Italia, la terra trema: le zone dove si rischia di più

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Di manliogrossi

Italia, ecco le zone a maggiore rischio sismico

L’Italia come dimostrano i numerosi terremoti che l’hanno colpita, 30 mila negli ultimi 2.500 anni di media e forte intensità, è dei Paesi del Mediterraneo uno di quelli a maggiore rischio sismico. Il motivo è collegato alla sua posizione geografica: si trova infatti tra la zolla africana e quella euroasiatica, per questo motivo è oggetto di spinte. L’alta probabilità di terremoti ha spinto nel corso degli anni verso una legislazione antisismica volta a prescrivere norme da seguire affinché un edificio possa sopportare senza danni ingenti gli effetti di un terremoto. Non tutte le regioni, però, presentano lo stesso livello di criticità sismica, alcune ne sono quasi del tutto prive. Ecco quelle in cui è più probabile che si registri un terremoto di forte intensità.

Divisione delle zone sismiche

Nel 2003 c’è stata una classificazione, diversa dalla precedente, basata sulla pericolosità sismica di un dato territorio, con la quale si intende la probabilità che questo sia teatro di un terremoto che superi una determinata soglia di intensità. Il nostro territorio è stato quindi diviso in zone, 4 in tutto, on base alla sismicità:
ZONA 1 dove possono verificarsi terremoti di fortissima intensità. È quindi delle 4 la più pericolosa e proprio per questo motivo c’è l’obbligo di progettare edifici antisismici.
ZONA 2 qui possono verificarsi forti terremoti,
ZONA 3 non è esente da forti terremoti ma sono rari,
ZONA 4 è la zona meno pericolosa di tutte. I terremoti qui sono rari.

Italia, ecco le zone a maggiore rischio sismico

Le regioni più a rischio

La zona centro-meridionale dell’Italia, lungo la dorsale appenninica, è quella che registra la sismicità più alta. Nello specifico alcune zone dell’Umbria, delle Marche, Lazio, Molise, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia sono considerate al alto rischio sismico. A queste poi, si aggiunge una parte del Friuli. A dimostrazione della corretta classificazione, i terremoti che hanno interessato proprio queste zone d’Italia. Da quello di stanotte, di magnitudo 6.0 con epicentro presso Accumoli, nel reatino, a quello di magnitudo 6.2 dell’Aquila nel 2009. Meno recenti, ma non meno violenti, quello registrato in Umbria e Marche nel 1997 con magnitudo 5.6 e quello dell’Irpinia nel 1980 di magnitudo 6.8.

La sardegna, una mosca bianca

Se si prendono in considerazione i terremoti a bassa intensità, fatta eccezione della Sardegna, in tutta Italia almeno una volta è stata registrata una scossa di terremoto, anche lieve. Le regioni, invece, che non sono mai state interessate da terremoti di forte intensità sono il Piemonte, una parte dell’Alto Adige e della Lombardia, la costiera adriatica a sud di Ancona, quella tirrenica della Versilia e il Salento.

Guarda il video dell'Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia sulla sismicità dell'Italia

Come prevenire

Nonostante i terremoti, come altri fenomeni naturali, siano poco prevedibili è possibile in una certa misura cercare di limitarne gli effetti. A questo proposito con l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n.3274 del 20 marzo 2003 sono state definite delle normative obbligatorie per la costruzione di edifici nelle varie zone sismiche. Lo scopo è quello di avere in queste zone edifici che possano il più possibile resistere a terremoti di forte intensità, salvaguardando così la vita delle persone.

Manlio Grossi

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