Scuole in bolletta e a pagare spesso sono gli studenti

Cristina Montini
Di Cristina Montini

È tempo di crisi e la scuola questa difficoltà economica la sta vivendo in pieno. Molti puntano il dito sui tagli alle risorse scolastiche effettuati dal Ministro Mariastella Gelmini, ma lei difende gli interventi realizzati: “L’Italia non spende meno di altri Paese, ma spende male”. Intanto però mancano gli insegnanti e molti servizi essenziali nelle nostre scuole sono carenti.

LA GELMINI DA COSTANZO - In occasione della registrazione della prossima puntata del Maurizio Costanzo Show, il Ministro Gelmini, ospite della trasmissione televisiva, ha commentato così le critiche che vengono fatte nei confronti di alcuni suoi provvedimenti: “Non bisogna più utilizzare la pochezza delle risorse come alibi, ma cominciare a spendere bene e motivare chi lavora nella scuola” e ancora “non si tratta soltanto di un problema economico, ma di impostazione”. Insomma, le risorse ci sono, ma è il modo in cui vengono investite e spese che è sbagliato e in quest’ottica la riforma dell’istruzione dovrebbe essere quindi vista anche come uno modo per “insegnare” a chi opera nella scuola a spendere meglio evitando sprechi inutili.

IL CASO DI BOLOGNA - E anche ponendo di essere d’accordo con quanto affermato dal Ministro, non si può far finta di non notare quanto gli Istituti scolastici, di fatto, fatichino a far quadrare i conti. Un esempio eclatante è quello delle scuole elementari di Bologna e provincia. I tagli della riforma hanno eliminato 15 docenti di inglese e, così, per circa 3.000 studenti l’anno scolastico potrebbe risultare non valido, non riuscendo a svolgere il minimo di 200 ore di inglese annuali previste. Ma a Bologna mancano all’appello anche 28 insegnanti di sostegno che lasciano irrisolto il problema dell’assistenza di 60 ragazzi con difficoltà. E solo dopo l’intervento dei sindacati, in questi giorni è stato messo in atto un piano di salvataggio per arginare il problema bolognese.

CONTRIBUTI O TASSE? - E di casi di scuole che non funzionano come dovrebbero, anche se meno manifesti di quello di Bologna, ma pur sempre gravi, ce ne sono in grande quantità. Numerose sono le segnalazioni arrivate alla redazione di Skuola.net sulle carenze delle varie scuole italiane, ma quello che colpisce di più è la questione dei contributi scolastici volontari chiesti dagli Istituti per far fronte a delle spese che altrimenti non riuscirebbero a coprire. Ma è lecito chiedere agli studenti, o più precisamente alle loro famiglie, ulteriori soldi oltre a quelli già versati per le tasse scolastiche obbligatorie (che, vi ricordiamo, ammontano a circa una ventina di euro e vengono pagate tramite un bollettino intestato all'Agenzia delle Entrate di Pescara)?

CONTRIBUIRE PER COSA? - I contributi volontari dovrebbero servire esclusivamente per permettere la realizzazione di particolari iniziative ed attività volte all’arricchimento dell’offerta formativa oltre i livelli essenziali del sistema educativo di istruzione e formazione garantiti dallo Stato. Tutto ciò che invece risulta essere connesso con la normale attività didattica, dalla carta delle fotocopie alla manutenzione degli edifici non dovrebbe essere a carico delle famiglie. E invece, non sempre le cose vanno così.

LE TESTIMONIANZE - Uno dei molti utenti di Skuola.net che ci ha raccontato la propria esperienza ha lamentato: “Io frequento il corso serale, e oltre alla tassa scolastica che si aggira dai 21 ai 15 euro circa, hanno introdotto anche 100,00 euro di contributo per la scuola. Ma le fotocopie non si possono fare se non versando 5,00 per una tessera che ne garantisce un certo numero, in bagno non c’è sapone né carta igienica e nemmeno la luce”. Mentre una mamma racconta “per la bambina che frequenta la terza elementare mi è stato chiesto un contributo volontario di € 35 (€ 5 solo di assicurazione); io non ho pagato e mia figlia si è sentita dire in classe dalle maestre che il materiale che manca per lavorare lo hanno comperato loro, mentre noi genitori spendiamo un sacco di soldi per mandare i figli a nuoto, palestra, danza e sport in genere”.

E ora la parola passa a voi: raccontateci la vostra esperienza! La vostra scuola vi fa pagare dei contributi poco chiari? I servizi essenziali sono scarsi? Lasciate il vostro commento.

Cristina Montini

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