Quella della Gelmini non è una riforma: intervista esclusiva all'On. Zazzera

Alex Menietti
Di Alex Menietti


Avevamo promesso di approfondire il tema scolastico, di portarvi a contatto con coloro che sono in Parlamento e preparano le leggi che vi fanno imbestialire o che vi fanno felici.
Così abbiamo contattato alcuni Onorevoli noti per il loro impegno in ambito scolastico e abbiamo fatto loro alcune domande. Oggi è il turno dell'On. Pierfelice Zazzera dell'Italia dei Valori, quindi dell'opposizione. Speriamo che vi aiuti a chiarire un po' le vostre idee: il nostro consiglio è quello di leggere sempre tutto con un po' di critica, perché non necessariamente l'opinione che leggete deve corrispondere con la vostra. Nei prossimi giorni seguirà l'intervista a un Onorevole del Governo.

1. Secondo il Governo l'attuale disegno di legge in materia di istruzione scolastica è da apprezzare in quanto riporta vigore e disciplina nelle nostre scuole. Dall'altra le tantissime manifestazioni in tutta Italia. Crede che fosse veramente questo quello di cui aveva bisogno la scuola italiana?

Il provvedimento Gelmini presentato dal Governo non è una riforma vera della scuola perchè nasce da un provvedimento economico il DL 112/08 convertito nella Legge n.133, dove sono previsti tagli per 8mld di euro alla scuola e all’istruzione. La risposta del Governo è quindi quella di gettare il fumo negli occhi proponendo una scuola rigorosa con il voto in condotta, il grembiule, l’educazione civica – peraltro soluzioni condivisibili – ma sotto il fumo sta bruciando la scuola pubblica a cui viene staccata la spina come a un malato terminale. La scuola italiana invece ha bisogno di una riforma vera che si potrà fare solo se i governi – e qui non può esserci distinzione tra destra e sinistra – decideranno una volta per tutte di investire più risorse e meglio utilizzarle. Non si celebrano matrimoni, senza fichi secchi. La scuola ha bisogno di una vera autonomia non tanto gestionale quanto formativa, deve formare cittadini responsabili, assicurare il cambio generazionale della classe docente, formare gli insegnanti e garantire che davvero il merito sia l’unico parametro di giudizio.

2. Uno dei maggiori problemi che ha evidenziato la cronaca di questi ultimi anni è senza dubbio il bullismo. Secondo Lei il "5 in condotta" può essere uno strumento efficace per risolvere questo problema?

Il bullismo è uno dei tanti problemi di una società che non ha più punti di riferimento valoriali. Guardi le faccio un esempio cristallino avvenuto nella mia regione, la Puglia: il Preside di una scuola di Bari di fronte all’uso dei cellulari in classe ne ha provveduto al sequestro in aula. Sa cosa è accaduto? che invece di prendersela con chi usava impropriamente i cellulari durante le ore di lezione, se la sono presa con il professore accusandolo – stampa compresa – di abuso di potere, con la complicità persino dei genitori che ovviamente hanno difeso i figli. Ecco, credo che si sia rotto un patto tra ruoli dove non si capisce più chi sta dalla parte del giusto e chi no. Dobbiamo recuperare il ruolo della famiglia che deve essere severa con i figli quando serve, e quello della scuola che deve essere non autoritaria ma autorevole. Il bullismo si combatte non certo con i voti in condotta, ma con la credibilità della scuola e la sua autorevolezza. Che oggi manca.

3. Parlando invece del metodo, come si spiega il fatto che la "riforma" Gelmini sia uscita come decreto legge?

E’ purtroppo il comportamento di un governo che nei fatti è autoritario. La scelta del decreto legge dimostra che questo governo vuole affrontare un problema così complesso come la scuola con l’urgenza imponendolo al paese e al parlamento. Un provvedimento che è disastroso per la scuola pubblica. Tutto ciò conferma che stiamo superando i limiti di guardia per la tenuta democratica delle Istituzioni.

4. Il Ministro Gelmini, nel momento della sua nomina, parlò di meritocrazia nella scuola, sia tra gli studenti che tra i docenti: proposta molto apprezzata per risollevare in tempi rapidi la scuola italiana dagli ultimi posti in Europa. Anche Lei, in alcuni suoi discorsi, ha evidenziato questa necessità. Crede però che in questi mesi ci si sia avvicinati a questo modello? Se no, cosa pensa si debba fare per riuscirci?

Condivido. La scuola per avere autorevolezza deve valorizzare il merito, valorizzare chi tra gli insegnanti lavora, chi tra gli studenti ha voglia di formarsi e di imparare. Sul merito a parole siamo tutti d’accordo. Appunto solo a parole. Perché poi i fatti dicono tutt’altro. Sicuramente il provvedimento Gelmini non affronta la questione della meritocrazia perché con il ripristino del maestro unico si taglia sugli insegnanti sulla base di numeri e non sulle capacità. Si punta alla quantità e non alla qualità. Ci sono pochi soldi e quindi dei tre maestri ogni due classi se ne licenzia uno. Il risultato è che il bambino, parliamo di scuola elementare, nella fase più fragile dello sviluppo si troverà un insegnante che nella migliore delle ipotesi conosce poco di tutto e quindi non insegna nulla. Oggi la società è globalizzata, i bambini usano internet, l’i-phone, conoscono più lingue, vivono fianco a fianco con le differenze razziali e culturali. Non mi sembra che questo provvedimento sia capace di rispondere a una società moderna, multietnica e multiculturale.

5. Cosa ne pensa degli studenti che stanno manifestando per la seconda settimana di fila, creando in alcuni casi anche disordini? Vale la pena perdere tante ore di lezione?

Premetto che il dissenso va sempre rispettato se si manifesta nei modi civili e non violenti. Nel caso delle manifestazioni nelle scuole mi preoccupano più le dichiarazioni del Presidente Berlusconi che intende affrontare il dissenso utilizzando le forze dell’ordine. Davvero sembra di essere nell’Argentina dei militari. E so di usare parole forti che bisognerebbe utilizzare con particolare cautela, esattamente come dovrebbe avere cautela il Presidente del Consiglio nell’usare le forze militari nelle Università. Vale la pena perdere tante ore di lezione? Io mi chiederei invece se vale la pena difendere l’ultimo baluardo di libertà in questo paese, la scuola e le università. Io dico che ne vale la pena.

6. La mozione trattante "classi-ponte" e corsi di italiano è stata duramente criticata da Famiglia Cristiana, oltre che da molti politici dell'opposizione. Secondo Lei, uno straniero che studia nelle nostre scuole con conoscenza della lingua italiana molto scarsa, disprezzerebbe un simile provvedimento?

Voglio parlare citando un esempio ancora della mia regione. Alcuni anni fa il Vescovo di Molfetta, Don Tonino Bello, ricordo lasciava la sua Fiat 124 con le portiere aperte perché nella notte potesse accogliere gli immigrati o i senza dimora prima di finire nei campi foggiani a raccogliere i pomodori tra le grinfie del caporalato. O ancora ricordo lo sbarco di migliaia e migliaia di cittadini albanesi, ma ricordo soprattutto la mobilitazione popolare e del volontariato per accogliere i bisognosi. Il mio paese lo immagino ancora così. Un paese capace di accogliere, di integrare, di non aver paura della diversità. Il provvedimento delle classi-ponte va nella direzione opposta. Crea classi ghetto per gli stranieri e gli extracomuntari, alza muri razziali. Oggi lo facciamo sulla base della razza, domani le classi per omosessuali, o per i disabili. Stiamo inserendo in circolo il veleno dell’intolleranza, stiamo soffiando sul fuoco del razzismo. Il momento è delicato. Non credo si sentiva la necessità di una mozione come quella proposta dall’on. Cota della Lega Nord. Guardate l’integrazione già avviene in molte scuole del Nord. E molte scuole del Nord non hanno neppure un alunno italiano. Forse dovremmo chiederci come formare il personale docente rispetto a queste nuove problematiche legate ad una società sempre più complessa e multirazziale. E devo dire che il maestro unico rispetto alle scuole multietniche non assicura alcuna risposta. Infine voglio a tutti ricordare, oltre che a me stesso, l’articolo 3 della costituzione “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. E questa mozione è incostituzionale.

7. Il Suo gruppo parlamentare ha qualche proposta su questo tema?

La proposta dell’Italia dei Valori rispetto alla scuola e all’integrazione è quella di proporre una scuola moderna, efficiente ed efficace. Moderna ovvero capace di integrare e non alzare muri, di essere multiculturale, di puntare sulla tecnologia, di valorizzare la competenza. Efficiente, ovvero una scuola dove il merito sia davvero premiato e i controlli funzionino in maniera efficace. E’ giusto che chi non lavora non sia degno di rappresentare la scuola ed è contro la scuola pubblica.

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