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Goldoni, Carlo - Il bugiardo

Commedia in tre atti, portata in scena per la prima volta a Mantova nel Maggio del 1750.
La storia si apre narrando di due personaggi, Lelio Bisognosi e Florindo. Il primo, figlio di un mercante veneziano, aveva passato la sua giovinezza dallo zio a Napoli su volontà del padre, Pantalone, che non vedeva da vent'anni, ma tornato a Venezia proprio per raggiungere il genitore, si ritrova a dover far fronte a grossi guai dovuti per lo più alla sua predilezione per le bugie, che lui chiama "storie di fantasia".
Il secondo invece, era un allievo del Dottor Balanzoni e innamorato di Rosaura, figlia del dottore, cerca in tutti i modi seppur anonimamente, di dimostrarle il suo amore, anche se la sua timidezza gli impedisce per quasi tutta la vicenda di svelarsi.
Una sera Florindo, cercando un modo romantico per dichiarare in segreto il suo amore a Rosaura, le dedicò una serenata.

La fanciulla affacciatasi alla finestra, non vedendo nessuno oltre ai musicisti, fece per rientrare in casa quando ad un tratto Lelio, che passava li per caso, la vide e incantato da tal bellezza si inventò che fosse Lui l'artefice della serena, disse dunque di essere un importante marchese napoletano che non desiderava altro che sposarla.
Nel frattempo il Dottore era in viaggio e con lui Pantalone. Iniziarono a discutere sul matrimonio dei propri figli e si accordarono perché Lelio, figlio di Pantalone, sposasse Rosaura, una delle due figlie del dottore, senza sapere che in realtà a Venezia i due si erano già conosciuti.
Florindo intanto riempiva di regali la sua amata, senza sapere che i meriti di quei regali venivano presi sempre dal bugiardo Lelio, che accompagnato dal suo fedele compagno e servo Arlecchino, aspettava ogni occasione buona per rendersi importante agli occhi di Rosaura approfittando dell’anonimato del vero innamorato e fautore di tanti bei gesti e doni.
Arrivati a Venezia Pantalone ed il Dottore comunicarono la notizia del matrimonio ai propri figli, ma Lelio essendosi finto un marchese e Rosaura non sapendo fosse il figlio di Pantalone, questa rifiutò la proposta del padre. Invece Lelio non sapendo che Rosaura fosse figlia del dottore, mentì al padre dicendogli che si era già sposato a Napoli, in modo che avrebbe dovuto per forza rifiutare la proposta, tenendosi così libero per poter sposare Rosaura.
Ben presto arrivò da Roma una lettera nella quale era scritto che un’amante romana di Lelio lo stava aspettando per sposarlo come lui le aveva promesso, il primo a legger tale lettera fu Pantalone che a quella notizia corse subito dal figlio chiedendogli spiegazioni e scopri che in realtà non era sposato a Napoli. Pantalone gli spiegò con chi avrebbe voluto farlo sposare e Lelio, rendendosi conto che si trattava di Rosaura, si penti amaramente di aver rifiutato la proposta, ma ormai non avrebbe più potuto sposarla perché tutti sapevano che aveva un amante a Roma.
Nel frattempo Florindo, allo scuro di tale situazione, compose un sonetto e lo gettò sul balcone di Rosaura e per l’ennesima volta Lelio mentì dicendo di essere l’autore del sonetto, ma questa volta nessuno gli credette.
In seguito Rosaura scoprì tramite Colombina (sua serva), la quale aveva parlato con Brighella (servo di Florindo), che la serenata non era opera del bugiardo, tanto meno i regali ed il sonetto, così parlò con suo padre il Dottore che avendo scoperto la verità su Lelio, aveva già fatto chiamare Florindo per convolare a nozze con sua figlia Rosaurache accettò poiché era segretamente innamorata di Florindo.
Lelio il bugiardo, dovette infine tornare a Roma dalla sua amante e sposarla.
Con questa commedia Carlo Goldoni cerca di trasmettere un insegnamento che è rintracciabile nella vita di tutti i giorni, fa capire come in realtà le bugie sono solo uno strumento che in ogni caso, si ritorce contro i bugiardi. Ma riesce a farlo tramite una commedia che sembra tutto fuorché un romanzo di formazione, riesce grazie all’ausilio del dialetto veneziano, attribuito alla maschere, a far ridere il lettore e a renderlo in effetti quasi partecipe all’interno della storia; i dialoghi rapidi e semplici non danno tempo di pensare ma riescono con molta semplicità a far intendere il messaggio di base della storia. Vuole far capire come in realtà l’uomo si trova continuamente di fronte ad un bivio e per il proprio orgoglio sceglie sempre la via meno giusta, anche dicendo bugie e poi ancora bugie.
Nell’ultima battuta della commedia appunto, dopo che la verità su Lelio viene alla luce, Ottavio cavaliere padovano a cui il bugiardo aveva mentito, dice:”le bugie rendono l’uomo ridicolo, infedele, odiato da tutti; per non essere bugiardi, conviene parlar poco, apprezzare il vero e pensar al fine”.

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