèmoires. Non è più il tipo del puro letterato, chiuso nel suo mondo separato e nutrito di una cultura libresca, ma è un uomo di teatro, immerso in un’attività culturale viva, che deve fare i conti con un pubblico comune, provenienti da diversi ceti sociali. Goldoni deve tenere conto della personalità e delle doti di ogni attore. Lo scrittore anticipa la figura dell’intellettuale che comincerà ad imporsi nel secolo successivo, lo scrittore che è inserito nel meccanismo del mercato, in quanto il teatro è un’impresa commerciale che deve produrre profitto.

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