Ominide 370 punti

Goldoni Carlo e il teatro

Goldoni è l'autore teatrale più rappresentativo e più rappresentato (insieme a Pirandello), tanto da avere una fama sia nazionale che internazionale.
Ebbe una vita molto lunga che si snoda per tutto il settecento e fu un grande ammiratore del melodramma. Per ciò che riguarda la politica possiamo dire che acquistò una posizione di progressista moderato.
Fece studi giuridici, anche se era una professione che non amava affatto; amava invece molto il teatro. Abitando a Venezia, cercava sempre di intrufolarsi nei teatri della città per imparare il mestiere.
La sua frase tipica è: "I due libri su cui io ho meditato e di cui non mi pentirò mai di essermi servito sono il mondo e il teatro", dove il mondo sta a rappresentare la realtà e il teatro la sua esperienza teatrale.
In quell'epoca la situazione teatrale era involuta perché il teatro aveva perso la dignità d'arte: la rappresentazione teatrale del settecento era una "commedia d'arte", ovvero una forma di teatro in cui si lascia molto all'improvvisazione; gli attori, infatti, non avevano una sceneggiatura, ma dei "canovacci", ovvero dei fogli su cui c'era scritta la trama in linea di massima e nell'ambito di questa traccia gli attori erano liberi di improvvisare.
Questa commedia d'arte porta il teatro a diventare un teatro di stereotipi: gli attori ripetevano sempre delle maschere, dei tipi, dei stereotipi che si ripetevano sempre uguali, soprattutto se la compagnia teatrale era scarsa, mediocre. Da qui ne conseguiva uno spettacolo teatrale privo di originalità.
Nonostante ciò troviamo anche una nota positiva nella commedia d'arte: essa portava molte persone a teatro rispetto al melodramma o all'opera, quindi il teatro diventa popolare e non più solo per l'elite degli aristocratici, perché di molte opere importanti venivano fatte versioni più semplici e stereotipate da alcune compagnie teatrali.
Goldoni vuole ridare dignità alla commedia dell'arte, vuole riformare il teatro apportando delle modifice e il ritorno alle "vecchie regole":
* Reintroduzione di un testo scritto, rispettato dagli attori per filo e per segno e con una ritrovata dignità letteraria (ovvero di alto livello);
* Dialoghi con delle riflessioni;
* Abolizione delle maschere e nuova creazione di personaggi nuovi senza stereotipi, che fossero più vicini alle persone comuni (gli stereotipi erano caduti nella sconcezza e nella volgarità);
* Moralizzazione della commedia, indirizzata ora ad un pubblico medio, o meglio all'uomo di buon senso.

A Venezia conosce due compagnie teatrali che gli fanno cambiare la vita: "Imer" e "Medebach", grazie alle quali Goldoni comincia a studiare il teatro sul campo.
Le sue opere sono scritte o in italiano o in dialetto veneziano o padovano oppure nel veneto colto.
Scrisse circa 120 commedie, suddivise in:
1. Commedie di intreccio: caratterizzate, appunto, da una storia ad intreccio, interessante e piuttosto complessa;
2. Commedie di ambiente: nelle quali si vuole descrivere un particolare ambiente (es. "La bottega del caffé);
3. Commedie di carattere: nelle quali si eleva un personaggio a protagonista assoluto (es. "La Locandiera").

Registrati via email