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Carlo Goldoni
Carlo Goldoni nasce a Venezia nel 1707, studia presso i gesuiti. Si laurea a Padova in Legge e esercita l’attività. Si appassiona alle letture plautine. Lavora per la compagnia di Giuseppe Imer e scrive la tragicommedia “Il Belisario”, gli viene affidata la direzione del teatro San Giovanni Crisostomo e qui inizia a rappresentare buona parte delle sue opere personali applicando la sua riforma. Pubblica la prima commedia interamente scritta “ La donna di garbo”. Collabora con il capocomico Madebach e lavora a Venezia con l’obbligo di fornire 8 commedie l’anno, per questo è costretto a registrare alcuni insuccessi. Nel 1752 pubblica “La Locandiera”. Si trasferisce a Parigi dove lo aspetta una grande delusione, viene chiamato a Versailles come insegnante di italiano. Inizia a scrivere Le Memorie e muore a Parigi nel 1793.

Negli anni in cui esercita l’attività di scrittore Goldoni, si sviluppa un mercato attorno al teatro che si estende a tutte le classi sociali, per questo risultano avere maggiore successo i generi popolari quali la commedia e il melodramma. Goldoni rivoluziona le basi della commedia dell’arte: sancisce la priorità del testo scritto e pone al centro i bisogni e i giudizi del pubblico, di pari passo trionfa il realismo della vita nei suoi requisiti sociali e psicologici; rinuncia a fornire modelli esemplari e valori da seguire. Getta un ponte tra Teatro e Mondo, dando l’opportunità si riflettere, attraverso lo spettacolo, su questioni sociali e morali.

La Locandiera
L'opera del Goldoni ha come protagonista Mirandolina, padrona della locanda in cui si svolgono i fatti. Abilmente, riesce a sfruttare il marchese di Forlimpopoli e il conte Albafiorita per tenerli in locanda e ricavarne un guadagno. Mirandolina è una donna molto accorta, attenta ai suoi interessi, abile ed energica nella conduzione del suo lavoro nonché molto astuta in quanto usa modi dolci e garbati con i nobili non promettendo loro mai nulla di certo, in tal modo riesce a trattenerli nella sua locanda, dove consumano e passano maggior parte del loro tempo, ricavandone così un facile guadagno. Mirandolina inoltre è molto orgogliosa. Infatti in seguito ad una scommessa fatta con se stessa ridicolizza e allude il cavaliere di Ripafratta per poi respingerlo crudelmente.
Dunque la figura della locandiera rimanda al tipo borghese, del "mercante" e occupa un posto importante nelle commedie di Goldoni. Al fianco di Mirandolina vi è il cameriere Fabrizio. Anch'egli è un corteggiatore della donna ma allo stesso tempo mira nel matrimonio per poter passare da servitore a padrone di locanda.

Per quanto riguarda il lessico, la locandiera utilizza l'italiano comune e il veneziano, i nobili invece l'italiano colto. Trattandosi di un opera teatrale, si riscontra la presenza del dialogo in gran parte delle scene, ma in alcune di esse è presente anche il monologo, in cui il conte o Mirandolina riflettono sulla situazione

Vittorio Alfieri
Vittorio Alfieri nasce ad Asti nel 1749, è costretto ad un educazione severa da parte del patrigno. Viene avviato alla carriera militare ma fallisce e intraprende una serie di viaggi dovuti all’ansia di cambiare continuamente luogo. L’appartenenza ad una famiglia nobile lo porta a disprezzare sempre di più questa classe. Tra il 1774-75 avviene la scoperta della vocazione letteraria. Il 1775 è l’anno in cui scrive la prima tragedia “Cleopatra” ( si pensa dedicata all’amante) da questa data inizia il periodo più creativo, compone 14 tragedie. Dieci anni dopo intraprende a Roma la pubblicazione di 10 opere, ma lo scandalo con la contessa D’Albany (una donna sposata) lo costringe a fuggire a Parigi, dove scrive “La Vita”. Si trasferisce a Firenze dove si dedica alla revisione delle sue opere e alla stesura di altre 6 commedie; qui muore nel 1803.

Illuminismo: i tempi, i luoghi e la cultura.
Questo periodo, che va dalla pace di Aquisgrana(1748) al congresso di Vienna (1815), è divisibile in due fasi: quella delle riforme e delle rivoluzioni e la fase Napoleonica (dopo segue la restaurazione). Nella prima fase si assiste a numerosi mutamenti politici, sociali ed economici. Dal punto di vista politico nuove idee di tipo democratico e repubblicano si diffondono in Europa e in America gettando le basi di un sistema liberale e parlamentare. In campo sociale si assiste alla ascesa della borghesia in campo economico e alla diffusione del sistema capitalistico. Viene smosso da riforme anche il rapporto Stato-Chiesa (giurisdizionalismo). Sul piano culturale la nazione guida è la Francia, seppure i modelli scientifici e politici provengano dall’Inghilterra.

La nuova corrente di pensiero si definisce Illuminismo, il termine si diffonde presto anche in Italia, sta a sottolineare le prevaricazione del lume della ragione sul buio dell’ignoranza, non obbedendo a dogmi prestabiliti. In campo artistico questa corrente si chiama Neoclassicismo. Il suffisso Neo- sta ad indicare la differenza dal mondo classico ormai chiaramente lontano; ci si affida al –gusto-, variabile e relativo, per una società più libera (come la Roma repubblicana). Gli ideali illuministici iniziano ad entrare in crisi verso i primi dell’800 fine ‘700, facendo spazio agli ideali romantici.
In Europa i mutamenti rivelano uno sviluppo demografico, una rivoluzione agricola, la nascita di nuove teorie economiche la fisiocrazia (di Quesnay; individua nell’agricoltura la vera base di ogni attività economica) e il liberalismo (di Smith; il lavoro individuale per il benessere collettivo e il capitalismo sono la vera fonte di ricchezza). La rivoluzione industriale in Inghilterra: che investe i settori tessile, minerario e metallurgico. L’arte in questo periodo deve ispirarsi ai criteri classici di regolarità, semplicità, armonia e deve essere utile alla società affidandosi alla ragione. All’interno della cultura illuministica confluiscono tendenze diverse: l’estetica Neoclassica (l’arte come attività creativa non mimetica); tendenze Preromantiche (l’arte come conoscenza sensibile, accostamento del bello e del sublime); le teorie estetiche antiilluministiche e anticlassicistiche, in Inghilterra l’Ossianesimo e in Germania lo Sturm and Drung (evidenziano la centralità del sentimento per la natura, lo spirito patriottico e l’artista come genio-creatore).
L’età illuministica segna la fine dell’intellettuale cortigiano dipendente dal ceto nobiliare ed esprime piuttosto gli ideali di tolleranza, libertà ed eguaglianza e interpreta le esigenze della nuova classe borghese. Si laicizza e diventa un poligrafo, capace di intervenire in campi diversi fornendo soluzioni. Il letterato (specializzato nel suo campo) entra in crisi poiché il nuovo intellettuale mira alla partecipazione ai problemi civili e ad una conoscenza universale ed enciclopedica. A Parigi e a Milano si organizzano in gruppi “Società” (l’Accademia dei Pugni) attente ai problemi d’attualità. Un’altra forma di organizzazione sono le riviste o i giornali, si amplia il numero di lettori e cambiano gli argomenti trattati. I modelli cui si ispirano sono quello inglese, che presuppone un lettore che commenti i fatti, e quello francese, che punta al dibattito. In Italia il primo periodico è “Il caffè”, alla fine del ‘700 nascono le gazzette d’informazione e si sviluppa la diffusione di giornali e libri, sempre più spesso stampati in Olanda per scampare alla censura. Gli illuministi sono attenti al sistema educativo e mirano a creare un sistema scolastico statale dalle elementari ai superiori; sarà Napoleone, nella seconda fase di questo periodo, a distribuire omogeneamente su tutto il territorio questo sistema.
Nasce una nuova figura sociale, quella del cittadino, l’individuo consapevole del proprio posto nella società che vuole affermare i propri diritti. L’intellettuale tende dunque a creare un’opinione pubblica aggregandosi in circoli o club che diventeranno dei veri e propri partiti. Negli stati monarchici, però, questa posizione è limitata.
I temi dell’immaginario sono piuttosto invariati e si amplificano: meccanicizzazione della vita, ormai finalizzata allo scopo produttivo, la quantificazione del tempo (coincidente con il denaro) e dello spazio. L’uomo visto come macchina dotata di sensibilità e quindi analizzato sotto questo duplice aspetto: considerando eticamente i sentimenti o esaltando i sensi il piacere e l’erotismo. Il primo porta ad un’identificazione con la natura, il paesaggio circostante diventa lo specchio dell’anima. Nascono le confessioni autobiografiche e le memorie. Il secondo invece porta alla nascita del sadismo e del masochismo, collegati entrambi all’erotismo.
Con l’illuminismo entrano in crisi la struttura e la concezione del sapere medievali, basati su uno stile sistematico e gerarchico. Grande fortuna hanno il saggio, il discorso e i pamphlet che consentono di intervenite in modo più efficace nel dibattito culturale e assumere prese di posizioni radicali. Poi i pensieri o la lettera aperta, o generi ancora più tradizionali quali il dialogo o il commento. E non mancano gli articoli per giornali o riviste. Lo scrittore illuminista, meglio definito come poligrafo, deve saper adattare i propri strumenti di scrittura alle diverse circostanze. I temi principali sono quelli di maggior impegno sociale e civile.
Le riforme illuministiche riguardano in Italia: la Toscana, la Parma e in particolare il Regno di Napoli e la Lombardia. Gli illuministi italiani si caratterizzano per la loro attenzione ai problemi pratici, tecnici e per la tendenza a divenire funzionari statali. La capitale dell’illuminismo è però Milano, sviluppata dal punto di vista economico, demografico e geografico (trovandosi tra la Francia e Vienna).
Personalità centrale dell’illuminismo lombardo è Pietro Verri (1728) diede vita all’accademia dei Pugni, fra gli aderenti vi fu oltre al fratello Alessandro, Cesare Beccaria. Dall’accademia nacque “Il Caffè”. L’opera più importante è “Osservazioni sulla tortura”. Egli realizzò il progetto riformista di collaborare direttamente alla gestione del potere, facendo parte dell’amministrazione austriaca. Il testo più noto dell’illuminismo italiano che ebbe grande fortuna anche in Europa è “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria, un pamphlet che mira a dimostrare l’assurdità e l’infondatezza del sistema giuridico vigente e in particolare si scaglia contro la pena di morte e le torture. Le loro personalità e le loro posizioni economiche e politiche sono un chiaro esempio dei personaggi e dei caratteri dell’illuminismo lombardo: una visione pratica e materiale della società e degli uomini e la visione della cultura in termini utilitaristici, come strumento di intervento sulla realtà.
Tra i maestri dell’illuminismo meridionale si colloca Antonio Genovesi (fondatore degli studi di economia politica in Italia), nacque in provincia di Salerno nel 1713 e stampò il “Discorso sopra il vero fine delle lettere e delle scienze” nel quale sostiene con passione la necessità si rivolgere a fini pratici la ragione, morì a Napoli nel 1769. Un’altra figura importante è quella di Galiani che restò piuttosto scettico sulla fiducia nel progresso e nella ragione, scrisse “Della moneta”. Gaetano Filangieri (1753 Napoli) si fece carico di un progetto di riflessioni sulle possibili trasformazioni da operare nel Regno di Napoli, sedeva però al controllo delle finanze. Avanza la proposta di una legislazione interamente rinnovata, e responsabile. Quest’opera di riforma fu osteggiata dalle autorità civili e religiose ma salutata come un capolavoro dalla maggior parte degli illuministi europei. Alla morte di Genovesi la scuola meridionale si scinde in due tendenze: moderata (seguiva il maestro) e la rivoluzionaria (Filangieri). È Vincenzo Cuoco a consegnarci la descrizione della rivoluzione napoletana del 1799 (sostenuta in Francia dalle idee illuministiche fatte proprie dalla classe borghese, non aveva in Italia le condizioni necessarie a poter contare sullo stesso successo), egli fonda un nuovo modello di storiografia. Diresse il “Giornale Italiano” a Milano ed ebbe incarichi politici a Napoli.

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