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Il teatro comico-Gerolamo Gigli

La “riforma” del teatro comico ebbe luogo non nel primo Settecento ma più tardi,a opera di Carlo Goldoni, il quale, vivendo ormai in una temperie culturale diversa, svolse in senso illuministico le premesse arcadico-razionalistiche della sua riforma. Però, già nel primo Settecento alcuni scrittori di commedie si allontanarono dai moduli spagnoleggianti, richiamandosi tanto al nostro teatro comico rinascimentale quanto a quello recente di Molière. Ciò accadde sia a Napoli, centro, nella seconda metà del Seicento, di una vivace reazione antisecentista, sia in Toscana, dove la tradizione classicistica rinascimentale era perdurata tenacemente.
A Napoli si distinse soprattutto in questa restaurazione di tipo arcadico della commedia Niccolò Amenta; in Toscana fiorì tutta una scuola, specialmente a Siena, dove era stata viva lungo il secolo precedente la tradizione dei Rozzi. Il maggior rappresentante di questa corrente senese fu Gerolamo Gigli, nato nel 1660, personalità inquieta e polemica, mosso da vivi interessi per la filologia, venuto in aspro dissenso con la Crusca, tanto che, estromesso sia dalla Crusca che dall’Arcadia, dové rifugiarsi a Roma, dove morì nel 1722. Fu autore di un Dizionario cateriniano, in cui la filologia gli diventò pretesto per satire violente; di un Gazzettino del bel mondo, dove satireggiò arcadi e gesuiti.

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